Malaparte e l’inferno umano della ‘Pelle’

Malaparte il maledetto. Malaparte il cattolico. Malaparte il fascista. Malaparte il comunista. Malaparte lo spietato. Malaparte il pietoso. Malaparte tutto e nessuno, voltagabbana, trasformista, camaleonte, convertito, abiurante. Se la letteratura italiana fosse un giardino, Malaparte sarebbe una rosa sgargiante ma decorosa, tronfia ma delicata, che svetta solitaria da un rovo di pruni: tanto bella quanto spinosa; dolcemente profumata ma irta d’aculei.
Non c’è forse autore della letteratura che abbia saputo rappresentare tutta la contraddizione degli opposti quanto il nostro Malaparte. Così vero e così artato, che ha mescolato la realtà storica con la più immaginifica menzogna, fino al punto in cui il loro confine non solo scompare, ma cessa d’essere necessario e previsto, e più non importa cosa sia avvenuto e cosa sia inventato: tutto il reale, ci insegna Malaparte, è un’unica, grande mistificazione. Continua a leggere

Il ritorno di Murakami in libreria con “L’assassinio del commendatore”

L’assassinio del commendatore, Haruki Murakami
(Einaudi, 2018 – trad. A. Pastore)
 

«Dal maggio di quell’anno fino all’inizio dell’anno seguente vissi in montagna, all’imbocco di una stretta valle. L’estate a fondo valle pioveva senza sosta, ma sulle alture di solito faceva bel tempo. Questo grazie al vento che soffiava da sud, dal mare. Il vento portava nuvole gonfie d’acqua che si abbattevano sulla valle e ne risalivano i versanti scaricando la pioggia di cui erano gonfie. Dato che la casa in cui vivevo si trovava proprio su un crinale, succedeva spesso che nel giardino davanti splendesse il sole, mentre sul retro pioveva a dirotto. All’inizio mi pareva molto strano, ma col tempo mi ci ero abituato, anzi, finii per trovarlo normale». Basta l’incipit per dirlo: è proprio lui, Haruki Murakami.

Continua a leggere

“Il cuore è un cane senza nome”, e Giuseppe Zucco sa come descriverlo

Il cuore è un cane senza nome – Giuseppe Zucco
(Minimum Fax)

il-cuore-e-un-cane-senza-nome-19801Una rivelazione fin dalla copertina: da un lato un titolo poetico, che sa di storie antiche e a tratti fiabesche; dall’altro lato, un’illustrazione onirica ed evocativa al tempo stesso. La tentazione di immergersi nella sorpresa e di prendere fiato solo dopo avere concluso la lettura è forte.

Lo è ancora di più appena si legge l’epigrafe iniziale e si riescono già a intuire i tasselli mancanti del puzzle attraverso le parole di Virginia Woolf: “Se ne stavano divisi dal più profondo abisso che separa un essere da un altro. Lei parlava, lui era muto. Lei era una donna, lui un cane. Così incredibilmente vicini e così immensamente distanti, si erano guardati ancora”. Ed ecco che la storia prende già forma, così, senza averla ancora neppure assaggiata. È già presente in tutte le sue declinazioni.

Continua a leggere