La quotidianità raccontata “sottovoce”

Sottovoce, Sarah Manguso
(2019, NN EDITORE – trad. G. Guerzoni)

 

SottovocePrima di Sottovoce, la NNE ha portato in Italia altre due opere dell’autrice americana Sarah MangusoIl salto e Andanza, memoir dall’impronta sempre unica e particolare. La bibliografia della scrittrice conta anche numerose poesie e alcuni racconti brevi, rendendola quindi esponente di una letteratura dalla forte matrice personale e simbolica, che ricerca la sua strada in strutture alternative.

Sottovoce certamente è un’opera che esula da tutte le forme più canoniche della letteratura. L’autrice si mette a nudo raccontando alcuni momenti casuali della sua vita in una serie di brevissimi episodi, lunghi indicativamente tra le 5 e le 20 righe. Si intrecciano ricordi dell’infanzia con eventi della vita adulta, in quella che sembra un’altalena infinita: dal furto di un orecchino alla descrizione della strada che l’autrice percorreva da bambina per raggiungere l’asilo, dal ricordo di una ragazza morta per overdose ai giochi nei campi estivi.

Sottovoce è un susseguirsi di rapide pillole letterarie che il lettore non può impedirsi di divorare l’una dopo l’altra, quasi senza rendersene conto. È difficile imporsi di interrompere la lettura, perché ogni pagina invita inconsapevolmente a leggere la successiva. Ciascun episodio si legge in un soffio, con gli occhi che scorrono automaticamente a quello dopo.

I racconti di per sé potrebbero persino essere letti in ordine casuale, senza nulla togliere al senso dell’opera, se non rispetto al legittimo diritto dell’autrice di costruire la sua “altalena” di episodi secondo la sequenza che considera più incisiva. L’unico tratto comune a tutti gli episodi è la loro verità intrinseca: Sottovoce raccoglie in forma letteraria quei brevi istanti della vita di ogni individuo che non vengono mai raccontati, i segreti quotidiani delle persone, i loro rammarichi, le domande che ogni essere umano si pone sulle piccole verità della sua esistenza. Il titolo originale dell’opera, “Hard to admit and harder to escape”, è incisivo proprio perché allude a questa sua particolarità.

D’altro canto, il singolo ricordo acquista valore solo se legato a tutti gli altri, in un puzzle disordinato di momenti che permette nella sua interezza di tracciare l’affresco di una vita che non ha nulla di speciale, rispetto a quella di qualsiasi altra persona. Ed è forse questo il vero problema dell’opera: pur essendo una lettura che si divora con rapidità e coinvolgimento, nei fatti il lettore finisce con il rimanere sempre in sospeso, domandandosi che cosa ciascuno di quei brevi racconti aggiunga alla sua vita. Sono sicuramente storie piacevoli, ma quasi mai davvero incisive.

Sottovoce è una lettura leggera con cui può essere piacevole riempire i tempi morti tra un impegno e l’altro, sapendo poi che, appena chiuso il libro, il suo contenuto verrà dimenticato. Purtroppo l’oblio è la peggiore condanna per qualsiasi libro.

Anja Boato

 

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