“Il cuore è un cane senza nome”, e Giuseppe Zucco sa come descriverlo

Il cuore è un cane senza nome – Giuseppe Zucco
(Minimum Fax)

il-cuore-e-un-cane-senza-nome-19801Una rivelazione fin dalla copertina: da un lato un titolo poetico, che sa di storie antiche e a tratti fiabesche; dall’altro lato, un’illustrazione onirica ed evocativa al tempo stesso. La tentazione di immergersi nella sorpresa e di prendere fiato solo dopo avere concluso la lettura è forte.

Lo è ancora di più appena si legge l’epigrafe iniziale e si riescono già a intuire i tasselli mancanti del puzzle attraverso le parole di Virginia Woolf: “Se ne stavano divisi dal più profondo abisso che separa un essere da un altro. Lei parlava, lui era muto. Lei era una donna, lui un cane. Così incredibilmente vicini e così immensamente distanti, si erano guardati ancora”. Ed ecco che la storia prende già forma, così, senza averla ancora neppure assaggiata. È già presente in tutte le sue declinazioni.

Scoprirla diventa poi una conferma, specialmente perché fin dall’incipit si ritrovano dei piacevoli riferimenti a illustri predecessori: Cuore di cane di Bulgakov, da una parte, e La metamorfosi di Kafka dall’altra, in un effetto a specchio che non dà mai l’impressione di imitare, quanto piuttosto di rivisitare in modo inedito alcuni importanti tòpoi della letteratura mondiale.

giuseppeAl protagonista, infatti, capita un’esperienza assolutamente al di fuori dell’ordinario. Dopo la fine di una relazione amorosa intensa e totalizzante, scopre per caso di avere iniziato a guaire. Se ne accorge una mattina, mentre sta lavando i denti, e piano piano constata che quella strana reazione corporea al distacco emotivo non si manifesta in momenti significativi, anzi. Vengono fuori all’improvviso, più o meno secchi e più o meno acuti.

La trasformazione, che all’inizio sembra solo parziale e relegata a pochi momenti della giornata, si fa via via più seria e coinvolgente, finché il personaggio si sveglia e si accorge di non essere più un essere umano: ha quattro zampe, una salivazione molto più abbondante, e sa latrare, abbaiare e scodinzolare la coda. La sua vita è radicalmente mutata in un’esistenza diversa e nuova, che lui sa a stento come affrontare.

18582523_10154385177446338_7596693069996397726_nIl caso vuole che si imbatta in altre persone, in altre famiglie, in realtà di volta in volta differenti fra loro, ma che hanno sempre in comune la centralità di una figura femminile: dapprima si tratta di una bambina, poi di una ragazza, infine di un’anziana. Ciascuna di loro ricorda al cane la donna che amava, al punto che nel relazionarsi con loro riesce a ripercorrere le tappe del suo rapporto con lei.

Questo percorso lo costringe a confrontarsi con la sofferenza, con il senso dell’abbandono, con la delusione e con la rabbia a tratti repressa per le pieghe che prende la vita, e al tempo stesso lo aiuta a far riemergere quanto di solare e splendido c’era stato fra loro, nella condivisione fisica e in quella mentale, nella delicatezza dei gesti quotidiani e nello scambio di parole mai casuali.

Così, l’incredibile percorso che compie con le sembianze di un cane lo porta non tanto ad andare avanti e a distaccarsi dal passato, quanto piuttosto ad addentrarsi nelle profondità di sentimenti laceranti e autentici, impossibili da soffocare e da rinnegare, ma che in una maniera o nell’altra dovrebbero essere capiti e rielaborati senza rancori di sorta, per essere conservati in modo sano dentro di sé senza diventare nocivi.

moton242L’intera vicenda viene dunque raccontata con una cura meticolosa ai particolari e con un realismo a tratti molto crudo, che tuttavia non si vergogna mai di fare spazio alle sensazioni più istintive del cuore. Che si tratti di quello di un uomo o di un cane, infatti, l’organo che metaforicamente è la sede dell’amore dovrebbe essere ascoltato e curato quanto più possibile, soprattutto nel momento in cui rischia di andare a pezzi e di fare incrinare un’intera esistenza. C’è bisogno di attenzione per scongiurare il disastro, di coraggio per passare attraverso il male ricevuto e provato, e di un autentico desiderio di riscatto per perdonare e volere ritornare a camminare sulle proprie gambe a prescindere dagli eventi.

Di questa possibilità di un nuovo inizio, non a caso, è impregnato il finale, che mantiene uno stile elegante e genuino nel promettere un cambio di rotta grazie alla ritrovata complicità fra il protagonista e chi gli sta accanto. Al di là di una promessa e di tre puntini di sospensione non ci sono certezze, sebbene rimanga forte la sensazione di essersi gustati un romanzo toccante e originale, e di prevedere per i personaggi che l’hanno popolato una rivincita sul dolore.

 

2 risposte a "“Il cuore è un cane senza nome”, e Giuseppe Zucco sa come descriverlo"

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