Come si vive dopo il proprio omicidio?

Il mio omicidio, Katie Williams
(Bollati Boringhieri, 2023 – trad. C. Prinetti)

«In teoria avrei dovuto prepararmi per la festa, la prima dal mio omicidio». Questa la frase di apertura de Il mio omicidio di Katie Williams, che dà un indizio essenziale a stimolare la curiosità del lettore: l’omicidio citato nel titolo non è un evento che, come sarebbe ovvio, avviene nel corso o alla fine del romanzo, ma è avvenuto prima del suo inizio. La paradossalità della situazione – che contravviene la Riflessione dell’autobiografante di Caproni1 – è un ottimo punto di innesco per un romanzo costruito sugli stilemi del thriller, e il primo capitolo dedicato alla preparazione per la festa anziché a spiegare le circostanze dell’omicidio.

Il mio omicidio è un romanzo ambientato in un futuro prossimo, in cui esiste ed è in funzione da più anni un programma governativo di clonazione in grado di riportare in vita gli esseri umani. Dopo vari scandali politici, per ripulire la propria immagine agli occhi della popolazione civile, il comitato sceglie di riportare in vita cinque donne uccise da un serial killer. Una di queste è la protagonista, Lou, la cui parabola personale di ricerca di significato si inserisce all’interno di questo scenario di futuro possibile. Il primo grande quesito, che rimane sottotraccia per affiorare in brevi momenti, è il criterio di scelta con cui restituire la vita alle persone: è sufficiente aiutare poche vittime innocenti per poter bilanciare un uso della clonazione a favore di personalità potenti? E in quale caso essere vittima dà accesso a questo privilegio?

Un altro tema che si riverbera all’interno del romanzo, tramite la storia della protagonista, è quello delle diverse possibilità da attribuire al termine famiglia: il rapporto tra genitori e figli ma anche il rapporto tra partner. Lou è figlia adottiva di una coppia omosessuale, Papà e Due, di cui solo il secondo in vita; questi, dopo la clonazione di Lou assume un atteggiamento distaccato nei confronti della figlia, che mai aveva agito in passato. Lou è madre di una bambina, cui si sente legata affettivamente ma che sa di non aver partorito con il proprio corpo, il corpo clonato; la voglia di essere madre e la paura di non riuscire ad esserlo sono simboleggiate da una valigia nascosta dell’armadio, contenente tutti gli oggetti che Lou vorrebbe portare con sé nel caso di una fuga improvvisa che sa di non voler attuare. Lou è partner di Silas, uomo con cui ha sempre avuto un rapporto limpido, ma che dal momento del suo omicidio sembra diverso, quel tanto che basta per minare nella protagonista la fiducia che dovrebbe essere alla base del rapporto di coppia.

Oltre a seguire la storia della protagonista, il romanzo si amplia verso le storie delle altre donne riportate in vita dopo l’omicidio, affrontando altri temi individuali e collettivi che, sebbene proiettati in un futuro prossimo hanno già una valenza nel contemporaneo. La ragazza con cui lega Lou, Fern, che dal punto di vista psicologico vive la sua clonazione come un modo per crearsi una personalità opposta alla precedente, e che non riesce ad accettare di non avere memoria del proprio omicidio, tanto da cercare di ottenere un appuntamento con il proprio assassino, per cercare di capire le ragioni che l’hanno portato a uccidere proprio lei. Ma soprattutto Angela, che dopo la clonazione crea un videogioco ispirato al suo assassinio, in cui gli utenti – tramite dei visori VR – possono immedesimarsi in lei e cercare di scappare dal serial killer; videogioco che diventa virale in poco tempo, e in cui vengono organizzati eventi collettivi anche inaspettati.

La caratteristica più interessante nello sviluppo del romanzo è proprio il continuo coniugare a un’atmosfera tipica del thriller delle riflessioni su un mondo prossimo, in cui la tecnologia ha un ruolo di primo piano. Senza arrivare alle invenzioni tipiche dei romanzi distopici, nonostante la tematica della clonazione, sono inserite all’interno dei capitoli delle novità dovute allo sviluppo tecnologico che pur non esistendo rimangono nella soglia della possibilità (vedi ad esempio un sistema di taxi a guida automatica, o il lavoro di Lou, che consiste nell’incontrare persone in spazi virtuali).

Il mio omicidio è un romanzo che, mantenendo la tensione fino all’ultima pagina, si apre continuamente a riflessioni di etica e bioetica fondamentali per il mondo in cui viviamo e in cui stiamo per vivere.

Enrico Bormida

1«Un conto lo dovrò pur fare. / La morte. Ecco un’esperienza / che non potrò raccontare.» in G. Caproni, Tutte le poesie, Garzanti, p. 473.

Immagine in evidenza: Jakub Schikaneder, Murder in the house, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12454276

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