Sigrid Nunez: la morte e l’alano arlecchino

L’amico fedele – Sigrid Nunez
(Garzanti, 2019 – trad. di S. Beretta)

81W7i9bxzLLUn giorno, quando avevo diciannove anni, mi hanno telefonato per dirmi che mia nonna era morta. Aveva l’Alzheimer e già da un anno e mezzo non ricordava più i nomi delle persone, neanche il mio. Poco dopo, neanche due settimane, era diventato evidente che la grande casa in cui avevamo vissuto – due piani e una miriade di stanze che agli ospiti non era concesso vedere – era diventata troppo grande: gli anziani erano morti, i giovani erano quasi tutti partiti. Chi era rimasto mangiava in silenzio, furtivamente, a quello stesso tavolo che aveva ospitato, fino a non molto tempo prima, pranzi infiniti, litigate furiose, pianti, risate e tutto il naturale corredo della vita famigliare. Continua a leggere

Shakespeare, Melville, e il “Moby Dick” di Orson Welles: il teatro della parola

«Ovviamente Moby Dick è un romanzo e non un testo teatrale.
Contiene creazioni impossibili da riprodurre su qualsiasi palcoscenico:
una nave, il Pequod, le balene, il Leviatano, il vasto oceano.»
(Charles Olson, Call me Ishmael, New York, 1947, pp. 67)

Nel novembre 2018 è uscito in libreria, per l’irriverente collana Piccola biblioteca di letteratura inutile di Italo Svevo, un libricino davvero prezioso: Moby Dick – Prove per un dramma in due atti (tradotto da Marco Rossari e introdotto da Paolo Mereghetti), testo di una piéce teatrale scritta dal regista americano Orson Welles. L’opera non è tanto un adattamento del romanzo di Melville, quanto più una riscrittura in cui si incastrano vari piani interpretativi, come quello rappresentato dall’opera di William Shakespeare, che da sempre ha ispirato sia Melville che Welles: vediamo un po’ in cosa consiste il rapporto intertestuale che li lega, e quali sono gli elementi più interessanti della pièce di Welles.

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Fermarsi e ascoltare il sussurro del mondo

Il sussurro del mondo, Richard Powers
(La Nave di Teseo, 2019 – Trad. di L. Vighi)

Schermata-2019-05-21-alle-11.06.36A diciassette anni ho letto i primi libri adulti. Tornavo a casa da scuola, mi chiudevo in camera e mi dividevo tra Cent’anni di solitudine e Erri de Luca, tra Camus e Il gabbiano Jonathan Livingston. Senza fare troppe distinzioni. Era l’inizio: quella fase in cui cominci a essere un lettore forte, in cui ti abbuffi senza criterio e poni le basi del lettore futuro. Da allora il sapore di un paio di storie che hai amato, anche senza averle capite, lo cercherai in tutte le altre storie, trovandolo quasi mai. È stato in quel periodo che mi sono imbattuto per la prima volta in Cecità di José Saramago. Che non sarà al centro di questa recensione: tranquilli, non siete nel posto sbagliato. Continua a leggere

Le voci sciamaniche di Jesmyn Ward

Canta, spirito, canta, Jesmyn Ward
(NNE, 2019 – Trad. di M. Pareschi)

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All’inizio di Salvare le ossa – il primo libro della trilogia di Bois Sauvage di Jesmyn Ward, National Book Award nel 2011 – la protagonista, Esch, racconta di un tema che ha scritto a scuola e di cui va molto fiera: è stata l’unica della classe in grado di spiegare perché il bambino di Mentre morivo è convinto che sua madre sia un pesce. Qualche anno dopo – nel 2017, ma in Italia solo quest’anno – Ward pubblica Canta, spirito, canta, secondo capitolo di quella trilogia, e diventa l’unica donna della storia a vincere un secondo National Book Award. Anche questa volta c’entra Mentre morivo, ma in modo più profondo.

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“Mars Room”: storia della ragazza cattiva

Mars Room, Rachel Kushner
(Einaudi, 2019 – Trad. di G. Granato)

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A undici anni decisi di uccidere il mio compagno di banco. Odiavo i suoi piccoli soprusi: mi prendeva il righello senza permesso e non lo restituiva neanche dopo numerose intimazioni – fingeva di non sapere che i miei pensieri giravano notte e giorno intorno al mio righello chiuso nel suo astuccio: ero convinto che ne godesse. Lo odiavo. E l’avrei ucciso. Non era solo una fantasia, c’era progettualità; avevo calcolato la distanza dalla finestra, la mia altezza superiore, avevo messo in conto la forza della rabbia. Le conseguenze di quel gesto mi sembravano irrilevanti: ciò che contava era, per una volta, far capire al mondo che sapevo reagire, che non ero un fesso.

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Mio padre, il pornografo: lo specchio della genitorialità

Mio padre, il pornografo, Chris Offutt
(2019, minimum fax – trad. R. Serrai)

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C’è un luogo in cui le persone riversano tutti i rimpianti e le ambizioni, le promesse e le paure: i loro rapporti coi genitori.

Spesso, più di quanto ci faccia piacere ammettere con noi stessi, i genitori sono il mito da abbattere e l’ambizione da raggiungere: viviamo nell’eterna dicotomia di emanciparci da loro – dicendo a noi stessi: Io non sono come Te – e di renderli orgogliosi, facendo ciò che hanno fatto loro, magari meglio. Continua a leggere

“La felicità è come l’acqua”, tra sobrietà e denuncia

La felicità è come l’acqua, Chinelo Okparanta
(Racconti Edizioni, 2019 – trad. Federica Gavioli)

coverL’ultima novità in casa Racconti edizioni, da oggi in libreria, è un vero gioiello: La felicità è come l’acqua raccoglie dieci racconti di Chinelo Okparanta – una giovane scrittrice di origini nigeriane, ma residente negli Stati Uniti da quasi trent’anni. Continua a leggere

Kristen Roupenian, la signora delle mosche

Cat person, Kristen Roupenian
(Einaudi, 2019 – Trad. C. Mennella, G. Pannofino, M. Balmelli)

cat-person-kristen-roupenianNei giorni in cui leggevo il libro di cui parla questo articolo mi è capitato di passare dalla Fondazione Prada, a Milano: una persona della mia vita voleva vedere una certa opera d’arte che consiste in dieci enormi funghi rotanti che pendono a testa in giù dal soffitto. L’opera in questione si trova al nono piano di una torre, e prima di arrivarci abbiamo visitato altri otto piani in cui c’erano tulipani giganteschi in acciaio inossidabile, sedie e tavoli carbonizzati che mantenevano la forma originaria grazie a delle gabbie di metallo, un grosso oggetto di pelo (chiamato, naturalmente, Il pelo) e altre cose del genere. Continua a leggere

West, la nausea dell’ignoto

West, Carys Davies
(Bompiani, 2019 – trad. G. Granato)

51V9LKcFb9L._SX355_BO1,204,203,200_.jpgNel 1739, nel fango salato del Kentucky vengono rinvenute le ossa di un mastodontico e sconosciuto animale. Qualche tempo dopo, nel 1815, l’eco di questa scoperta si amplifica e raggiunge le orecchie di Cy Bellman, un allevatore di muli emigrato dal Galles in Pennsylvania. L’uomo ne rimane completamente sconvolto: quella bestia è esistita e forse ne esistono ancora degli esemplari e forse abitano nei territori sconfinati e inesplorati del lontano West. Cy non pensa ad altro giorno e notte, sente un fremito dentro di sé, un richiamo magnetico. Alla fine, la forza di quell’emozione è troppo forte: si calca il cilindro in testa e parte alla ricerca di quegli animali ignoti, lasciando a casa la figlia Bess di dieci anni, accudita dalla zia Julie. Continua a leggere

Pensare con la propria testa: quanto è costato a Tara Westover

L’educazione, Tara Westover
(Feltrinelli 2018 – Trad. S. R. Sperti)

educazioneNel 2018 una sorta di caso letterario si è verificato negli Stati Uniti. La giovane scrittrice Tara Westover ha raggiunto con il suo primo romanzo una notorietà straordinaria e numerosi riconoscimenti; L’educazione, pubblicato in Italia da Feltrinelli, è tradotto in decine di lingue.

L’educazione è un’autobiografia: la protagonista è Tara Westover, nata e cresciuta nell’Idaho in una famiglia di mormoni oltranzisti, impegnati in una lotta secolare contro lo Stato nell’attesa dei Giorni dell’Abominio. Continua a leggere