Ciò che Alba de Céspedes ha ancora da insegnarci

Invito a pranzo, Alba de Céspedes
(Cliquot edizioni, 2024)

«Uno scrittore non produce la sua opera: è lui stesso la sua opera», si legge sulla quarta di copertina di Invito a pranzo, la raccolta di racconti di Alba de Céspedes uscita per la prima volta nel 1955 per Mondadori e ripubblicata nel 2024 da Cliquot Edizioni. Questa frase cattura in poche battute l’essenza dell’autrice, che proprio come le donne protagoniste dei suoi scritti vive in un mondo governato dagli uomini e che insieme a loro piange, gioisce, desidera, spera, si arrende. 

Leggere Alba de Céspedes equivale a osservare una fotografia della vita delle donne in Italia nel corso del Novecento. La scrittrice scivola con leggerezza da un’esistenza all’altra mantenendo al centro della propria riflessione la condizione femminile e conducendo un’indagine minuziosa dentro i sentimenti dei personaggi. 

Se si tratta di donne, gli slanci e le passioni sono quasi sempre destinati a morire sul nascere, a rimanere un grido soffocato in gola, a essere ricacciati indietro come un conato di vomito. È chiaro già nel primo racconto della raccolta, “Sposa”. 

«D’improvviso, in un sussulto, ricordò di aver affidato tutto il suo denaro a Giovanni: si disse che avrebbe potuto implorare il capostazione di farla partire egualmente, sia pure nel carro bestiame. […] Ella arrossì, vergognosa dei propri pensieri, poi subito ubbidì. […] Maria teneva gli occhi bassi, umiliata dal modo in cui il marito parlava di lei. La trattava come se non avesse l’uso della parola».

Il racconto “Invito a pranzo” si colloca all’esatta metà della raccolta e le dà il titolo come a simboleggiare un invito attorno a una tavola rotonda rivolto a tutti i personaggi e ai lettori partecipi delle loro vicende. Un invito che però cade nel vuoto, come i guizzi delle donne che popolano l’universo di Alba de Céspedes e come l’entusiasmo della padrona di casa, io narrante del racconto. 

La protagonista di questo racconto è infatti immersa nei preparativi per accogliere al meglio l’ufficiale inglese ospite a pranzo. Animata dall’aspettativa che tutto possa tornare come prima della guerra, impiega tempo ed energie per sistemare tutto al meglio: tira fuori i vestiti buoni, ridona lustro alla propria abitazione. Sembra quasi che si stia preparando a una svolta, un momento di passaggio. Un cambiamento che tuttavia non avviene mai: ogni fulgida prospettiva di ritorno al passato si rompe contro il cinismo distaccato dell’uomo inglese.

In alcuni casi, per farsi valere o per vendicarsi, le donne sono obbligate ad atti di forza, per esempio nel racconto “Il libretto” e “Il muro del liceo”, che hanno un incipit da thriller, oppure in “Due amanti” e “Giornata d’agosto”. “Rosso di sera” è un’altra storia di disillusione, la speranza di una donna, Lucia, che si sgretola al contatto con la realtà.   

«Poi aveva compreso che quell’obbligo (di servire, ndr) era connaturato col fatto d’esser donna; era un castigo nel quale doveva anche trovare il suo solo premio».

Donne, ma anche ragazzine: sono le protagoniste di “Vacanze in città” e “La ragazzina”, che già da giovanissime ricevono un assaggio della vita che le aspetta. E poi “Compagni di viaggio”, in cui si accenna al tema della violenza domestica e dell’impotenza delle donne di fronte ad essa, e “La sciarpa grigia”, che elogia la pazienza, una caratteristica alla quale le donne vengono instradate sin da piccole per imparare l’arte della sopravvivenza.

«Manca di pazienza, come tutti gli uomini. Forse […] perché nell’infanzia si abbandonano a giuochi rissosi, violenti. Le donne, invece, apprendono la pazienza vestendo e svestendo le bambole…»

Non è certo la prima volta che Alba de Céspedes ci racconta delle donne e di sé stessa. Il suo primo romanzo, “Nessuno torna indietro”, è del 1939. All’epoca ritenuto scandaloso, il libro narra la vita di otto ragazze con una caratteristica in comune: vogliono essere padrone delle proprie scelte in un mondo che non concepisce la donna come libera. 


Dice la scrittrice nella trasmissione Rai “Incontro con Alba De Céspedes” di Elena Doni e Giancarlo Tomassetti del 1980: «Di queste ragazze, pochissime avevano l’atteggiamento tradizionale che allora il fascismo voleva che le donne avessero. Xenia, per esempio, dice che ha ancora il suo ventre bianco e liscio e che non vuole avere figli. Questa frase fu molto attaccata».

Continua: «Avevano visto anche in famiglia molti brutti esempi e allora volevano prima di tutto affermare la loro vita come donne, con la loro intelligenza, guadagnando anche del denaro». E ancora: «Oggi la situazione è molto diversa, questo romanzo è uscito nel ’39, ma allora alcune libertà che la donna sognava erano disapprovate dagli uomini». E conclude, esortata dalla giornalista: «Il filo rosso di tutti i personaggi era la critica all’ordinamento patriarcale, era la libertà della donna».

Eppure anche la maggior parte delle donne protagoniste di “Nessuno torna indietro” è costretta a rinunciare ai propri sogni e ad accettare una vita diversa da quella che aveva immaginato, accontentandosi dei compromessi che riesce a ottenere. 

Se l’autrice di tanti capolavori, come il romanzo “Dalla parte di lei” del 1949, fosse viva oggi, sarebbe sorpresa e delusa di sapere che tante battaglie sono ancora necessarie e che molte libertà che la donna sogna sono tuttora disapprovate.

C’è ancora bisogno di azioni rivoluzionarie, grandi e piccole, sull’esempio della protagonista del romanzo “Quaderno proibito”, Valeria, che nel 1950 compra un quaderno per annotarci sopra gli avvenimenti più importanti delle sue giornate, finendo poi per riversarci emozioni e turbamenti. La scrittura diventa un mezzo per scandagliare la propria interiorità, un faro che illumina la sua condizione ipocrita e infelice. Se non avesse commesso un atto di ribellione all’esterno quasi impercettibile, se non avesse comprato quel quaderno nero di domenica, l’unico giorno in cui ai tabaccai era vietato venderli, non avrebbe mai preso coscienza di sé. Ecco l’invito a pranzo di Alba de Céspedes: diventare consapevoli. E lottare. 

Marta Grima

Immagine in evidenza: Ragazza alla finestra, Olio su tela, Salvador Dalì, 1925, Museo Reina Sofìa, Madrid

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