Happy hour, le conseguenze di un’ora felice

Happy hour, Ferruccio Parazzoli
(Rizzoli, 2019)

«Non si può aver tutto, se non quando non si ha più niente»1 fa dire Pirandello a uno dei personaggi de I giganti della montagna. Cosa abbia a che vedere questa frase con un’opera di narrativa uscita lo scorso dicembre, è una domanda alla quale sono costretta a rispondere in maniera più semplice di quanto vorrei: un’associazione libera. Quando, nel nuovo romanzo di Parazzoli, ho letto: «La capacità di soffrire è segno di buona salute»2, il pensiero mi è schizzato via da tutt’altra parte – alla frase di Pirandello, appunto. Eppure, in fin dei conti, non credo che il mio istinto abbia sbagliato di troppo la mira: le famose “maschere” pirandelliane non sono altro che una delle facce del perbenismo occidentale, specialmente italiano e milanese, oggetto della critica di Parazzoli.

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Il senso del potere nel teatro di Miller e Camus

Un itinerario di comparazione
tra Il prezzo di Arthur Miller e Caligola di Albert Camus

 

Negli anni Trenta, mentre l’Europa si avviava, sotto la spinta delle dittature, verso il periodo più buio del Novecento, gli Stati Uniti subivano gli effetti della Grande Depressione. Da una parte uomini soli al comando, dall’altra il denaro: entrambi, al pari del caso, esercitavano su tutti un potere irrazionale e incontrollabile.
A posteriori, Albert Camus e Arthur Miller trassero spunto da questi due eventi per tracciare, con testi teatrali ambientati in epoche diverse, una riflessione più ampia e universale sul rapporto tra potere e desiderio.
Caligola (1944) lo fa alla luce del contrasto tra l’ampiezza delle aspirazioni e l’effettiva limitatezza delle possibilità umane.
Il prezzo (1968), in aggiunta, sviluppa la sua riflessione a partire dal sogno americano e da quella concezione distorta di meritocrazia che deduce il valore e il successo di un individuo dal suo status sociale ed economico. Continua a leggere

Quel che Silone e Fontamara hanno ancora da raccontare – e insegnare

Non leggete Fontamara!
È un romanzo troppo vero e ancora attuale.
Non leggete Fontamara!
Non riuscirete a liberarvi del suo ricordo.
Non leggete Fontamara!
Ignazio Silone è uno scrittore tra i più grandi del ‘900 europeo.
Non leggete Fontamara!
O vorrete combattere le ingiustizie nella vita d’ogni giorno.

Non leggete Fontamara!
Perché Berardo Viola vive, i morti siamo noi.

Ho letto finalmente Fontamara, un classico spesso sottovalutato della nostra letteratura, e ne sono rimasto folgorato. Continua a leggere