Quando Borges stava per vincere il Nobel (e c’era anche Tolkien)

In questi giorni, l’Accademia di Svezia ha autorizzato l’accesso agli atti dell’edizione 1967 del Premio Nobel alla letteratura, vinta poi dal guatemalteco Asturias. È il più recente anno desegretato – poiché, da regolamento, è necessario che passino cinquant’anni – e sono emerse interessanti sorprese.

Settanta gli autori candidati, e troviamo nomi che ben conosciamo.
-Futuri nobel come Beckett, Bellow, Kawabata, Montale, Neruda e Simon.
-Gli italiani Moravia e il meno noto Pietro Ubaldi.
-Grandi scrittori come Amado, Durrel, Forster, Graves, Ionesco, Malraux, Mishima, Pound, finanche il padre di Maigret, Simenon, e il creatore de Il signore degli Anelli J. R. R. Tolkien.

Ma tra questi e gli altri candidati, come rivela in esclusiva lo Svenska Dagbladet, in cinque superarono l’ultima selezione ed ebbero accesso alla discussione finale: in questa fase conclusiva, i membri dell’Accademia leggono quante più opere possibile dei cinque autori fino a scegliere il vincitore.

Come anche altri quotidiani esteri riportano, i cinque autori che si contesero l’ambito premio nel 1967 furono, oltre ad Asturias: il romanziere giapponese Yasunari Kawabata (che avrebbe vinto il Nobel l’anno seguente); il poeta britannico W. H. Auden; il romanziere inglese Graham Greene e appunto il celebre scrittore argentino Jorge Luis Borges.

Tra questi, proprio Borges, in compagnia di Greene, fu chi ottenne più apprezzamento tra i giurati e riuscì seriamente a compromettere la vittoria che poi sarebbe stata di Asturias. Questi, quindi, i tre autori che raggiunsero il podio nel 1967.
Come rivela la giornalista Alison Flood sul The Guardian, Borges pagò forse la diffidenza del Presidente Anders Österling, che lo liquidò definendolo “troppo elitario e troppo artificioso nella sua ingegnosa arte miniaturista”.

Miguel_Angel_Asturias,_Nobel_Prize_of_Litterature_1967,_at_the_UNESCO's_studios
Asturias, Parigi, 1968 (D. Roger)

E così, alla brillante e unica prosa del tutt’ora amato scrittore argentino, fu preferito l’altro autore dell’America Latina, il poeta “rivoluzionario” Miguel Ángel Asturias, per i suoi vigorosi risultati letterari, profondamente radicati nei tratti distintivi e nelle tradizioni degli Indiani dell’America Latina”. Protagonista intellettuale delle rivoluzioni e dell’instaurazione delle dittatura nell’America Centrale e del Sud, Asturias è certamente una figura interessante, per quanto poco conosciuto e attualmente di difficile reperimento.

Scrittore molto attento alla difficile realtà politica di quegli anni (basti pensare a El Señor Presidente, romanzo scritto a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 che fu definito “Il romanzo della dittatura” per la critica che rivolgeva non solo al dittatore guatemalteco Cabrera, ma anche agli altri dell’America Latina) e al tempo stesso interessato agli antichi miti indio, alla mitologia Maya e alle leggende popolari, che elabora in romanzi che anticipano il futuro successo della magia sudamericana (come La trilogia bananera,  La pozza del mendico Gli uomini di mais).

Jorge_Luis_Borges_1951,_by_Grete_Stern
Borges nel 1951 (G. Stern)

Quanto a Borges, Se si pensa che per un autore della sua caratura non è una sorpresa che sia arrivato tra i tre contendenti del Nobel, ci si dovrebbe ricredere. La sua mancata vittoria è ancora oggi vista come una grave onta per il Premio Nobel, che è costantemente accusato di non aver mai preso in considerazione l’eclettico scrittore di Buenos Aires. Invece ciò che scopriamo adesso è proprio quanto egli sia stato vicino alla vittoria del Premio.

Che Borges sia stato uno dei più grandi scrittori di sempre, sono stati il tempo, nonché l’apprezzamento di lettori in tutto il mondo a decretarlo, invece che un’accademia.
Dove non arriva la gloria, interviene la storia. 

– Giuseppe Rizzi –

PS. In esclusiva il documento ufficiale, in formato PDF, di tutti i 70 nomi candidati nel 1967. Disponibile qui.

 

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