Casa di foglie, la letteratura ergodica e il senso della pagina scomposta

Casa di foglie, Mark Z. Danielewski
(66thand2nd, 2019 – trad. S. Reggiani e L. Taiuti)

 

9788832970944_0_0_626_75Quando ho sentito parlare di Casa di foglie la prima volta, il libro era già fuori commercio. Gli appassionati più testardi potevano pensare di acquistarlo su Amazon a cifre improponibili, centinaia di euro per un unico volume, o provare a reperirlo direttamente in inglese.
Se c’è però un romanzo che non consiglierei a nessuno di leggere in una lingua di cui non si ha perfetta e naturale padronanza, questo è proprio Casa di foglie: troppo complesso, troppo lungo, troppo folle per rischiare di perdersi qualche dettaglio lungo il cammino. È una lettura che richiede pazienza, e da più fronti: la pazienza del lettore, che deve vincere il timore del muro di carta per farsi trascinare nella lettura; quella dello scrittore, che senza ombra di dubbio vi ha perso dietro tempo, sonno e sanità mentale, e quella dei traduttori, a cui va il merito di aver trasposto in italiano un geniale delirio artistico e letterario, che trova un suo senso proprio attraverso la padronanza del linguaggio (e dello spazio fisico della pagina). Continua a leggere

Cosa è umano e cosa no: L’invenzione degli animali di Paolo Zardi

L’invenzione degli animali, Paolo Zardi
(2019, Chiarelettere)

paolo-zardi-linvenzione-degli-animali-9788832961799-4-300x466Anno 2035, minimo. La Ki-Kowy è un’azienda onnipotente e onnicontrollante che da sola è in grado di decidere il futuro dell’uomo e del mondo. Quattro giovani promettenti – Lucia e il suo fidanzato Patrick, Marianne con Tibor – vengono arruolati per far parte di questo sfavillante e ambizioso progetto globale. Lucia viene affidata a un laboratorio di ibridazione genetica: lo scopo è creare ibridi animale-uomo per avere un allevamento (o una coltura) smisurato di organi da trapiantare. L’imperativo: ottenere la chiave per la vita eterna. Continua a leggere

Che “Stella distante” di Roberto Bolaño sia il vostro regalo di Natale

Prima di dare il via alle ferie di Natale recensisco “Stella distante” di Roberto Bolaño, edito da Adelplhi. E ogni volta che leggo un suo romanzo, giuro, sento un sapore metallico alla bocca. Come qualcosa di ruvido che non vuole scendere, un sapore scomodo e pieno di spigoli. Il fatto è che mi stupisce, un po’ mi inquieta, come questo autore riesca a scrivere così fluidamente e naturalmente anche di cose tremende. “Stella distante” ha le tinte pulp di un thriller, di un giallo insoluto, non sciolto totalmente. Forse il sapore di amaro e metallico viene proprio da questa conclusione non determinata, incompleta. Continua a leggere