Happy hour, le conseguenze di un’ora felice

Happy hour, Ferruccio Parazzoli
(Rizzoli, 2019)

«Non si può aver tutto, se non quando non si ha più niente»1 fa dire Pirandello a uno dei personaggi de I giganti della montagna. Cosa abbia a che vedere questa frase con un’opera di narrativa uscita lo scorso dicembre, è una domanda alla quale sono costretta a rispondere in maniera più semplice di quanto vorrei: un’associazione libera. Quando, nel nuovo romanzo di Parazzoli, ho letto: «La capacità di soffrire è segno di buona salute»2, il pensiero mi è schizzato via da tutt’altra parte – alla frase di Pirandello, appunto. Eppure, in fin dei conti, non credo che il mio istinto abbia sbagliato di troppo la mira: le famose “maschere” pirandelliane non sono altro che una delle facce del perbenismo occidentale, specialmente italiano e milanese, oggetto della critica di Parazzoli.

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La guerra vista da un bambino in “Amici per paura”, candidato Strega 2017

Amici per paura – Ferruccio Parazzoli
(SEM – Società Editrice Milanese)

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Raccontare della seconda guerra mondiale è sempre una sfida, considerando che molto si sa – o si crede di sapere al riguardo – e che i punti di vista con cui, prima o poi, si sono cimentati i propri potenziali lettori sono già innumerevoli. Nonostante questo, Ferruccio Parazzoli è riuscito millimetricamente nell’intento con il romanzo Amici per paura, edito dalla Società Editrice Milanese e attualmente in concorso per il Premio Strega 2017.

Le vicende sono quelle che coinvolgono dall’interno la capitale italiana nel 1943, scandite in quattro tempi narrativi e in 25 capitoli complessivi, e sono osservate da un narratore esterno onnisciente che segue la prospettiva di Francesco, un bambino per il quale “la guerra è una cosa da eroi immortali“.

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