Appunti di un millennial alla corte di Veronesi

Il colibrì, Sandro Veronesi
(La Nave di Teseo, 2019)

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Premessa. In questo articolo non troverete la dicitura romanzo borghese. Non si parlerà del posto che Sandro Veronesi occupa nella cosmologia della letteratura italiana, né di quello del suo nuovo libro Il colibrì. Non si parlerà di quanto il romanzo sia formidabile (lo è), non si parlerà di quanto l’autore sia formidabile (lo è). L’idea è che potete trovare in giro gente più qualificata per farlo (e infatti molti l’hanno già fatto). Ciò che posso fare io, da millennial aspirante scrittore, è stilare una lista delle cose che ho deciso di rubare. Il furto in letteratura è infatti un gesto nobile; quando ci si confronta con i padri diventa anche doveroso. E Veronesi lo si può considerare un padre letterario della mia generazione – anche in senso anagrafico: lui ha sessant’anni, io ne ho ventiquattro. Potrei essere suo figlio.

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Il mestiere di insegnare (e apprendere) come si scrive

La letteratura mondiale esonda di opere che hanno in sé un intento divulgativo: per citarne una, penso a Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli. Avrei potuto citare anche Odifreddi, ma credo che il suo nome evochi tutto tranne la divulgazione scientifica. Persino mio padre, fisico di professione e iper-critico per vocazione, non disprezza Rovelli (mentre non nutre alcuna stima per Odifreddi, il che mi ha sempre dato qualche indizio in più su quale dei due facesse vera divulgazione e chi no). Primo Levi scriveva: «chi ha sangue di poeta sa trovare ed esprimere poesia anche parlando di stelle, di atomi, dell’allevamento del bestiame e dell’apicoltura».[1] Continua a leggere