«Muore (applausi)»: esegesi di un aforisma

Proseguono le celebrazioni dei cent’anni di Gesualdo Bufalino. L’articolo di oggi indaga il rapporto tra personaggio e autore nelle sue opere, prendendo a confronto anche scrittori come McEwan, Capote, soprattutto Pirandello. È firmato da Alessandro Cinquegrani, professore associato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, saggista, autore di articoli e monografie su Bufalino, collaboratore di numerose riviste tra cui l’Indice dei libri del mese, nonché già finalista al Premio Calvino e candidato al Premio Strega col romanzo Cacciatori di frodo (Miraggi, 2012).

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Lo strano canone italiano: una lotta di classe tra critici e lettori

Perché è così difficile individuare dei “giganti” tra gli scrittori italiani viventi?
La letteratura italiana contemporanea è davvero inferiore a quella del passato?

Di recente sono capitato a parlare con una studentessa argentina che si trova in Italia per approfondire la conoscenza della nostra letteratura. Mi ha raccontato che a Buenos Aires aveva studiato i grandi del Novecento, ma l’arcipelago della letteratura italiana presente le era del tutto ignoto, e dunque mi ha chiesto dei consigli di lettura.
Quali autori potevo suggerire a una ragazza straniera che non avesse idea dello stato attuale della letteratura italiana? Ci volevano pochi nomi autorevoli che potessero essere veramente rappresentativi; delle opere che fossero ritenute dei classici contemporanei. Avevo una responsabilità e mi sono scoperto spiazzato: risponderle svelava una difficoltà inaspettata.  Continua a leggere

Come Kundera mi ha cambiato la vita

Elogio di Milan Kundera in occasione dei suoi 90 anni

Con Milan Kundera ho un debito che neanche in dieci vite riuscirei a estinguere. Anzi, più che debito, un mutuo con ipoteca. L’ho scoperto nei verdi, primaverili anni del liceo, quando mi interessavo alla letteratura in maniera ancora acerba e nebulosa. Sguazzavo in un putrido mare di letture prosaiche – a volte anche indecenti – per ragioni che non dipendevano necessariamente dalla mia volontà. Restavo imbrigliato – confuso – nel tentativo di discernere la produzione mainstream dai capolavori: volevo costruirmi un percorso di autori e romanzi che mi insegnassero a leggere prima ancora che a scrivere, ma – ad eccezione di qualche Calvino, Pirandello, Hesse che ci avevano assegnato al ginnasio – il massimo che la gente intorno a me riusciva a consigliarmi e prestarmi era Paulo Coelho, Ken Follett e persino, una disgraziata volta, l’autobiografia di Magdi Cristiano Allam. Continua a leggere