“Una persona sensibile” di Topol e il cuore caotico d’Europa

Una persona sensibile, Jáchym Topol
(Keller editore, 2020 – Trad. Laura Angeloni) 

1000-web-9788899911546.MAIN_ (2)Spesso è proprio dalla periferia che provengono le idee più fertili, come se la lontananza dai luoghi dei “grandi fatti” permettesse di leggere quello che accade con sguardo più lucido, anche rispetto a chi vive al centro degli avvenimenti; è proprio dalla periferica (seppur geograficamente centrale) Repubblica Ceca che giunge Una persona sensibile di Jáchym Topol (edito da Keller e tradotto da Laura Angeloni), divertente e raffinata rappresentazione di un’Europa nel caos attraverso le rocambolesche vicende di una famiglia di artisti itineranti sui generis: il papà Micio, poeta dissidente durante il comunismo con un passato in manicomio, la mamma Soňa, senza un occhio, alcolista e tossicodipendente, infine due figli, un ragazzo (che non parla, senza nome) e il suo fratellino (un neonato che non piange, anch’esso innominato). Insomma, una manica di disperati (quasi) senza arte né parte, che sfuggono all’intolleranza scatenatasi in un festival di Bristol e che ritornano in patria, a Poříčí, presso il fiume Sázava, facendo un giro molto lungo: Monaco, Budapest, l’Ucraina e la Slovacchia. Continua a leggere

Come Kundera mi ha cambiato la vita

Elogio di Milan Kundera in occasione dei suoi 90 anni

Con Milan Kundera ho un debito che neanche in dieci vite riuscirei a estinguere. Anzi, più che debito, un mutuo con ipoteca. L’ho scoperto nei verdi, primaverili anni del liceo, quando mi interessavo alla letteratura in maniera ancora acerba e nebulosa. Sguazzavo in un putrido mare di letture prosaiche – a volte anche indecenti – per ragioni che non dipendevano necessariamente dalla mia volontà. Restavo imbrigliato – confuso – nel tentativo di discernere la produzione mainstream dai capolavori: volevo costruirmi un percorso di autori e romanzi che mi insegnassero a leggere prima ancora che a scrivere, ma – ad eccezione di qualche Calvino, Pirandello, Hesse che ci avevano assegnato al ginnasio – il massimo che la gente intorno a me riusciva a consigliarmi e prestarmi era Paulo Coelho, Ken Follett e persino, una disgraziata volta, l’autobiografia di Magdi Cristiano Allam. Continua a leggere