Emma, 1876: l’America di Vidal convince ma non incanta

Emma, 1876, Gore Vidal
(Fazi Editore, 2018 – trad. Silvia Castoldi)

Fazi procede con la riscoperta di Gore Vidal (1925-2012) pubblicando il terzo volume del ciclo Narratives of Empire, sette romanzi che ripercorrono la storia degli Stati Uniti dalla fondazione agli anni Cinquanta.
Emma, 1876 connette tre secoli, dal 1776 al 1976 (il romanzo è stato pubblicato sulla scia dello scandalo Watergate), raccontando i soprusi e gli scandali della classe politica americana.

È la fine del 1875. Dopo aver trascorso buona parte della sua vita in Europa, lo scrittore Charles Schuyler torna a New York accompagnato dalla figlia Emma, vedova di uno spiantato principe francese. Il disperato tentativo dell’uomo di trovare un lavoro stabile e sistemare la figlia si inserisce nei preparativi per il Centenario della Repubblica e per le elezioni presidenziali.

Vidal tratta la materia con stupefacente familiarità: ambienti e oggetti sono descritti nei loro tratti essenziali; i riferimenti geografici, politici e storici restano impliciti, al punto da costringere il lettore a interrompere la lettura per colmare eventuali lacune.

Personaggi storici e personaggi di finzione si mescolano con naturalezza, ed è difficile, soprattutto per quanto riguarda i personaggi secondari, distinguere gli uni dagli altri. I rapporti che intercorrono tra di essi e i dialoghi che imbastiscono sono fluidi, credibili.

Tuttavia il legame fra libro e lettore non si compie pienamente.
La narrazione è affidata a Schuyler che ci offre uno sguardo alieno, talvolta ironico, spesso inconsapevole e frivolo. Mentre la trama procede imperniata su avvenimenti e personaggi specifici, il narratore si concentra su altro, si stupisce di piccolezze, emette giudizi carichi di banalità.

Lo scarto tra i punti focali della trama e la rilevanza data loro da Schuyler si allarga sempre di più, con il rischio di annoiare o infastidire il lettore.

In sintesi, Emma, 1876 è un romanzo storico-politico solidamente costruito, ben documentato e di piacevole lettura, ma la voce del narratore ottunde le emozioni, i colpi di scena e la trama, di per sé avvincente, filtrata da Schuyler perde di intensità.

Sonia Aggio

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