L’Inferno qui e ora: “La città dei vivi”, di Nicola Lagioia

La città dei vivi, Nicola Lagioia
(Einaudi, 2020)

Sono passati ormai più di quattro anni dal marzo del 2016 quando, in un anonimo appartamento di via Igino Giordani, periferia romana, due ragazzi benestanti, Manuel Foffo e Marco Prato, seviziarono per ore un più giovane e molto meno benestante ragazzo, Luca Varani, portandolo a una morte tanto lenta quanto atroce. Di questo (certamente, non solo di questo), scrive Nicola Lagioia nel suo ultimo romanzo, La città dei vivi (Einaudi).

Come racconta lo stesso Lagioia, tutto ha inizio quando, a pochi giorni dalla notizia dell’omicidio, l’autore riceve la proposta di scrivere un reportage sul caso per il “Venerdì”: «La domenica precedente, quando avevo sentito la notizia, ero rimasto ipnotizzato davanti alla tv. Nonostante gli elementi del racconto fossero ancora confusi, mi era sembrato di cogliere subito qualcosa di famigliare. La sensazione era stata simile a quando, per strada, riconosci in un passante i tratti di una persona che non vedi da anni. Mi detestai per aver visto il servizio fino alla fine e spensi il televisore.»

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“Cercando Beethoven” cosa si trova?

Cercando Beethoven, Saverio Simonelli
(Fazi Editore, 2020)

 

cercando-beethovenL’esatta data di nascita di Ludwig van Beethoven si perde nell’indeterminatezza: quello che sappiamo è che nacque in un giorno del dicembre 1770, esattamente duecentocinquanta anni fa. Si tratta di un anniversario importante che ha visto molte celebrazioni in tutto il mondo, la maggior parte di esse stroncate inevitabilmente dalla pandemia. Fazi Editore celebra questa ricorrenza pubblicando Cercando Beethoven di Saverio Simonelli, romanzo ambientato tra il 1808 e il 1809 a Heiligenstadt, presso cui il compositore aveva una residenza, e a Vienna. Protagonista è Wilhelm (detto Wil), studente di composizione diciannovenne con un’ammirazione sconfinata per Beethoven, che riuscirà miracolosamente ad avvicinare. Quest’incontro sarà per lui capitale e lo porrà di fronte ai dubbi sul futuro e sul ruolo che la musica debba avere nella sua vita.

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“Gente nel tempo”: il thriller metafisico di Massimo Bontempelli

Gente nel tempo, Massimo Bontempelli
(Utopia Editore, 2020)

È il 26 agosto del 1900 quando la Gran Vecchia, dispotica matriarca della famiglia Medici, si prepara a morire. Convoca dunque medico, notaio e prete, insieme a quel che resta della sua famiglia («erano quattro persone, due adulti e due bambine: cioè il figlio della moribonda con la moglie, e le loro due figlie, una di nove anni, una di otto, le nipotine») e annuncia: «Volevo solamente dire che sto per morire; so che male ho, non c’è niente da fare, morirò questa sera, o questa notte». L’annuncio della propria imminente dipartita non è però l’unico che la vecchia ha da fare: rivolgendosi ai propri cari, infatti, li tranquillizza riguardo la propria serenità («Non c’è niente di male perché s’ha da morire tutti, se uno non morisse sarebbe una cosa spaventosa»), donando loro le sue ultime aride parole («Non siete mai stati buoni a niente e morta io sarete ancora più inutili») e una maligna profezia, una vera e propria maledizione: «Del resto, nessuno di voi morirà vecchio».

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“Manodopera” di Eltit: il culto del supermercato

Manodopera, Diamela Eltit
(Alessandro Polidoro Editore, 2020 – Trad. L. Scarabelli)

Del capitalismo ci sembra di sapere tutto, è uno di quelli argomenti di cui si parla così tanto da essere ormai ricoperti da una coltre di luoghi comuni o, peggio, di assurdità pronunciate con sicumera da pseudo-intellettuali televisivi. Essere retorici trattando questo tema è facilissimo, risultare originali quasi impossibile. Eppure con il suo Manodopera (uscito in lingua originale nel 2002 e pubblicato quest’anno da Alessandro Polidoro Editore, con la traduzione di Laura Scarabelli) la scrittrice cilena Diamela Eltit riesce sorprendentemente a rivitalizzare l’argomento, con uno stile e una forma molto personali. Si tratta di un romanzo dalla struttura bipartita che racconta il “non-luogo” supermercato, analizzando gli effetti del capitalismo sui corpi, le menti e le relazioni umane.

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I pericoli della vita borghese: “Amare tutto” di Letizia Pezzali

Amare tutto, di Letizia Pezzali
(Einaudi Stile Libero, 2020)

Dopo due anni dall’uscita di Lealtà, Letizia Pezzali torna in libreria per Einaudi Stile Libero con Amare tutto, un nuovo romanzo che riprende temi cari all’autrice come l’analisi dei sentimenti umani e la difficoltà di preservare la propria identità nel rapporto con l’altro.

Chi ha amato Lealtà ritroverà qui la stessa minuziosa costruzione dei personaggi, ma se nell’opera precedente la trama faceva da sfondo alla complessità delle emozioni ed era quasi secondaria a confronto delle interessanti digressioni, in Amare tutto il lettore si trova subito di fronte a un intreccio più complesso e raffinato.

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Quando l’idillio si rompe, il barbaro ride

La risata del barbaro, Sema Kaygusuz
(Voland, 2020 – Trad. di Giulia Ansaldo)

In un alberghetto sul Mar Egeo, i numerosi vacanzieri si stanno godendo le loro meritate ferie. C’è chi gioca a okey, chi prende il sole sulla spiaggia leggendo, chi preferisce starsene sul molo a chiacchierare con i soli piedi a bagno. Sembra che niente possa scalfire l’atmosfera idilliaca che si respira all’Hotel Colomba Blu, almeno fino a quando, una sera durante una passeggiata in solitaria, Turgay, ospite insieme a sua moglie, non si arrischia a svuotare la propria vescica in mare, provocando lo sconcerto di chi assiste alla scena.

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“Ma questo è il futuro e non importa”; un’adolescenza in Bolivia

Gli anni invisibili, Rodrigo Hasbún
(Sur, 2020 – trad. di G. Zavagna)

anni invGli anni invisibili è un romanzo che comincia in modo insospettabile, dal titolo sibillino il cui significato si lascia ricostruire e interpretare capitolo dopo capitolo. Un testo dall’inizio quasi pacifico, quasi lento, quasi normale. Fino a quando le cose cominciano a sprofondare in un precipizio vorticoso dove tutto confluisce e s’intreccia, indissolubile come una condanna. Continua a leggere

La vita vissuta dietro l’orrore: “La moglie del Colonnello”

La moglie del Colonnello, Rosa Liksom
(Iperborea, 2020 – trad. D. Sessa)

Quando studiavo storia, non ho mai dedicato più di un pensiero fugace a personaggi come Eva Braun e Claretta Petacci: la parte razionale e riflessiva di me ha sempre saputo che dovevano esser state delle persone con pensieri, emozioni e sentimenti complessi; ma l’altra parte, quella irrazionale e severa, non riusciva a dare spessore in alcun modo alle donne che avevano abbracciato gli ideali di Hitler e Mussolini fino alla morte. Non mi sono mai avvicinata alla letteratura e alla cinematografia sul loro conto e non mi aspettavo che La moglie del colonnello, recente uscita di Iperborea firmata da Rosa Liksom e tradotta da Delfina Sessa, mi mettesse con forza nella testa della compagna di un gerarca nazifascista.

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Lucas, le sue carte sparse: la vita autosufficiente dell’alter-ego di Cortázar

Un certo Lucas, Julio Cortázar
(Sur, 2020 – trad. di I. Carmignani)

9788869981999_0_221_0_75Chi non si accosta a Cortázar da neofita sa più o meno cosa aspettarsi da questo libro – conosce lo stile particolarissimo di questo esplosivo autore argentino, le sue bollicine, la sua antilogica, il suo riconoscibile timbro allucinato e onirico, l’assurdo introdotto di sottecchi, la surrealtà tranquilla. Per chi si accosta a Cortázar da neofita: complimenti, ora anche voi avete una vaga idea di cosa aspettarvi. Qualora non bastasse, qui trovate una nostra recensione di una delle sue raccolte di racconti. Tornando a noi: bene, Un certo Lucas possiede tutte queste caratteristiche, tutte assieme – e anche di più. Continua a leggere

Nel “Paradiso delle donne” di Ali Bécheur

Il paradiso delle donne, Ali Bécheur
(Francesco Brioschi Editore, 2020 – trad. Y. Mélaouah)

bri_il_paradiso_delle_donne_389_1_tmbAli Bécheur è uno dei più premiati ed eminenti scrittori tunisini in lingua francese. Da qualche giorno è in libreria per Francesco Brioschi Editore con il suo romanzo Il paradiso delle donne, per la prima volta tradotto in italiano da Yasmina Mélaouah. L’opera è stata pubblicata per la prima volta nel 2006 e nello stesso anno è stata insignita del riconoscimento più prestigioso della letteratura tunisina, il Premio Camor d’Or. Continua a leggere