Impenetrabile, Alix Garin
(Bao Publishing, 2025 – Trad. F. Savino)
Ero immersa nel mio inferno personale – camminare, annualmente e da diversi anni, senza essere ahimè spinti da costrizione alcuna, tra gli stand del Salone del libro di Torino, un venerdì – quando sono capitata davanti al banco di Bao e mi sono fatta catturare da una copertina interessante: un volto, verosimilmente femminile, due mani che sembrano zittirlo e trattenerlo. Impenetrabile. Lo apro, la prima cosa che leggo mi fa capire che quel libro devo leggerlo e devo anche possederlo: non capita spesso, dopotutto, di trovare un prodotto di consumo che parli di una disfunzione del pavimento pelvico come il vaginismo.
Quindi Impenetrabile è, prima di tutto, una graphic novel che parla di vaginismo: una cosa scomoda, di cui si sta parlando adesso più di prima, ma ancora avvolta da un alone di tabuizzazione, di vergogna, di ignoranza. Il vaginismo – ma questo viene ampiamente spiegato nel volume, mi limito qui a una definizione generale – è un disturbo che può avere diverse cause, ancora poco studiato e poco trattato, non sempre facilmente diagnosticato: quello che qui importa è che rende impossibili o molto dolorosi i rapporti penetrativi. Leggerne in una graphic novel edita da una casa editrice così nota è una cosa potentissima: aiuta a normalizzare un problema che in realtà è molto più diffuso di quel che si potrebbe pensare.
La storia è autobiografica: Alix, illustratrice belga, va a vivere a Bruxelles con il suo ragazzo. Ha subito un lutto, lavora un sacco, è affaticata, ma le cose sembrano andare avanti. Finché, un giorno, all’improvviso, comincia a provare dolore durante i rapporti sessuali; lì comincia il suo personale calvario. Un calvario che è anche una alienazione progressiva dal corpo: un corpo che non riesce più a mettersi in contatto con le sue sensazioni, a provare piacere; un corpo che progressivamente si svuota.
Inizialmente non riesce a parlarne con il suo partner, fino a quando il dolore diventa tanto intenso che non può più a trattenersi ed esplode: quando lui le chiede perché non gliel’abbia detto prima, lei non sa cosa rispondere. Il percorso che intraprenderà successivamente vuole anche provare a rispondere a questa domanda: a chiarire a cosa si debba questo senso del dovere, questo blocco, in realtà assai comprensibile in una cultura che concepisce ancora il rapporto sessuale come essenzialmente fallocentrico (al punto da considerarlo incompleto in assenza di penetrazione). Vengono problematizzate questioni come il ruolo del sesso nella società, l’idea che la sua assenza condanni una relazione alla fine, o la possibilità che due partner abbiano diversi livelli di libido (o di soddisfazione – vedasi ad esempio il cosiddetto orgasm gap*).
Nel tentativo di recuperare la connessione interrotta col corpo, Alix prova varie vie, dalle più semplici (lubrificante, visita ginecologica, terapia psicologica) alle meno ortodosse: durante una festa, accetta per la prima volta una pastiglia da un amico e torna, per un effimero lasso di tempo, a sentire cose. Arriva infine, da una ginecologa specializzata, la diagnosi corretta: vulvodinia, una condizione di dolore cronico vulvare dovuto a una ipersensibilizzazione dei ricettori nervosi della zona.
«Tutti questi sforzi per essere penetrata di nuovo. Assumere il ruolo di donna che è stato scelto per me» (p.93)
Comincia così il processo, non lineare né semplice, della terapia, che tocca più sfere – fisica, ma anche psicologica. Così Alix arriva, ad esempio, a chiedersi perché abbia accettato di cedere a un ricatto, di affannarsi per ri-assumere il ruolo di donna penetrata che lei non ha scelto per sé. La sensazione è quella di «giocare a un gioco di cui altri hanno scritto le regole», di lottare contro se stessa.
«Prenda la bambina. Le faccia fare un bagno. La lavi con cura. Le dia dei vestiti. E la porti dove vuole» (pp. 102-103)
Con l’aiuto essenziale della specialista giusta, la protagonista comincia a mettere in discussione una serie di convinzioni interiorizzate che la porteranno, seppur attraverso vie tortuose, a riavvicinarsi al proprio desiderio, alle sensazioni, al suo partner. La guarigione arriva come il suggello di una riscoperta di sé e di una liberazione; ma anche come il traguardo di una sfida affrontata, nel bene e nel male, sempre in due: in questo senso, il libro è anche una bellissima dichiarazione di amore.
Garin racconta senza risparmiarsi e senza risparmiare al lettore le tappe più pruriginose, laddove non apertamente controverse, della sua esperienza; descrive sentimenti complessi e sfumature senza appiattirli, si lancia fuori dalla sua comfort zone. In un’intervista l’autrice elenca tra i suoi modelli Blankets di Craig Thompson e Dessiner encore di Coco, ma anche Annie Ernaux e Marguerite Duras.
Riflettendo su temi come: il rapporto con il corpo, il desiderio, le relazioni, i modelli relazionali e le aspettative ad essi connesse, monogamia e non monogamia, sesso e sentimenti, senso di colpa, Impenetrabile regala un testo necessario, ben trattato ed estremamente attuale in un’epoca che vede la società cambiata, i rapporti farsi più fluidi, i bisogni restare essenzialmente gli stessi; con leggerezza e spirito, Alix ci conduce in posti a volte bui, a volte molto teneri, con il suo stile cartoon e un uso molto espressivo del colore, che si serve di tonalità vivaci e contrasti forti.
Alessia Angelini
P.S. Già che siamo in tema, aggiungo una quota azzurra: nel corso dello stesso Salone, in un’altra sala, Gipi (Unastoria, La terra dei figli, Stacy etc) presentava un romanzo sulla disfunzione erettile: saluto con ottimismo un mondo in cui le disfunzioni sessuali, maschili e femminili, non vengano più tabuizzate.
* Per orgasm gap, o pleasure gap, si intende una differenza nella frequenza degli orgasmi raggiunti durante il sesso tra uomini e donne cisgender.
