La filosofia dell’acqua nei racconti di Alessandro Capponi

Gli effetti invisibili del nuoto, Alessandro Capponi
(Hacca, 2020)

Per l’incipit di questo articolo, avrei voluto citare con più precisione una favola – non so di chi, appunto – che la lettura de Gli effetti invisibili del nuoto mi ha ricordato. L’ho cercata in lungo e in largo su internet dopo aver frugato inutilmente tra i libri della mia infanzia, ma non c’è stato niente da fare: eppure sono convinta di averla letta da qualche parte. La storiella, non so se fidarmi della memoria, raccontava che in un tempo lontano, sulla Terra, esistevano soltanto animali, e tra questi, nessun uomo. Una porzione del mondo animale, per un qualche motivo, in un qualche modo, e con l’intervento di una qualche entità superiore, pur restando moralmente animale, perdeva le proprie sembianze e acquistava quelle di una nuova specie, la nostra – nella quale dunque, a detta dell’anonimo autore, si nasconderebbero ancora faine, porci e miserabili polli.

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Tra «bloomsburiani» e metamorfosi in La signora trasformata in volpe

La signora trasformata in volpe, David Garnett
(Adelphi, 2020 – trad. di S. Pareschi)

lady into foxDopo alcune edizioni italiane dal 1957 in poi, Adelphi ripubblica, con la traduzione di Silvia Pareschi, il racconto dell’autore inglese David Garnett La signora trasformata in volpe. La short-story, uscita per la prima volta nel 1922, nasce come prodotto di una fantasticheria: pare che Garnett immaginasse spesso sua moglie nelle sembianze di una volpe, e il titolo all’inizio doveva essere semplicemente The Metamorphosys of Mrs Tebrick, ma poi, influenzato dall’incisione Daphne mouée en laurier contenuta in un libro di Ovidio che aveva a casa, l’autore scelse il più evocativo Lady Into Fox [1].

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“Solaris”: se la fantascienza filosofica incontra la mitologia greca

Il titolo Solaris non sarà certo nuovo ai cultori della fantascienza né tanto meno ai cinefili: i primi conosceranno questo romanzo di Stanisław Lem, pubblicato nel 1961, come uno dei classici del genere; i secondi avranno probabilmente visto la trasposizione di Tarkovskij del 1972. Io, in verità, l’ho conosciuto in procinto di partire per Cracovia, la città di Lem, ma questa è un’altra storia… importa che ho scoperto un romanzo definito non a torto tra i più belli, intelligenti e inquietanti del Novecento[1], nel quale l’ambientazione fantascientifica, innervata da reminiscenze di mitologia greca, diventa lo scenario perfetto per indagare filosoficamente e psicologicamente un oggetto ancor più complesso, inafferrabile e affascinante dell’universo stesso: l’essere umano – con la sua riserva di limiti. Continua a leggere