La strada dell’uomo morto, Antonio Armano
(Polidoro Editore, 2023)
La strada dell’uomo morto fa oggi parte di quella che è la zona industriale di Voghera, una delle tante zone industriali in una delle tante città del Piano Padano, che negli anni del boom economico – a causa dello sprawl urbano – sono andate a sostituire quella che prima di allora era definibile come campagna. Questa via prende il suo nome da un cadavere ivi ritrovatovi, ben prima che l’avvento della modernità facesse sospettare che un giorno non sarebbe più stata una strada di campagna.
La strada dell’uomo morto è anche il titolo del libro di Antonio Armano, che proprio in quel luogo e proprio negli anni di transizione da campagna a città trova la sua ambientazione. Il libro, dichiaratamente autobiografico, vede l’autore rimettersi nei panni di sé stesso bambino per osservare nuovamente alcuni episodi della propria infanzia, divisa tra l’appartamento cittadino e la cascina dei nonni:
«Le giornate che erano legate alla campagna nel tempo hanno oscurato le altre, come se fossero le uniche che avessero dentro tanta energia da fare splendere a lungo, fosca o chiara che fosse, la luce, e, procedendo nel tempo, questa loro forza si è rivelata tanto più potente di quella di cui disponevano i ricordi di città da portarmi a credere di avere sempre vissuto alla casa bianca anche d’autunno e d’inverno, perché del resto del tempo non è restato quasi nulla dopo ed è come se non lo avessi vissuto» (p.67).
Nel libro, la quasi totalità degli eventi si svolge attorno alla Cascina Bianca e alla strada dell’uomo morto, universo ben più avventuroso della città, di cui il protagonista vive la routine casa-scuola dei mesi invernali. Per queste caratteristiche, La strada dell’uomo morto si ricollega idealmente con i Racconti del parentado di Fenoglio, in cui egualmente abbiamo una voce narrante infantile di matrice (anche) autobiografica che si trova a trascorrere i mesi estivi nelle Langhe, presso gli zii, e che riconosce come mondo altro rispetto alla città: in tal senso, esiste in entrambi gli autori – Fenoglio e Armano – un limite spaziale preciso: per il primo, la strada da cui passa la corriera per Alba (vedasi ad esempio il racconto Superino1), per il secondo la provinciale Milano-Salice, che incrocia e interrompe lo sterrato e dà dunque inizio al mondo-città.
La Cascina Bianca, vista con gli occhi del bambino protagonista, non è solo un mondo avventuroso, ma anche un luogo di misteri.
«La strada dell’uomo morto era la soglia avventurosa di un mondo che m’incuriosiva e spaventava. Ma tutto questo solo se non c’erano gli adulti ad accompagnarci oltre quel confine che separava l’asfalto dallo sterrato e dove cominciava la strada dell’uomo morto, solo se andavamo là da soli» (p. 23).
Il protagonista, con altri personaggi della sua età – fratello, compagni di classe –, nell’abitare il mondo della campagna (il cui limite è definito da una strada la cui toponomastica già cela dei misteri: l’uomo morto mai è stato identificato), si ritrova in un paesaggio fatto di cascine abbandonate, torri di cemento e silos minacciosi. E anche la componente umana contribuisce a mantenere questo clima: la nonna racconta ai nipoti non favole, ma storie di apparizioni fantasmatiche (che siano animali o umane). O, ancora, proprio nel primo capitolo il protagonista si ritrova di fronte a un estraneo entrato nella casa dei nonni nella notte di Natale senza un apparente motivo.
Per quanto riguarda la struttura narrativa, La strada dell’uomo morto si divide in ventuno episodi, che sebbene seguano un filo cronologico non sono saldamente legati tra loro, ma vanno a formare piuttosto un mosaico dell’infanzia e della crescita del protagonista. Attorno alla voce narrante ruotano vari personaggi, alcuni dei quali fanno parte della costellazione famigliare come la madre, i nonni e il bisnonno, mentre altri sono amici o compagni di scuola. I personaggi più anziani sono gli ultimi rappresentanti di un mondo che sta scomparendo insieme a loro. Facendo coincidere la storia famigliare con quella pubblica degli anni ’70, Armano riesce a offrire un contributo personale importante per l’osservazione della trasformazione dell’Italia da società agricola a società industrializzata.
Un altro aspetto che riguarda il mondo della campagna e che ritorna a più riprese è la violenza – come d’altronde insegna Thomas Bernhard in Perturbamento, i due aggettivi da associare alla campagna non possono che essere “brutale” e “violenta”. Quella praticata nella Cascina Bianca è una violenza specista, connaturata alle pratiche di allevamento e di vita agreste tradizionale, in cui gli animali sono considerati mezzo di sostentamento e in cui non è presente una cultura degli animali da compagnia – in quanto non produttivi – che risparmi ai felini un controllo delle nascite realizzato tramite soppressione dei cuccioli. Nel rapportarsi alla violenza, il filtro dello sguardo infantile è tanto più efficace perché dicotomico, e anche in questo caso si può tracciare un parallelismo con Fenoglio: da un lato, il protagonista è incapace di spiegare il motivo di certi atti che vengono compiuti davanti ai suoi occhi, dall’altro li normalizza per consuetudine, perché abituato a quel modo di agire, in quanto cresciuto e facente parte (anche) di quel mondo.
La strada dell’uomo morto offre dunque al lettore una testimonianza molto ricca – perché ben dettagliata – di una società di campagna che sta tramontando, tramite uno sguardo infantile che a quel mondo guarda con curiosità, facendone parte e al contempo essendone abbastanza distante da poterlo osservare. Armano compie anche una scelta nel raccontare avvenimenti che sanno essere significativi del contesto storico e famigliare, evitando inutili ripetizioni, e riuscendo a percorrere con passo sicuro la strada sterrata della narrazione episodica.
Enrico Bormida
1 B. Fenoglio, Tutti i racconti, Einaudi, pp. 251-269.
Immagine di copertina: Achille Tominetti – Catalogo ufficiale illustrato / Prima esposizione triennale 1891, R. Accademia di belle arti di Brera, Milano, 1891., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=98619795
