“E tutto divenne luna”, ovvero 19 affascinanti racconti bulgari

E tutto divenne luna, Georgi Gospodinov
(Voland, 2018 – trad. G. Dell’Agata)

Grazie a Voland, Georgi Gospodinov torna nelle librerie italiane con un’opera significativa e sui generis. Si tratta di E tutto divenne luna, una raccolta di 19 racconti poco adatti a un certo “gusto Occidentale”, stando alle critiche che sono state mosse all’autore nel momento in cui la sua fama ha superato i confini nazionali e ha fatto storcere il naso a un paio di colleghi, come fa notare Giuseppe Dell’Agata nella postfazione. In realtà, i suoi sono i racconti perfetti per una società come la nostra: globalizzata e sentimentalista, voyeurista quando si tratta dei popoli che respirano poco più in là del proprio naso e pronta però a prenderne le distanze alla prima occasione.

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“La mite”, l’irrequieto racconto di Dostoevskij nella nuova traduzione Adelphi

La mite – Fëdor Michajlovič Dostoevskij
(Adelphi, 2018, trad. di S. Vitale)

bf0eed52bb3bfe8b68498162af961bdf_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyIspirato a un caso di cronaca, questo lungo racconto è stato pubblicato dall’autore nel 1876, nel numero di novembre del suo Diario di uno scrittore a cadenza mensile. In Italia è arrivato per la prima volta nel 1919 e, a partire dal secondo dopoguerra, è stato tradotto più di una volta: nel 1953 e poi nel 1962, nel 1974 e poi nel 1981, nel 1988 e nel 1995, nel 1997 e infine adesso, nel 2018, da Serena Vitale per Adelphi.

Una tale attenzione per una storia dopotutto breve, se paragonata ad altri capolavori di Dostoevskij e non solo, deve avere necessariamente una buona spiegazione, che in effetti andrebbe ricercata nel carattere stesso dell’opera.

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La denuncia sociale di Cinzia Nazzareno nel nuovo romanzo “Lo scarabocchio”

Lo scarabocchio – Cinzia Nazzareno
(Bonfirraro Editore)

lo scarabocchioCi sono storie che sono destinate a rimanere nell’ombra per anni, a volte per decenni. Storie che sono difficili da raccontare, perché ancora più difficile è accettarle e riconoscerle nella loro nudità, senza vestirle di eufemismi. Lo scarabocchio, romanzo di Cinzia Nazzareno a giorni in pubblicazione con Bonfirraro Editore, ha per argomento una storia così, che rimane sepolta fra i segreti familiari in bianco e nero dagli anni Settanta fino ai nostri giorni, finché la tesi di laurea di una giovane di nome Albina non la riporta casualmente alla luce.

Nella Sicilia dei piccoli borghi, d’altronde, ammettere la verità è spesso impossibile: una “cultura della vergogna” permea di sé i rapporti di vicinato e di conoscenza reciproca, spingendo le famiglie a mantenere a tutti i costi una decenza pubblica dietro cui rifugiarsi, anche quando ne crollano le fondamenta. È quello che succede a Olmo, in provincia di Palermo, a Filippo Aletta, un pater familias rispettato e conosciuto in paese, sposato eppure affascinante ancora agli occhi di tutti, padre onorato dai figli eppure destinato ad assistere insieme a loro agli eventi più inaspettati.

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