L’esercizio, la realtà, la finzione: intervista a Claudia Petrucci

Claudia Petrucci è nata a Milano nel 1990, ma da tre anni vive a Perth, in Australia. Il 30 gennaio di quest’anno ha esordito con L’esercizio, romanzo che in queste settimane sta raccogliendo numerose recensioni positive su quotidiani, riviste e lit-blog. La sua casa editrice, La Nave di Teseo, lo presenta come «caso editoriale» e ne annuncia la prossima traduzione in Francia e Germania.

l'esercizio claudia petrucciL’esercizio è la storia di Filippo e Giorgia, una coppia che, alla soglia dei trent’anni, si ritrova a dover convivere con ambizioni e sogni lasciati nel cassetto. Un giorno, però, Giorgia incontra Mauro, il suo ex insegnante di teatro. Non è l’inizio di un tradimento, ma di un lungo calvario dovuto alla patologia mentale di Giorgia, tornata a galla insieme alla sua passione per il palco. La protagonista femminile diventa così tabula rasa, pagina bianca tutta da riscrivere: è questo l’esercizio che Filippo, guidato da Mauro, si ritrova ad affrontare, in un tortuoso gioco tra realtà e finzione, volti e maschere, persone e personaggi, destinato a svelare ambiguità e contraddizioni dell’individuo e della società contemporanea.
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Appunti di un millennial alla corte di Veronesi

Il colibrì, Sandro Veronesi
(La Nave di Teseo, 2019)

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Premessa. In questo articolo non troverete la dicitura romanzo borghese. Non si parlerà del posto che Sandro Veronesi occupa nella cosmologia della letteratura italiana, né di quello del suo nuovo libro Il colibrì. Non si parlerà di quanto il romanzo sia formidabile (lo è), non si parlerà di quanto l’autore sia formidabile (lo è). L’idea è che potete trovare in giro gente più qualificata per farlo (e infatti molti l’hanno già fatto). Ciò che posso fare io, da millennial aspirante scrittore, è stilare una lista delle cose che ho deciso di rubare. Il furto in letteratura è infatti un gesto nobile; quando ci si confronta con i padri diventa anche doveroso. E Veronesi lo si può considerare un padre letterario della mia generazione – anche in senso anagrafico: lui ha sessant’anni, io ne ho ventiquattro. Potrei essere suo figlio.

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Le letture memorabili del 2019

Il 2019 volge al termine e, come nel 2018, per noi è il momento di passare in rassegna le letture di quest’anno e fare un bilancio. Non ci sentiamo in grado di decretare i migliori titoli usciti quest’anno, ma di sicuro possiamo indicare i nostri preferiti tra quelli che abbiamo letto, sia che siano freschi di stampa, sia che si trovino sugli scaffali ormai da un po’. Di seguito, dunque, i nostri personalissimi libri migliori dell’anno, nella speranza che possano dare qualche buona dritta per i regali di Natale! Continua a leggere

Le storie (indubbiamente) vere e verissime di Cavazzoni

Storie vere e verissime, Ermanno Cavazzoni
(La nave di Teseo, 2019)

 

Schermata-2019-10-10-alle-14.56.52La raccolta si apre con una precisa avvertenza, un monito chiaro ed esplicito per tutti i potenziali lettori: in questa sua ultima opera, Cavazzoni intende raccontare la verità, soltanto la verità, nient’altro che la verità. Un’antologia di storie narrate senza alcuna distorsione fantastica, talmente autentiche che lo stesso autore si offre eventualmente di mettere a disposizione del lettore più scettico nome, cognome e contatti di tutti i personaggi coinvolti.

La tentazione di indagare ulteriormente su certe identità un po’ ambigue è alta, ma tutto sommato bastano poche pagine per accertare l’evidenza empirica: le Storie vere e verissime di Cavazzoni sono sicuramente autentiche. E se fanno ridere non è perché l’autore ha selezionato vicende particolarmente buffe, ma perché Cavazzoni è perfettamente in grado di far degenerare la narrazione verso lidi fantastici, irreali e satirici, senza per questo doversi scostare in alcun modo dalla verità dei fatti. Continua a leggere

“Il gioco di Santa Oca”, un romanzo a tasselli

Il gioco di Santa Oca, Laura Pariani
(La nave di Teseo, 2019)

 

coverLo scorso 31 maggio, Il gioco di Santa Oca è diventato il primo dei cinque finalisti della 57° edizione del Premio Campiello. Colpiscono subito i colori densi e compatti, il taglio moderno della copertina rispetto al contenuto, che s’indovina subito diverso.
Fin dalla sinossi si intuisce il doppio sviluppo della trama: una linea segue, nell’autunno del 1652, l’avventura di un gruppo di ribelli – briganti, disperati – guidati dal rivoluzionario Bonaventura Mangiaterra; un’altra segue, vent’anni dopo, le peregrinazioni della calcante Pùlvara per quelle stesse terre.
Il romanzo procede dunque lungo due vie, alternando i capitoli su Bonaventura e su Pùlvara, distinti anche stilisticamente. Continua a leggere

Autobiografia di un’eterna Straniera

La straniera, Claudia Durastanti
(La nave di Teseo, 2019)

 

Durastanti_La-stranieraFamiglia, Viaggi, Salute, Lavoro&Denaro, Amore. Sono le categorie in cui Durastanti ha riordinato i ricordi della sua vita, anche se sembrano rimandare, forse volontariamente, alle principali sezioni degli oroscopi. Non a caso l’ultimo capitolo, una brevissima riflessione in cui l’autrice trae le conclusioni dell’intero memoir, s’intitola proprio Di che segno sei. Continua a leggere

“Mattino e sera”, o: della vita pensata

Mattino e sera, Jon Fosse
(La nave di Teseo, 2019 – Trad. di M.P. Heir)

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Jon Fosse è uno scrittore norvegese. È un uomo di mezza età con questa lunga coda di cavallo bianca, gli occhiali e lo sguardo da artista scalognato. Ogni anno si fa il suo nome per il Nobel. Ogni anno non lo vince. Da noi non lo conosce nessuno: fatta eccezione per un paio di romanzi usciti anni fa per Fandango e qualche libro di teatro pubblicato da piccoli editori indipendenti, non lo troverete in nessun catalogo, certamente non in quelli dei marchi editoriali più grandi. C’è una ragione. Una ragione c’è sempre.

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La realtà vista attraverso gli occhi di un dio vagabondo

Il dio vagabondo, Fabrizio Dori
(Oblomov Edizioni, 2018)

pop-il-dio-vagabondo.jpgIn un campo di girasoli vive Eustis, un senzatetto a cui basta portare del vino o dell’hashish perché inizi a raccontare storie profetiche, in grado di sconfiggere la tristezza e risolvere problemi di qualunque tipo, che siano d’amore o di soldi. Se da una parte Asterix ha la pozione di Panoramix, Braccio di Ferro gli spinaci e Super Pippo le spagnolette, dall’altra, Eustis ha l’alcol e grazie a esso riesce a risvegliare poteri sovrannaturali; perché, per quanto possa esser stravagante, non è un cialtrone e ha davvero il dono della profezia. Infatti, Eustis non è un uomo come tutti gli altri: in passato era un satiro, ma adesso è costretto in sembianze umane senza più corna né orecchie a punta e con poteri limitati.

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“La lingua del diavolo” vocifera di vinti e vulcani

La lingua del diavolo, Andrea Ferraris
(Oblomov Edizioni – La Nave di Teseo, 2018)

U mari è amaro

pop-la-lingua-del-diavoloSciacca, 1831. Salvatore (Turi) e Vincenzo (Vicè) Cavalca sono due fratelli, orfani e poveri, che abitano in riva al mare, poco lontano dal paese. Fanno i pescatori, ma, dato che le reti sono vuote da ormai una settimana, per tirare avanti lavorano la terra di Don Paolo, un ricco possidente (in origine nullatenente). Questa è la vita dei fratelli Cavalca, che sono poveri e pare che poveri debbano restare, tanto il destino è loro avverso. Tuttavia, un avvenimento inaspettato sconvolge la vita dell’intera popolazione di Sciacca (e non solo), cambiando la veste di questo racconto: un giorno di fine giugno il mare esplode, e fumo e pinnacoli di fuoco si sollevano dall’acqua. È un vulcano in eruzione, ma la gente non lo sa e si scatena il panico. Secondo qualcuno è una balena, secondo altri un mostro marino, mentre il parroco è convinto che quelle fiamme siano “la lingua del diavolo”, che ha trovato la strada per la superficie e arriverà a bussare alle porte di ogni uomo.

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Chi vincerà questa sera il Campiello? Le recensioni dei finalisti

Questa sera, al Teatro la Fenice di Venezia, verrà proclamato il vincitore della LVI edizione del Premio Campiello, tra i massimi e più prestigiosi premi letterari italiani. Il Premio, sin dalla sua fondazione nel 1963, ha decretato vincitori i più importanti autori della letteratura italiana: Primo Levi, Giuseppe Berto, Ignazio Silone, Giorgio Bassani, Mario Rigoni Stern, Gesualdo Bufalino, e più recentemente Pontiggia, Murgia, Mazzantini e da ultimo, nel 2017, Donatella Di Pietrantonio.

E quest’anno? Sarà la già vincitrice dello Strega Helena Janeczek? Sarà il visionario Ermanno Cavazzoni? Oppure Le assaggiatrici di Rosella Postorino?
Scropriamo insieme le cinque opere finaliste attraverso le nostre recensioni! Continua a leggere