L’elogio del margine di bell hooks: una prospettiva di femminismo organico

Elogio del margine / Scrivere al buio, bell hooks
(Tamu Edizioni, 2020 – Trad. Maria Nadotti)

Cominciamo dal nome. O meglio, dallo pseudonimo: bell hooks. Tutto in lettere minuscole. Così Gloria J. Watkins di Hopkinsville, Kentucky, donna di origini afroamericane e di bassa estrazione sociale, firma la sua prima raccolta di poesie intitolata A Woman’s Mourning Song. Siamo a cavallo fra gli anni ‘60 e i ‘70, il movimento femminista è al suo apice ed è usanza per le autrici di quel periodo adottare uno pseudonimo al fine di autocancellare le individualità e rafforzare la dimensione collettiva del proprio pensiero. C’è anche, come nel caso di Gloria, la volontà di rendere omaggio alle donne che le hanno precedute, una lunga discendenza femminile resistente al «patriarcato capitalista suprematista bianco». Unendo così il secondo nome di sua madre, che si chiamava Rosa Bell, al nome e cognome di sua nonna, Bell Blair Hooks, nasce lo pseudonimo con cui la Watkins firmerà una delle più ricche e intense produzioni saggistiche e autobiografiche del nostro tempo relativamente al pensiero femminista, alla pedagogia, alle relazioni amorose, alla maschilità nera e alla rappresentazione degli afroamericani al cinema e nei media.

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