Tra «bloomsburiani» e metamorfosi in La signora trasformata in volpe

La signora trasformata in volpe, David Garnett
(Adelphi, 2020 – trad. di S. Pareschi)

lady into foxDopo alcune edizioni italiane dal 1957 in poi, Adelphi ripubblica, con la traduzione di Silvia Pareschi, il racconto dell’autore inglese David Garnett La signora trasformata in volpe. La short-story, uscita per la prima volta nel 1922, nasce come prodotto di una fantasticheria: pare che Garnett immaginasse spesso sua moglie nelle sembianze di una volpe, e il titolo all’inizio doveva essere semplicemente The Metamorphosys of Mrs Tebrick, ma poi, influenzato dall’incisione Daphne mouée en laurier contenuta in un libro di Ovidio che aveva a casa, l’autore scelse il più evocativo Lady Into Fox [1].

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Momenti dell’essere: Al Faro di Virginia Woolf

Nel 1939, Virginia Woolf scrive: «Fino a quarant’anni e oltre fui ossessionata dalla presenza di mia madre. Poi un giorno, mentre attraversavo Tavistock Square, pensai al faro: con grande, involontaria urgenza. […] Scrissi il libro molto rapidamente, e quando l’ebbi scritto, l’ossessione cessò». È a questo passo del diario di Virginia Woolf che generalmente si riconduce l’autobiografismo presente in To the Lighthouse (1927), punta di diamante dell’intera produzione woolfiana e tra le più grandi opere del Novecento, a cui l’autrice – sin dall’inizio della stesura – non affibbia la nomea di romanzo, bensì quella più personale di elegia. Continua a leggere

L’abito come habitus e la fluidità di genere in “Orlando”, di Virginia Woolf

«Moda: Io sono la Moda, tua sorella.
Morte: Mia sorella?
Moda: Sì, non ti ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?»
(Dialogo della Morte e della Moda, in Operette Morali, 1827, Giacomo Leopardi)

Virginia Woolf ha sempre intrattenuto un rapporto molto ambiguo con Orlando: nonostante lo considerasse un divertissement scritto in regime di spensieratezza vacanziera (lo definiva infatti il frutto di una writer’s holiday), era un romanzo a cui teneva molto, sia perché lo dedicò a Vita Sackville-West – sua cara amica e amante – sia perché fu il primo testo che il pubblico inglese accolse con vivo calore. A distanza di quasi un secolo, Orlando continua a fornire interessanti spunti di riflessione, più che mai attuali.

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“A Bloomsbury”: la Lost Generation nei racconti di Mary Butts

A Bloomsbury, di Mary Butts
(2019, Safarà Editore – trad. G. Betti e C. Pascotto)

8921414_3754810Non c’è da sorprendersi se nell’ambito del modernismo inglese il nome di Mary Butts risuona oscuro: questa eccentrica scrittrice dalla biografia tempestosa – matrimoni burrascosi, relazioni omosessuali, interesse per l’occulto fra Londra e Parigi negli anni ’20 e ’30, non è mai stata pubblicata in italiano prima della comparsa di A Bloomsbury e altri racconti per Safarà Editore nella traduzione di Giulia Betti e Cristina Pascotto. Continua a leggere