Il dramma di diventare adulti raccontato da “Tina”

Tina, di Alessio Torino

(Minimum Fax)

 

Tina è la storia di un breve spaccato di vita, una parentesi rapida e densa nella vita dei suoi protagonisti, che si evolve poi in un fondamentale momento di crescita, traumatico e definitivo.

tinaIl romanzo prende forma a Pantelleria, località turistica dove trovano rifugio persone in cerca di una pausa dalla frenesia della vita quotidiana. Tra questi rientra anche la famiglia Ottaviani, composta dalla madre Emma e dalle sue figlie, Bea e Tina, due gemelle di otto anni estremamente diverse tra loro. Bea è femminile, sotto certi aspetti già molto matura, perfino troppo per una bambina della sua età. Tina invece viene sempre scambiata per un maschio, e per quanto ci provi non riesce a farsi piacere i costumi a due pezzi, le treccine colorate o tutte quelle attività delicate con cui la madre e la sorella amano intrattenersi in spiaggia. Pesa l’assenza del padre, che si trova ancora a Urbino con la sua giovane fiamma, una ragazza vent’anni più giovane di lui, probabile causa del futuro divorzio in famiglia.

Tina osserva il piccolo microcosmo di Pantelleria, con i suoi abitanti e i loro problemi, e capisce più di quanto le persone non immaginino. Un romanzo giocato dalla prospettiva di una bambina, diretta al mondo contorto e difficile degli adulti, che con i loro dubbi, i loro intrighi e le loro passioni stravolgono anche la sua giovane vita.

Narrativamente parlando, non è facile affrontare temi maturi attraverso gli occhi di una bambina di otto anni, con il rischio di cadere in un’interpretazione irrealistica e improbabile della mente infantile. Invece Torino pare riuscirci senza alcuna difficoltà: Tina è indiscutibilmente una bambina, attratta da passatempi giocosi e infantili come la pesca delle meduse, legata profondamente alla sua famiglia, nonostante i litigi e le difficoltà, e in sintonia con quegli amici adulti che la fanno giocare e divertire.

Eppure rimane comunque una bambina particolare, perché costretta a osservare i suoi genitori mentre si stanno separando, perché i suoi amici adulti non si rendono conto che talvolta parlano un po’ troppo dei loro problemi in sua presenza; perché Tina è nata femmina senza esserlo veramente, forse, e forse anche per questo i suoi occhi e la sua mente indugiano un po’ troppo sulla bella Parì, nuotatrice francese in vacanza a Pantelleria. L’aspetto della sessualità di Tina è uno degli elementi più riusciti del romanzo. È un suggerimento velato, che potrà concludersi (in un futuro lasciato in sospeso) come una parentesi infantile, o potrà invece prendere forma e accompagnarla nella crescita fino a definire la sua identità.

Il rapporto che s’instaura tra Tina e Parì è tra i più particolari e interessanti legami del romanzo: la bambina è attratta dalla ragazza straniera, bella e delicata come nessun’altra persona sull’isola, mentre Parì non sembra accorgersi affatto delle attenzioni velate di Tina (o degli altri suoi spasimanti). Nulla è detto per certo, e la stessa protagonista non comprende appieno cosa la spinga sempre più verso Parì — non è né amore né attrazione fisica, ma una versione più insicura e ingenua delle due, e per questo straordinariamente sincera.

Alessio_TorinoAmmiro in tal senso il talento mostrato dall’autore nell’aver dato vita a un personaggio dello spessore di Tina, che nonostante la giovanissima età riesce a rapportarsi al mondo degli adulti, non solo perché assiste e comprende i loro drammi, ma anche perché testa sulla propria pelle alcune delle loro emozioni più mature. Tutto questo senza mai sembrare irrealistico o scontato.

Rispetto alla figura della protagonista, il doppio piano costituito dalla contrapposizione tra il mondo dell’infanzia e quello adulto è stato gestito efficacemente. Un’operazione meno riuscita nel caso di Bea: la gemella di Tina manca della sua perspicacia e della sua intelligenza, doti compensante però da un’eccessiva dose di femminilità, falsa sicurezza, istrionismo, da un’empatia vacillante che spesso le fa dire e pensare cattiverie di cui è destinata comunque a pentirsi. Bea sembra un’adolescente, e fino alle ultime scene del romanzo non assume mai alcun comportamento che la avvicini di più al suo reale ruolo di bambina. Il suo interesse romantico per Stefano, il compagno di Parì, è espresso con chiarezza e sincera convinzione fin da subito — un colpo di fulmine che da una parte manca dell’intensità emotiva provata da Tina, dall’altra è fin troppo esplicito e determinato per ricordare una sincera infatuazione infantile. Le reazioni di Bea sono quelle di un’adolescente alla sua prima cotta.

Lo stesso discorso può essere applicato anche al suo rapporto conflittuale con la madre, al senso di superiorità rispetto a Tina e ai suoi tentativi di gestire il legame critico tra i genitori. Nonostante sia comunque meno consapevole e riflessiva rispetto alla sorella, mancano degli atteggiamenti infantili che controbilancino questa tendenza a una crescita precoce, motivo per cui non è immediato identificare Bea con una bambina. Nonostante questa piccola pecca, Torino è riuscita a trasmetterle una tale profondità emotiva e caratteriale che non esiterei a definirla come uno dei personaggi più interessanti e intriganti del romanzo.

La vera forza dell’opera risiede nelle capacità dell’autore di gestire in poche pagine una pluralità di personaggi disparati, costruirvi dietro delle personalità uniche e convincenti e uno spessore psicologico realistico, per poi trasmettere tutto ciò attraverso gli occhi di una bambina. Tina ascolta i loro discorsi, osserva il modo in cui si rapportano, come si guardano, permettendo così al lettore di cogliere gli equilibri instabili su cui si relazionano gli abitanti e i turisti di Pantelleria.

Questo percorso è accompagnato tecnicamente da uno stile semplice e diretto, costituito attraverso frasi brevi e incisive. Torino fa largo uso dei dialoghi, attraverso cui traspaiono sottointesi e riferimenti che talvolta possono essere compresi appieno solo dagli interlocutori diretti, rendendo più enigmatica l’interpretazione che possono darvi Tina e il lettore.

Tina è, in conclusione, un’opera intensa, in grado di raccontare la vita senza cadere nello scontato e di intrattenere il lettore con una narrazione piacevole e coinvolgente. Lo sguardo di Tina è una finestra sul nostro mondo di tutti i giorni, con i suoi drammi e le sue incertezze, smascherate dalla genuina intelligenza di una bambina che sta diventando adulta troppo in fretta. È impossibile non rimanerne impressionati.

(di Anja Boato) 

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