Quando Borges stava per vincere il Nobel (e c’era anche Tolkien)

In questi giorni, l’Accademia di Svezia ha autorizzato l’accesso agli atti dell’edizione 1967 del Premio Nobel alla letteratura, vinta poi dal guatemalteco Asturias. È il più recente anno desegretato – poiché, da regolamento, è necessario che passino cinquant’anni – e sono emerse interessanti sorprese.

Settanta gli autori candidati, e troviamo nomi che ben conosciamo. Continua a leggere

Nobel alla letteratura: domani vincerà Claudio Magris?

E se domani vincesse Claudio Magris? E se a vent’anni esatti dall’ultima volta, il Nobel tornasse (finalmente!) in Italia? Ho questa sensazione, chissà. Ed è anche una eventualità che mi renderebbe estremamente felice.
Ma perché? Ci sono basi reali e sostanziali che possono rendere plausibile la mia sensazione? La risposta è sì. E anzi, vi dirò sette validissimi motivi perché secondo me può accadere davvero.

    1. Il momento di premiare l’Italia è scattato già da tempo

Carducci, 1906; Deledda, 1926; Pirandello, 1934; Quasimodo, 1959; Montale, 1975; Fo, 1997. In media 18 anni separano la vittoria di un Nobel italiano da un’altra e dal 1997 a oggi sono già 20 anni.
Anche allora, alla fine del millennio, era atteso il ritorno del Nobel in Italia, a 22 anni da Montale, tuttavia non era Fo il favorito, tutti si attendevano che, qualora fosse stata premiata l’Italia, a essere insignito sarebbe stato Mario Luzi. Al nome di Fo la società italiana si spaccò: Rita Levi Montalcini asserì di non conoscerlo, per Carlo Bo la scelta era incomprensibile, per Albertazzi il teatro non è letteratura e per lo stesso Luzi la sua vittoria era uno schiaffo alla cultura italiana.
Beh, sono passati vent’anni, e oggi, come allora, ci attendiamo che finalmente il momento sia giunto. I tempi ormai sono maturi, e anzi, stando alla statistica, siamo anche in ritardo di due anni.

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