Nella speranza, la morte: la condizione sperimentale del lager

La condizione sperimentale, Laura Conti
(Fandango, 2024)

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La condizione sperimentale, romanzo di Laura Conti pubblicato originariamente nel 1965, è ispirato alla sua esperienza da internata nel campo di Bolzano. Pur avendo il suo punto di partenza nell’autobiografia, La condizione sperimentale è strutturato come romanzo corale, che alterna il punto di vista dei prigionieri con quello dei comandanti e dei guardiani.

La narrazione inizia proprio nel momento in cui viene eletto il nuovo comandante di campo, Helmut Jung, tenente dell’esercito tedesco rimasto mutilato al braccio destro nella campagna di Russia. La propria condizione fisica porta Jung ad accennare sin dalle prime pagine alla riflessione che fa da sottofondo a tutto il romanzo: come funzionano i meccanismi di potere in un mondo retto da regole non sempre coerenti ed equilibri sottili? E come ci si ricava un proprio posto all’interno di un’organizzazione perfetta ma estremamente volubile?

L’arrivo di Jung segna un nuovo corso nell’organizzazione del campo, che è un campo di transito, in cui i prigionieri sono in attesa di conoscere il loro destino: Jung introduce nuove regole, che lasciano più libertà e agi ai prigionieri, in modo da rinforzare la falsa speranza di sopravvivenza e garantire la tranquillità all’interno del lager. Permettendo a un numero maggiore di internate di uscire per lavorare durante il giorno e quindi favorendo l’ingresso di articoli da immettere sul mercato nero all’interno del campo, il piano di Jung è quello di sfruttare gli aiuti dei nemici per aumentare gratuitamente il benessere degli internati e poter dunque utilizzare la loro forza lavoro per rendere il campo più efficiente. Mantenere alta la produttività è un modo per realizzare l’ideale nazista: «essere un popolo di signori significa avere dei servi: vivi, capaci di lavorare» (p. 49).

La decisione presa dal comandante si va a ripercuotere sul destino di tutte le internate e gli internati, perché cambia le relazioni di potere che si erano fino ad allora costruite, ed è in questo modo che si dà il via a un punto di vista errante, che segue da vicino la parabola di una moltitudine di personaggi, legati dal fatto di essere costretti a recitare nella finzione di una commedia, di interpretare il ruolo che gli è stato assegnato all’interno di un mondo basato su un ordine morale suo proprio:

«Jung, che ha concesso alle politiche di uscire con le squadre di lavoro, che ha dotato il Campo di docce igieniche, che ha permesso agli internati di scrivere e di ricevere posta, Jung vorrebbe persuadersi, e persuaderci, che abbiamo qualcosa in comune: la scala sulla quale ci troviamo, lui a un alto gradino di vincitore, noi al più basso gradino di sconfitti. Egli ritiene che esista una morale, una sola, che prescrive ad ogni uomo il suo ruolo e il suo dovere; un copione, si direbbe, che a ciascuno assegna una parte in commedia: il carceriere deve essere un buon carceriere, l’internato un buon internato» (p. 136).

Emblematico in questo senso è il personaggio di Peter, ragazzino che viene internato per aver rubato e tentato di rivendere dei caricatori, che interiorizzando il pensiero del tenente Jung vede nel campo una prospettiva diversa dagli altri: il campo è la possibilità di un mondo in cui è suo diritto ottenere cose che al di fuori gli erano precluse, come la sazietà e una baracca calda in cui riposare, e riconoscere in questo una giustizia: «Si può dire che, in questa dimensione, Peter acquista insieme agli zoccoli e alla gamella di tè di tiglio, una prima nozione di diritto e una prima concezione di morale. L’umanità non è più un branco selvatico, in cui ciascuno, secondo le sue forze, s’impossessa di quanto gli occorre per sopravvivere: l’umanità è diventata una società ordinata, in cui ciascuno riceve secondo spettanza» (p. 179 – 180). Oltre a ciò, il riconoscimento dell’ordine nella società del Campo, e della divisione nella suddetta in gradi, nasce in Peter la consapevolezza – o meglio, l’illusione – della possibilità di compiere una scalata sociale, salendo i vari gradi, anche a discapito della vita degli altri internati.

Proprio Peter sarà la causa di una trasformazione radicale del campo; causando l’uccisione di un internato politico, il campo si trasforma da Campo di transito a Campo di morte: «questo Campo non è più un “qui dove non si muore”; è diventato, anch’esso, un “qui dove si muore”» (p. 189). In questa trasformazione, cade la finzione messa in atto da Jung, e i personaggi della commedia del Campo si scoprono per quello che sono: vittime di un meccanismo di morte ineluttabile.

Nella narrazione di quel personaggio collettivo che è il Campo, Laura Conti riesce a far sentire la voce di personaggi forti e ben strutturati, che riescono ad apportare elementi altri alla riflessione sul Campo e le sue dinamiche. Personaggi come il professore di filosofia che sente la colpa di essere sopravvissuto alla propria nipote, e Anna, tramite cui si esplorano temi quali il ruolo della donna nella società italiana degli anni Quaranta – e lo stigma sociale dato dall’aborto –, e la scelta di un percorso di vita – studiare medicina – credendo che sotto il fascismo la scienza abbia la possibilità di rimanere libera, non intaccata dall’ideologia.

La condizione sperimentale è un romanzo denso e sfaccettato, che esplora a fondo i meccanismi individuali e collettivi di strutturazione di una società, sondando come le dinamiche sociali si ripercuotano sui comportamenti del singolo e, al contempo, come le esperienze dei singoli vadano a contribuire al mantenimento o al disfacimento delle dinamiche collettive. Se il Campo di concentramento viene rappresentato come un grande esperimento di laboratorio, tramite la sua realizzazione si cerca di dare una risposta a quello che avviene al suo esterno, e alle condizioni stesse che lo hanno generato e reso possibile. I meccanismi di potere che sono palesi ed esibiti all’interno del Campo esistono anche nel mondo fuori, e la lotta di Peter per la sopravvivenza è quella di ogni individuo; così come le idee di diritto e di morale sono passi fondamentali per la vita in società. Ragionare sul Campo è ragionare sugli Stati moderni e sul loro funzionamento.

Enrico Bormida

Immagine di copertina: Albin Egger-Lienz | „Pietà“ | 1926 © Leopold Museum, Wien, Inv. 4126

1 Comment

  1. lo leggerò… comunque a leggere in filigrana questa introduzione, sembra davvero una metafora del mondo del lavoro (naturalmente in diverse condizioni oggettive)

    grazie

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