L’abito come habitus e la fluidità di genere in “Orlando”, di Virginia Woolf

«Moda: Io sono la Moda, tua sorella.
Morte: Mia sorella?
Moda: Sì, non ti ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?»
(Dialogo della Morte e della Moda, in Operette Morali, 1827, Giacomo Leopardi)

Virginia Woolf ha sempre intrattenuto un rapporto molto ambiguo con Orlando: nonostante lo considerasse un divertissement scritto in regime di spensieratezza vacanziera (lo definiva infatti il frutto di una writer’s holiday), era un romanzo a cui teneva molto, sia perché lo dedicò a Vita Sackville-West – sua cara amica e amante – sia perché fu il primo testo che il pubblico inglese accolse con vivo calore. A distanza di quasi un secolo, Orlando continua a fornire interessanti spunti di riflessione, più che mai attuali.

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La distopia siamo noi

Il passato e il presente delle distopie, tra realtà e letteratura

Quando alcuni scrittori, sin dal primo Novecento, iniziarono a concepire il luogo cattivo della letteratura, quale esito della depravazione e corruzione a cui l’umanità sembrava condannata, il futuro appariva indubbiamente una promessa enigmatica quanto drammatica. Quel futuro è già oggi, è il nostro presente se non il nostro passato – lontano è ormai il 1984 – e a ben guardarci intorno, con attenzione, possiamo notare ciò che a primo acchito non ci appare: che il luogo cattivo si annida ovunque intorno a noi, in ogni angolo, in ogni speranza, nascosto in agguato da qualunque direzione.
Viviamo nella “società del rischio”[1], siamo la generazione che, parafrasando Bauman, più di tutte fa esperienza di un eccessivo – quanto immotivato – senso di insicurezza ogni giorno[2]. E vien facile capire quant’è naturale che la distopia proliferi così tanto nella produzione artistica: dalla letteratura al cinema e alla televisione, dall’illustrazione ai videogiochi. Perché tutto oggi è distopia. La distopia siamo noi. Continua a leggere

L’amore ai tempi dei social network nel postmoderno “La casa di cartone”

La casa di cartone, Roberto Molitermi
(Quodlibet, 2018)

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Potrebbe succedere a tutti, a chiunque di noi: usciamo da una brutta relazione, aggiungiamo qualcuno a caso su un social network qualsiasi e iniziamo a scriverci. Ci piacciamo, ci incontriamo, ci baciamo. Ci innamoriamo, ci trasferiamo, ci raccontiamo tutto l’uno dell’altra, o l’una dell’altra, o l’uno dell’altro. Ed è così che inizia una storia nuova, ma che forse conosciamo già fino all’epilogo.

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