Il corpo delle donne spiegato in otto racconti

Il suo corpo e altre feste, Carmen Maria Machado
(2019, Codice Edizioni – trad. G. Guerzoni)

ilsuocorpoCi sono dei casi in cui non sono i lettori a scegliere i libri, ma i libri a scegliere i lettori: è quel che mi è capitato con Il suo corpo e altre feste, raccolta di racconti di Carmen Maria Machado da qualche giorno nelle librerie italiani grazie a Codice Edizioni e alla traduzione di Gioia Guerzoni.

La copertina e il titolo mi hanno attratta istantaneamente, dovevo avere quel libro, e se può sembrare un modo superficiale di scegliersi le letture, va ammesso che in questo caso ha funzionato perfettamente.

Fin dalle prime righe del racconto che apre la raccolta, Il nastro, l’opera si presenta avvincente quanto un romanzo, dove il paragone non vuole sminuire la forma del racconto ma sottolineare come, nonostante le otto storie racchiuse nel volume siano indipendenti l’una dall’altra, la voce che le racconta è così decisa, forte e uniforme che si ha la sensazione di essere immersi in un’unica, grande narrazione. Non pensiate insomma di poter leggere questo libro a piccoli tuffi, come di solito consentono le raccolte di racconti: qui sarete trascinati dalla prima all’ultima pagina quasi senza poter riprendere fiato.

Come si evince dal titolo, ad accomunare racconti diversi per genere e per tono è il filo conduttore del corpo femminile. Per tutte le protagoniste, la narrazione si sviluppa fortemente intorno alla sessualità come modo di interagire con gli altri; nonostante ciò i lettori hanno raramente una chiara immagine di come siano fatte queste donne, che finiscono quindi per somigliarsi tutte, quasi senza volto.

Questo tema viene sviluppato attraverso generi diversi: in quasi tutti i racconti sono presenti elementi surreali, spesso l’ambientazione è apocalittica o la struttura è inusuale, ma sono presenti anche storie più canoniche nella forma e nel contenuto, come La residenza e Otto bocconi.

In Le donne vere hanno un corpo un misterioso fenomeno colpisce le donne del mondo, che da un giorno all’altro cominciano a sbiadire, a perdere cioè fisicità diventando dei fantasmi; in Inventario una donna ripercorre la propria vita e il declino dell’umanità, colpita da un virus letale, elencando i propri amanti e le proprie amanti; in Intrattabile alle feste la protagonista riesce a sentire i pensieri degli attori porno; in Otto bocconi il centro dell’azione è un intervento di chirurgia bariatrica. Sono solo alcuni degli esempi dei modi diversi in cui il corpo si declina di racconto in racconto, invisibile ma presente protagonista di tutte le storie.

La sessualità femminile, specialmente quella omosessuale, viene raccontata con realismo e precisione: è raro leggere scene di sesso incastrate con tanta precisione nella narrazione, a completarla e coronarla con naturalezza e senza morbosità. Come l’autrice stessa ha affermato in un’intervista al Guardian, «le persone che scrivono scene di sesso sono per lo più maschi bianchi etero, e questo non è sbagliato né un male, ma se il sesso viene raccontato sempre dalla stessa prospettiva, è ovvio che finirà per diventare noioso.»

Il suo corpo e altre feste è una raccolta di racconti al femminile che ha uno sguardo e un taglio chiaramente femminista, riesce però a mantenersi saldamente legata al mondo della letteratura senza sfociare nel proclama: le idee sono intrecciate alle storie e proprio per questo risultano tanto più d’impatto ed efficacemente trasmesse. Da questo punto di vista trovo particolarmente notevole Il nastro, il racconto che ho amato di più della raccolta e che rende a mio avviso l’idea di che cosa voglia dire vivere in un corpo di donna nella maniera più completa possibile, ma su cui non è davvero il caso di svelare nulla prima che venga letto.

Lo stile di Carmen Maria Machado è asciutto ed efficace. La prosa è tenuta saldamente sotto controllo, il linguaggio è ricco ed evocativo, e, nota di merito, nonostante molti racconti siano criptici e misteriosi e non tutti i dettagli vengano necessariamente spiegati, l’autrice rifugge dal finale sospeso nella sua forma più estrema e diffusa: alla fine del racconto, il lettore ha sempre gli strumenti per comprendere qualcosa. Parafrasando Čechov, se in scena compare una pistola, alla fine spara.

Questa raccolta è l’esordio dell’autrice, le cui opere erano già apparse su diverse riviste. In patria è stato fortemente apprezzato, guadagnando la finale al National Book Award e un contratto per un adattamento a serie tv da parte di FX. Non resta che augurarsi che la sua fortuna sia altrettanto florida in Italia, e che si possano leggere presto nuovi racconti dalla penna di Carmen Maria Machado.

Loreta Minutilli

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