“Novantanove notti nel Lowgar” a raccontare storie

Novantanove notti nel Lowgar, Jamil Jan Kochai
(Einaudi, 2020)

9788858433218_0_0_626_75Novantanove notti nel Lowgar è l’esordio letterario di un gioavane autore di origini pakistane. Io questo dettaglio l’ho scoperto solo a lettura conclusa, e mi sembra doveroso specificarlo qui come premessa. Per la precisione, Jamil Jan Kochai è nato in un campo profughi afgano in Pakistan, ma è cresciuto negli Stati Uniti e ha iniziato a dedicarsi alla letteratura direttamente in inglese, reinterpretando la sua cultura d’origine in un romanzo profondo e maturo, difficilmente assimilabile all’idea di un’opera prima.

Novantanove notti nel Lowgar ci porta infatti nella provincia afgana del 2005, nel pieno delle rappresaglie statunitensi post 11 settembre. Il giovanissimo Marwand e i suoi fratelli ritornano per novantanove giorni nella loro terra d’origine, dopo anni passati in America. Continua a leggere

Come diventare adulti nell’arco di una sola estate

La fine dell’estate, Serena Patrignanelli
(NNE, 2019)

la fine dell'estateNel Quartiere indefinito di una Città senza nome, la Guerra sta portando via gli uomini, i gessetti delle scuole, gli insegnanti, i soldi, l’infanzia. Mentre le strade si svuotano, i ragazzini vivono la più lunga estate della loro vita: giocano come bambini e pensano come adulti, si approcciano ai sentimenti e alla sessualità, scoprono il mondo, l’indipendenza e la solitudine. Continua a leggere

“Dei nostri fratelli feriti”, quando anche la giustizia miete vittime

Dei nostri fratelli feriti, di Joseph Andras

Fazi Editore

 

Dei-nostri-fratelli-feriti-coverQuando Fernand Iveton ha accettato di piazzare una bomba nella fabbrica in cui lavorava, la sua intenzione era solo quella di seminare scompiglio e compiere un gesto di grande valenza simbolica. Non sono mancate, nel corso della guerra d’Algeria, ordigni letali esplosi in ambienti civili. Fernand non era d’accordo, comunque: la sua bomba avrebbe distrutto solo qualche muro, attirato l’attenzione mediatica, intaccato l’ideale capitalista e promosso la causa dell’FLN (Front de Libération Nationale) e del Partito comunista. Continua a leggere

Intervista a Francesca Manfredi, Premio Campiello Opera Prima con “Un buon posto dove stare”

cover_ManfrediI racconti in Italia non vendono”, sostengono agenti letterari, editori, responsabili del mercato del libro. Sta di fatto, però, che quando sono scritti bene vincono almeno un buon premio letterario.

È il caso di Francesca Manfredi, ex allieva presso la Scuola Holden e ora insegnante di Narrazione nella stessa struttura a soli 29 anni, che quest’anno ha pubblicato con La Nave di Teseo il suo primo libro: Un buon posto dove stare. Ha partecipato al Premio Campiello 2017 con i suoi 11 racconti ed è stata la vincitrice della sezione Opera Prima, ottenendo peraltro l’immediato apprezzamento della critica.

Oggi scambiamo quattro chiacchiere con lei a proposito della sua opera e della sua professione di scrittrice e insegnante.

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