Il signore delle acque, di Giuseppe Zucco
(Nutrimenti, 2025)
Timothy Morton utilizza il termine «iperoggetto» per riferirsi a «entità diffusamente distribuite nello spazio e nel tempo», che sono «iper in relazione a qualche altra entità», che hanno la proprietà di essere «viscosi, ovvero si attaccano alle entità con le quali sono in relazione»1, e rendono manifesta la fragilità delle entità a cui si rapportano. Tra gli iperoggetti, individua il riscaldamento globale: un fenomeno che ci è vicino, che si manifesta in modi casuali (e contro-intuitivi, come con periodi più freddi della media stagionale), che è sempre presente e che pervade la nostra vita e il nostro modo di pensare e rapportarci al mondo.
L’espediente narrativo su cui è costruito Il signore delle acque di Giuseppe Zucco, ovvero l’accumularsi di acqua nel cielo, rende quest’idea dell’iperoggetto qualcosa di tangibile, concreto. Qualcosa sulla Terra sta cambiando, ed è visibile a tutti, inequivocabile: il cielo si è riempito d’acqua, una massa che di giorno in giorno si espande, e nel farlo scende verso la superficie terrestre. Questo fenomeno porta con sé delle conseguenze, in quanto i personaggi rappresentati dovranno rapportarsi concretamente alla morte, vedere la fine incombere e avvicinarsi progressivamente, senza lasciare spazio a interpretazioni o speranze di alcun tipo. Una prospettiva di questo tipo costringe i personaggi (e il lettore) rapportarsi con le reazioni a livello personale e sociale, illustrando un crollo della struttura sociale di fronte all’inevitabilità della morte e alla perdita di senso che essa veicola.
La narrazione, nel libro, è affidata a un bambino, «il primo a puntare gli occhi al cielo e vedere cosa stava montando» (p. 7). Quando il fenomeno si mostra, la prima istituzione a crollare è la scuola; il bambino viene confinato in casa dai genitori, «così che, se mai fosse venuta la fine del mondo, la fine del mondo si sarebbe verificata alle nostre condizioni – io, mamma e papà così vicini da tenerci stretti per mano» (p. 11). L’abbandono della scuola, il confinamento in casa, sono i primi passi di un progressivo abbandono della civiltà e del senso del dovere: intuendo la fine, i personaggi saranno portati a ricercare tutto il piacere possibile, sapendo che il tempo non è abbastanza per sprecarlo con le attività quotidiane. Questa spinta edonistica porta a uno sfaldamento anche della struttura famigliare, poiché l’accudire un figlio è, per i genitori, un dovere, un tempo da sottrarre al tempo del piacere e del godimento carnale. Il protagonista decide quindi di scappare di casa, di andare a cercare fuori dall’ambiente protetto il suo posto nel mondo: un romanzo di formazione impossibile, perché i personaggi si muovono in un mondo in cui non c’è più posto per nessun essere umano.
I presupposti teorici di questo romanzo sono attuali e pongono questioni importanti per quella che è la nostra idea di vita in una società in cui si tende (o si dovrebbe tendere) a un’idea di cooperazione e reciprocità, innescando un solo evento che fa crollare in modo abbastanza repentino tutti i presupposti della società contemporanea; tuttavia, dal punto di vista narrativo ci sono alcuni elementi che potrebbero non essere del tutto convincenti.
Innanzitutto, il protagonista bambino rende impossibile approfondire i punti sopra-elencati; la fine della società civile è qualcosa che vede e che intuisce, ma che non riesce a capire e spiegare, rimanendo a un livello superficiale della questione, che si esaurisce nel – semplicemente – porla.
La struttura del romanzo, organizzato in brevi capitoli, che (generalizzando) si limitano a descrivere un solo evento o una piccola parte di esso, rendono la struttura molto ripetitiva, soprattutto una volta compresa la direzione che prenderà la narrazione. Questa prevedibilità rende la narrazione meno avvincente di quanto potenzialmente potrebbe esserlo.
Il signore delle acque è un romanzo che, a livello teorico, si inserisce bene nel filone della climate fiction, e che ha delle ottime intuizioni su come rappresentare il rapporto tra essere umano e cambiamento climatico (o fenomeno apocalittico), non esente però da alcune crepe all’interno della narrazione, che ne rendono la lettura incespicante.
1T. Morton, Iperoggetti, Nero editions, 2018, p. 11
Enrico Bormida
Immagine in evidenza: Mark Rothko, No. 3/No. 13, 1949, oil on canvas, 216.5 x 164.8 cm (The Museum of Modern Art), photography by Steven Zucker, https://flic.kr/p/Bngj1U
