Istanbul: eros e rivelazione sul Bosforo

Sesso e apocalisse a Istanbul, Giuseppe Conte
(Giunti, 2018)

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Quando Giona Castelli è costretto a dichiarare il fallimento
della sua attività di libraio sente il mondo crollargli addosso: tolti pochi amichi intellettuali l’unico saldo appiglio che gli rimane è il sesso. È ormai un uomo finito che cerca di annegare le sue frustrazioni in una vacanza a Istanbul con la sua amante, Vero. Giuseppe Conte nel suo ultimo libro edito da Giunti (2018) racconta una storia all’insegna dell’erotismo ma non solo: le pulsioni sessuali dei personaggi li condurranno sull’orlo del precipizio non tanto morale quanto ontologico.

L’ambientazione a Istanbul è piena di significato: una città-ponte fra Oriente e Occidente che ospita culture diverse, tradizioni, religioni, ma offre anche l’ambiente ideale per l’emergere di fortissimi contrasti. Il libro di Conte è fortemente radicato nella contemporaneità. Un giovane genovese sbandato abbraccia l’islamismo più radicale e si prepara a combattere sotto la bandiera del sedicente stato islamico:  provocherà una brusca virata nelle vite di Giona e Vero.

I personaggi principali sono tutti italiani, compreso il terrorista; e tutti sono alla ricerca di un punto di riferimento, di un appiglio nella loro vita senza direzione. Alcuni si aggrappano al sesso, e forse a un po’ d’amore, altri all’amore e alla religione in forte conflitto, altri alla fede islamista. Conte propone dal punto d’osservazione privilegiato di Istanbul una lettura problematica del nostro mondo occidentale.

Il terrorista porta l’apocalisse in questa storia: l’attentato induce in Giona e Vero un punto di discontinuità nella loro vita, un momento di rivelazione. Quando l’apocalisse personale si incrocia con quella collettiva occorrono scelte radicali, che mettono a nudo un bagliore di verità nelle esistenze sbandate dei personaggi.

Sesso e apocalisse a Istanbul è un libro che ha alcuni spunti interessanti a fronte di altri tratti meno convincenti. Il sesso è tratteggiato in modo più provocante che provocatorio, con il rischio di un forte appiattimento di molte scene del libro. Tuttavia rimane degno di nota il tentativo di analisi di problemi stringenti per la nostra contemporaneità senza tuttavia mettere a rischio la piacevolezza dell’intreccio.

 

Adriano Cecconi

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