“Questa Terra” di attese e perdite

Questa terra, Andrew Krivàk
(Einaudi, 2018)

Agli albori degli anni settanta, Jozef Vinich – capostipite di una famiglia di origini slovacche – muore dove ha messo radici: in Pennsylvania. Lascia alle sue spalle Hannah, la figlia, e i due nipoti Sam e Bo. Per qualche ragione, il ramo maschile di questa famiglia appare segnata dalla perdita e dalla violenza: il marito di Hannah diserta la guerra, per poi morire accidentalmente in uno scontro a fuoco nei boschi. Parallelamente, Sam parte per il Vietnam e vi resterà disperso. Ad aspettarlo, la sua ragazza Ruth e il figlio che dovrà nascere. L’unico a non correre rischi è Bo, che non parte per la guerra, non viene coinvolto in scontri e pistolettate. Bo raccoglie l’eredità del nonno e porta avanti la segheria, intaglia il legno e si butta a capofitto nel lavoro. Continua a leggere

“I rifugiati”, storie di fantasmi e identità ibride

I rifugiati, Viet Thanh Nguyen
(Neri Pozza)

Nguyen è arrivato in America all’età di quattro anni, tra le file dei profughi vietnamiti reduci della guerra. Il suo esemplare percorso di studi l’ha portato a occupare la cattedra di inglese, letteratura americana e studi etnici alla University of Southern California, in un naturale processo d’integrazione nei parametri della cultura statunitense in nome del quale può definirsi a tutti gli effetti “americano”. Eppure quel retroscena biografico familiare che fonda le sue radici in un paese dalla storia dura e controversa fa parte di Nguyen quanto Los Angeles, una “doppia identità” che emerge in forma esplicita tanto nelle interviste da lui rilasciate, quanto nella sua produzione letteraria. Non a caso il Simpatizzante, suo primo romanzo e vincitore del premio Pulitzer 2016 per la narrativa, è incentrato sulla distruttiva guerra combattuta in Vietnam. Continua a leggere

Sepúlveda racconta la fine della storia del personaggio Juan Belmonte

La fine della storia – Luis Sepúlveda
(Guanda)

Copertina SepulvedaIl Luis Sepúlveda arrivato nelle librerie nel novembre del 2016 è molto diverso dallo scrittore della gabbianella e il gatto, della lumaca e del rospo, o del cane e del bambino a cui molti suoi lettori affezionati sono stati abituati negli ultimi decenni: la storia che viene raccontata fra le nuove pagine dell’autore cileno, infatti, appartiene a una dimensione più storica che fantastica, più realistica che surreale e più cruda che temperata, a dispetto delle pubblicazioni per le quali forse lo scrittore è più noto in Italia.

Il romanzo, questa volta, è prima di tutto una fine. Lo spiega il titolo stesso, si tratta di conclusione vera e propria. Di che cosa? Della vicenda di Juan Belmonte, che comincia molto prima della pagina iniziale del volume e che nel corso della lettura si svela lentamente nella sua interezza.

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