Darryl. Siamo tutti un po’ cuck

Darryl, di Jackie Ess
(Pidgin Edizioni, 2022 – trad. Stefano Pirone)

mini

Darryl è il diario di un uomo in una tempestosa crisi di mezza età sul piano esistenziale, sentimentale e soprattutto sessuale. Sebbene per la maggior parte della sua vita ammetta di aver sempre cercato di corrispondere a ciò che ci si aspettava da lui, per non destare attenzioni o scocciature, d’un tratto a Darryl si è presentata l’occasione di poter esplorare i suoi desideri, di aprirsi a un ventaglio sempre più ampio di possibilità, che lo invitano ad uscire dal sentiero tracciato per spingersi alla ricerca di se stesso.

Il percorso di Darryl inizia con la scoperta del cuckoldismo, ovvero quando inizia a provare piacere nell’osservare sua moglie intrattenere rapporti sessuali con un uomo più prestante e attraente di lui. Un uomo per il quale, con il tempo, inizia a provare dei sentimenti che non riesce a spiegarsi.

Attraverso la riscoperta del piacere sessuale Darryl sperimenta una nuova consapevolezza di sé, che avvia in lui le premesse per un lungo dialogo introspettivo: cosa c’è all’origine del piacere? Cosa lo ha portato ad identificarsi come cuckold, lui che non ha mai provato prima alcun senso di appartenenza? Chi è lui? È un uomo che gode di un piacere masochista e autodenigratorio nel vedere sua moglie con un altro uomo? O è una donna che vorrebbe essere al suo posto e cerca di immedesimarsi nell’atto?

Con ironia e intelligenza, l’autrice Jackie Ess sfrutta il sesso come contesto narrativo per esprimere l’insieme di forze sociali, relazionali e psicologiche che obbligano la caratterizzazione di un individuo. L’identità di genere di Darryl si intreccia a fattori sociali ed economici, creando delle vere e proprie trappole dal quale gli è impossibile liberarsi. «Il genere è una prigione di merda», si ritrova a pensare. Il suo viaggio rivela come il sesso non sia mai una questione privata, ma il frutto di una serie di pressioni culturali e sociali che portano alla creazione di ruoli possibili ben predefiniti.

Il dilemma di Darryl nasce nel momento in cui egli non si riconosce all’interno di questi schemi.  «Vorrei solo non essere costretto ad essere quel che sono», confida lungo la narrazione, e ancora racconta: «A volte sento il mio cuore come un lungo corridoio in cui ogni porta è chiusa a chiave. Chiusa da pensieri come “disgustoso”, “umiliante”, “pericoloso”, “amaro” o semplicemente dalla castità. La sensazione che si ha esplorando il mio stile di vita è quella di aprire queste porte una alla volta.»

Se Darryl ci appare inizialmente come un personaggio comico, autoironico e sul quale potremmo permetterci una risata, mano a mano che lo conosciamo empatizziamo con le sue incertezze, ci riconosciamo nel suo punto di vista, sorprendendoci a chiederci, nel nostro intimo e senza vergogna: potrebbe piacere anche a me fare questa cosa? Perché non me lo sono mai chiesto prima?

«Penso che noi cuckold siamo l’unico orientamento sessuale votato alla verità», confessa Darryl a Oothon, una sua amica transessuale. «Tutti gli altri ruotano attorno alla performance, al piacere, al riconoscimento. È per questo che ultimamente la gente sembra odiarci tanto? Forse guardare e ascoltare sono le cose più coraggiose che un uomo possa fare. Riesci ad affrontare la tua stessa inferiorità? Riesci a guardarti mentre vieni rimpiazzato?»

Partendo dal voyeurismo e dal cuckoldismo, il percorso di Darryl lo porta a toccare il mondo della spiritualità e del BDSM, il mondo trans, omosessuale, bisessuale, rimanendo sempre sull’uscio e senza mai rientrarci appieno. Le persone che Darryl incontra portano una serie di etichette nelle quali lui vede un ritratto parziale di se stesso, ma mai completo, mai soddisfacente; il che lo porta ad esplorare ancora di più, conoscere di più, lasciarsi andare di più alla deriva degli altri.

La parte più affascinante di Darryl è senza dubbio proprio la sua innocenza, così lontana dagli stereotipi sulla mascolinità e, per questo, motivo del suo dolore e del suo sentirsi incompreso. È un’innocenza interiore, una vulnerabilità che lo apre agli altri, un vuoto gentile che permette loro di entrare.

La mancanza di un sé solido, la mancanza di limiti tra dentro e fuori, tra lui e l’altro, comporta da una parte grandi margini di contatto: la curiosità lo porta a sperimentare pratiche e modi di essere lontani dal suo, andando oltre la sua paura, i suoi preconcetti e il suo istinto di conservazione permettendogli di rinnovarsi continuamente, evolvere e sviluppare un rapporto più profondo con la sua emotività; dall’altra ne consegue però anche l’esposizione a una serie di pericoli.

Darryl schiude se stesso a tutte le persone che entrano in intimità con lui, come se il suo “io” non fosse abbastanza forte e avesse bisogno di definirsi in base allo sguardo degli altri, in base all’amore che provano nei suoi confronti, perché lui riesca a sentirsi una persona vera, una persona viva. In mancanza di filtri e di confini stabili, parti di quelle stesse persone entrano in lui: comportamenti, idee, credenze, pensieri, emozioni. Se da una parte questo gli permette di assorbire e arricchirsi di una molteplicità di visioni non sue, nella sua psiche rischiano di entrare anche elementi spaventosi, che lo influenzano nel compiere atti orribili e prima impensabili.

È il caso della sua relazione con Clive, lo psicoterapeuta di Darryl che, dopo aver compreso l’entità del suo problema, approfitta della situazione per intrattenere rapporti sessuali con sua moglie mentre lui assiste o è fuori casa. Personaggio ambiguo e impenetrabile, Clive si scopre essere accusato dell’omicidio di un ragazzo avvenuto durante pratiche di sadismo spinte oltre l’estremo.

Nonostante Clive impersonifichi tutto ciò che Darryl non è e non vuole essere, il protagonista è stregato dalla sua presenza, vittima di una fascinazione che lo attira a lui anche quando può provocare danni a se stesso e alle persone a lui care, tingendo il racconto di un’atmosfera oscura e adrenalinica, rasente il thriller. Anche quando potrebbe difendersi, o dire di no, o andarsene via, l’estrema accondiscendenza di Darryl lo porta in luoghi bui e pericolosi in cui non può succedere nulla di buono.

Il suo essere cuck è una diretta conseguenza di questo suo modo di interfacciarsi con la realtà: è una persona che si lascia trasportare dagli eventi, che guarda tutto da lontano, da una posizione passiva, lascia l’azione agli altri per vivere la vita attraverso i loro occhi e la loro pelle.

L’affascinante polimorfismo di un personaggio complesso come Darryl ci ricorda che l’esplorazione della sessualità non è un percorso lineare e non necessariamente arriva a un’illuminazione definitiva. Nei vari passaggi il protagonista assume termini differenti per provare a identificarsi, ma che gli stanno così stretti da abbandonarli progressivamente, arrivando più volte alla conclusione di essere indefinito per natura.

«Dopo essere venuto, stamattina sono rimasto steso lì in quel momento di tranquillità che sembrava durare un’eternità. Non ero maschio o femmina, non c’erano successo o fallimento, non c’era neanche l’assenza di queste cose. Era solo un momento disormeggiato dallo sforzarsi, dal pensare, dal parlare, senza neanche parlare con me stesso. Non ho bisogno di un’etichetta per identificarlo.»

Nella società in cui viviamo oggi, ciò che è indefinito in una persona viene considerato in modo negativo, come sintomo di una mancanza di spina dorsale, di coraggio, di maturità e, nel caso di Darryl, dimostrazione di scarsa virilità. Con un linguaggio sorprendente e una narrazione sovversiva, il romanzo d’esordio di Jackie Ess mostra l’indefinitezza del sé in una luce differente, ci racconta della sua bellezza, della sua potenzialità, avvertendoci al contempo anche delle sue possibili zone d’ombra.

«Io sono potente a modo mio, solo meno come un guerriero. Sono un essere neutro e scorro come il miele.»

Davide Lunerti

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