Abissi, il nuovo numero della rivista

Si direbbe che uno specchio d’acqua sia la visione ideale per offrire ristoro e pace a chi arriva sulle sue sponde dopo un lungo cammino. Che si tratti della superficie placida di un lago o della grande distesa del mare, vedere l’acqua all’orizzonte è un segnale inequivocabilmente positivo: porta con sé la possibilità di rinfrescarsi, lo sciabordio rassicurante delle onde e la certezza che, lì intorno, è possibile vivere.

Ma che succede quando ci allontaniamo dalla superficie e cominciamo ad addentrarci con grandi bracciate verso gli abissi? Il colore dell’acqua si fa più scuro, il freddo ci assale le tempie e ben presto perdiamo ogni punto di riferimento: non è più chiaro dove siano il sopra e il sotto, la destra e la sinistra. Il mondo là fuori, con i suoi colori rassicuranti, è scomparso; ci stiamo addentrando in un luogo inesplorato, con nuove regole tutte da imparare.

Strane creature abitano sul fondo: ne è un esempio il cavalluccio marino ideato da Arianna Martucci per la copertina di questo nuovo numero della nostra rivista, in cui vi presentiamo sei racconti che scandagliano le profondità degli Abissi. Come gli animali che hanno dovuto adattarsi ed evolvere per sopravvivere alle rigide condizioni della vita subacquea, i protagonisti di queste opere sono assorbiti in inesorabili discese verso il fondale che richiedono, per sopravvivere, un grande spirito di adattamento o la disponibilità ad uscire da sé stessi. 

Uscir fuori di sé sembra essere il destino di Antonin Artaud, il drammaturgo francese protagonista dell’Ouverture. L’ultima figlia, scritto da Giovanni Bitetto e illustrato da Sara Dealbera, indaga la mente dello scrittore negli anni in cui fu internato forzatamente in manicomio. L’incalzare della voce narrante coinvolge chi legge nelle cupe vicende che hanno portato all’internamento e ci lascia con una domanda – è meglio vivere sul fondo di un abisso scelto, o in uno in cui siamo stati trascinati?

Quante volte siamo stati messi in guardia dagli abissi del web? La protagonista di Anna Esse, il racconto di Flora Farina illustrato da Nicola Manuto, sembrerebbe non aver ascoltato il consiglio: in un momento di immobilità forzata, la svagata ricerca delle proprie sosia sui social media si trasforma rapidamente in un’attività frenetica e alienante. La discesa verso il fondo di questa ossessione è volontaria e intrapresa con leggerezza, ma la percezione di sé della donna potrebbe non essere in grado di sopravvivere all’aumento della profondità.

A volte, siamo noi stessi a scegliere di inabissarci verso spazi lontani da pressioni e sguardi indiscreti: di solito, succede quando ci innamoriamo, o almeno è quel che succede ne La chiocciola, scritto da Efrem Brunetti e illustrato da Sara Cuomo. I singolari protagonisti di questa vicenda cercano insieme una soluzione all’oblio e provano a creare una nuova memoria condivisa per risalire insieme gli abissi della solitudine.

Gli abissi sono anche il luogo in cui le ombre padroneggiano e il reale e il sovrannaturale finiscono per fondersi insieme. È quel che succede nel Racconto Errante di questo numero, Dornicka e l’oca del giorno di San Martino, tratto dalla raccolta What is yours is not yours di Helen Oyeyemi, qui presentato per la prima volta in italiano nella traduzione di Francesco Cristaudo e con l’illustrazione di Iris Biasio. In questa moderna versione della fiaba di Cappuccetto Rosso, la moralità e il senso di ciò che è giusto fare assumono i contorni sfumati tipici del buio fondale.

La sensazione di vivere in una isolata profondità è un tratto comune delle esperienze di chi ha vissuto la pandemia in solitudine, lontano dagli affetti. In Stratigrafia, scritto da Cesare Sinatti e illustrato da Alice Conte, l’ansia e la paura del protagonista sono l’inizio di un incalzante flusso di coscienza in cui le esperienze e gli incontri di una vita intera sembrano pesare e incombere sul presente senza ammettere ulteriori deroghe.

Persino le relazioni famigliari, quelle più intime e rassicuranti, possono nascondere insidie e violenze in grado di trascinare chi ne è avvinto in un abisso in cui i sentimenti perdono ogni contorno rassicurante. Succede ai protagonisti di Panni, il racconto di Francesco D’Orlando illustrato da Arianna Farina che chiude la nostra selezione di racconti.

L’Abisso, insomma, è multiforme e per lo più inesplorato: speriamo che i racconti che abbiamo scelto per voi possano farvi da guida nel buio subacqueo e aiutarvi a scoprirne la forma.

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