Il ritorno di Murakami in libreria con “L’assassinio del commendatore”

L’assassinio del commendatore, Haruki Murakami
(Einaudi, 2018 – trad. A. Pastore)
 

«Dal maggio di quell’anno fino all’inizio dell’anno seguente vissi in montagna, all’imbocco di una stretta valle. L’estate a fondo valle pioveva senza sosta, ma sulle alture di solito faceva bel tempo. Questo grazie al vento che soffiava da sud, dal mare. Il vento portava nuvole gonfie d’acqua che si abbattevano sulla valle e ne risalivano i versanti scaricando la pioggia di cui erano gonfie. Dato che la casa in cui vivevo si trovava proprio su un crinale, succedeva spesso che nel giardino davanti splendesse il sole, mentre sul retro pioveva a dirotto. All’inizio mi pareva molto strano, ma col tempo mi ci ero abituato, anzi, finii per trovarlo normale». Basta l’incipit per dirlo: è proprio lui, Haruki Murakami.

Quello di 1Q84 e de La fine del mondo e il paese delle meraviglie, per intenderci, che dopo parecchi anni di produzione un po’ al di sotto delle aspettative mantenute da volumi come L’uccello che girava le viti del mondo o Kafka sulla spiaggia torna in libreria con tutta la sua potenza espressiva, con caratteristiche che i suoi lettori più affezionati conoscono già, con una storia originale e intrigante, e soprattutto con un secondo volume ancora ad aspettare l’Italia nel 2019 – ma andiamo con ordine.

Einaudi in Italia ha scelto di optare per un volume doppio e una traduzione unica, che in entrambi i casi è quindi firmata da Antonietta Pastore. Questo per ragioni editoriali comprensibili, che in altri Paesi sono state gestite diversamente e che alcuni hanno qui criticato in nome di una “sospensione” del giudizio e della lettura che, in realtà, rende opere dal carattere surreale come quelle del celebre scrittore giapponese ancora più pregevoli e affascinanti, avvolte come rimangono in un velo di indefinitezza e di stupore dalle tinte acquarellate.

Il riferimento alla pittura appena menzionato, d’altronde, non è causale. Personaggio principale della vicenda, infatti, è il trentaseienne Menshiki (che in lingua originale significa evita i colori), un artista di mediocre successo che viene lasciato dalla moglie senza preavviso e che intraprende un lungo viaggio concreto e interiore nel corso del romanzo. Dalla città si sposta nelle zone rurali e costiere dell’Hokkaidō, finendo per trasferirsi nella casa del padre di un amico, dove la sua vita quotidiana cambierà totalmente piega.

Lo strano rumore di una campanella in piena notte lo porterà ad addentrarsi nel bosco e a scoprire nient’altro che qualche pietra, un quadro ritrovato in soffitta e firmato da uno dei più importanti pittori viventi (L’assassinio del commendatore, per l’appunto, in riferimento alla famosa scena del Don Giovanni mozartiano) lo spingerà a interrogarsi sul significato dell’arte e il confronto con un milionario che chiederà al protagonista un autoritratto sarà, infine, l’ennesimo tassello di un puzzle enigmatico e sorprendente da decifrare, e la cui soluzione è ancora lontana dall’essere intuibile in conclusione del primo volume.

L’atmosfera rarefatta e onirica tipica dell’autore è condita stavolta da paesaggi naturali e musica classica, con chiari riferimenti a certa letteratura occidentale (Fitzgerald da un lato, Wilde dall’altro, con Stephen King a strizzare l’occhiolino in un cantuccio) e con una profonda attenzione per l’entità di alcuni drammi personali e collettivi, legati allo stesso tempo ai sentimenti, al genio creativo e alle dinamiche belliche, in un intreccio dal quale si riemerge a lettura ultimata con il fiato sospeso e la mente abitata da diversi fantasmi immaginativi.

Un Murakami di nuovo solido dal punto di vista strutturale, squisitamente maturo e cesellino nello stile, che non ha mai fretta di arrivare al dunque e che conduce così in un lungo e piacevole cammino, durante cui l’importante non è necessariamente capire – ci sarà un’intera seconda “puntata” per far ciò – quanto piuttosto lasciarsi guidare attraverso riflessioni, esistenze, stati d’animo e congetture extra-ordinari, da non perdersi per niente al mondo.

Eva Luna Mascolino

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