Alla ricerca di un codice condiviso: “Gli interessi in comune”, di Vanni Santoni

Gli interessi in comune, Vanni Santoni
(Edizioni Laterza, 2019)

Riapprodato in libreria dopo una decina d’anni d’assenza, Gli interessi in comune (Edizioni Laterza) è un romanzo corale che svela i retroscena simbolici legati all’uso trasgressivo delle sostanze stupefacenti; primo tra tutti: l’urgente bisogno di comunicare attraverso un linguaggio che possa definirsi comune, condiviso. Facendo un passo avanti, il romanzo mostra quanto la sperimentazione di droghe, sesso, alcol sia stato in realtà, per chi ha vissuto l’adolescenza negli anni novanta, un agente aggregante solo in apparenza, operando alla stregua di un’effimera chimera di cui, una volta dissoltosi il suo potere d’attrazione, non rimane che il nostalgico ricordo.

Continua a leggere

La notte dell’uccisione del maiale, di Magda Szabó

La notte dell’uccisione del maiale, Magda Szabó
(Edizioni Anfora, 2018 – trad. Francesca Ciccariello)

In Lezioni di Letteratura (1982), Vladimir Nabokov – parlando della Metamorfosi di Franz Kafka – spende due parole sul concetto di realtà, affermando che quando l’esistenza oggettiva diventa «un guscio rotto e vuoto» a causa della realtà soggettiva eccessivamente influente, l’unico modo per ricomporla è prendere «diversi mondi individuali, mescolarli bene insieme, raccogliere una goccia di questa miscela e chiamarla realtà oggettiva»; è la stessa operazione, difficoltosa e edificante insieme, che Magda Szabó richiede al lettore della Notte dell’uccisione del maiale (Edizioni Anfora, 2018), chiamato a ricostruire le vicende di una storia familiare fondata su quella particolare avversione profonda che, come il tartaro attaccato alle gengive, si indurisce sempre più col passare del tempo: il rancore.
Continua a leggere

4 3 2 1 vite possibili

4 3 2 1, Paul Auster
(Einaudi 2017 – trad. C. Mennella)

 

4321Un immigrato giunge alle porte dell’America il primo giorno del ventesimo secolo: è un ebreo russo con un nome lungo e difficile; sarebbe meglio un nome più americano per iniziare una vita nel Nuovo Mondo, un nome tipo Rockefeller. Purtroppo il funzionario dell’immigrazione capisce male Continua a leggere