Stellario: la vita, in forma breve

Stellario, Alessandra Minervini
(Revolver, 2025)

Nel saggio Modern Fiction, Virginia Woolf afferma che il compito di ogni scrittore dovrebbe essere quello di restituire la forma variabile e complessa della vita, più simile a un alone luminoso che circonda tutto che a una serie di lampioni piantati ordinatamente in fila. Costruire l’idea di un tutto sfaccettato e multiforme in una forma che rimanga il più compatta possibile: una sfida che appare tanto più impegnativa quando si svolge sul campo della forma breve, in cui il numero di battute esige rigore e pulizia.

Riesce bene nell’ambizioso obiettivo di costruire un mondo sfaccettato attraverso affondi brevi Stellario, l’ultima opera della scrittrice e giornalista Alessandra Minervini, in libreria per Revolver Edizioni. La raccolta di racconti, composta da diciassette storie brevi unite insieme da una traccia stilistica chiara e riconoscibile, è in grado di toccare temi e spazi molto diversi e di restituire un ritratto ben definito di uno spicchio di umanità.

Sparpagliati tra la Puglia e il Nord Italia, intrappolati in lavori, ruoli e rapporti più o meno frustranti, i protagonisti di Stellario sono in grado di trascinare i lettori nelle loro storie grazie a incipit fulminanti, come quello del racconto La puzza del lavoro.

Ogni tanto guardo mio padre e penso: per favore muori. Ma se muore perdo la pensione di invalidità.
(p. 97)

Proprio il lavoro è uno dei grandi protagonisti dell’universo letterario di Minervini: i suoi personaggi si destreggiano spesso tra impieghi che sono gabbie e illusioni. È il caso della protagonista di Superlife, che cerca nelle promesse del network marketing un senso a una vita che altrimenti sembrerebbe intenzionata a intrappolarla nella banalità; o, ancora, di Gervasio, che in Non c’è niente di nuovo, Gina, racconta ai lettori la sua trasformazione da ingegnere informatico a barista.

A fianco del lavoro salariato, si fa strada tra le righe anche una rappresentazione cruda e precisa di quello che Rachel Cusk ha chiamato “il lavoro di una vita“: la maternità. Le madri in Stellario sono ruvide e spiazzanti, sfuggono agli stereotipi del loro ruolo e ne rappresentano gli aspetti più oscuri e meno raccontati: il controllo, l’abbandono, la solitudine, la crudeltà.

Bisogna essere crudeli a non avere avuto una madre accanto e avere una figlia che invece mamma non mi ci chiama nemmeno se glielo chiedo per favore, e infatti modestamente io sono una persona crudele. Per fortuna mi scambiano per pazza e ogni giorno come madre e come moglie me la cavo così. A mio marito piace, una pazza in casa fa comodo.
(p. 28)

Sebbene respingenti e imperfette, le madri raccontate da Minervini hanno qualcosa di magnetico: convincono delle loro ragioni e, con toni imperiosi e privi di scuse, trascinano chi legge dalla loro parte, in una imprevista rete di solidarietà e consapevolezza.

E i legami tra donne, in effetti, sono un’altra colonna portante della raccolta: costellati di rancori e non detti, come tra la madre e la figlia di Si muore una volta sola nella vita, o ancora morbosi e sensuali, come in Stellario e I nostri cavalli di battaglia, sono a volte il mezzo attraverso cui introdurre uno sguardo di denuncia su temi di attualità. Questo è il caso de Il venerdì sono sempre innamorata, in cui lo sguardo della giovane voce narrante ricostruisce con pungente delicatezza le vicende che hanno portato al femminicidio di una persona cara.

La scrittura secca ed efficace dell’autrice permette a questi temi importanti di distinguersi tra le righe dei racconti senza mai trasformarli in proclami, lasciando spazio alla complessità dei personaggi e al loro costante porsi sulla soglia tra ruoli. Il risultato è una serie di ritratti memorabili di personaggi, soprattutto femminili, che si affermano sulla pagina con potenza: per esempio, Olga, la protagonista di Fish and chips che «sta lontana da chi schifa l’intimità, i baci, le carezze, i morsi, i pizzichi, gli schiaffi, gli sputi» (p. 79), o ancora l’Angelora de I nostri cavalli di battaglia, che è «tutto e il contrario di tutto». I personaggi femminili, insomma, riescono a farsi strumenti di denuncia con le loro storie senza restare cristallizzati nel ruolo di vittime; si dividono tra famiglie asfissianti e una libertà spesso difficile da gestire; condividono gli spazi delle loro case con altre donne e stringono legami fluidi, intensi e perturbanti.

I personaggi di Stellario non rinunciano alla tenerezza né alla contraddizione, riuscendo a restituire, nel complesso, una sensazione avvolgente che ricorda l’alone luminoso di cui parla Woolf: una mappa in cui chi legge può orientarsi ― o perdersi ― con profonda partecipazione.

Loreta Minutilli

Immagine di copertina di Engin Akyurt da Pixabay

Lascia un commento