Storia di Anna Drei, Milena Milani
(Cliquot, 2025)

Uscito nel 1947 e vincitore della prima edizione del Premio Mondadori, Storia di Anna Drei è il romanzo d’esordio di Milena Milani, ripubblicato nel 2025 dalla casa editrice Cliquot, che continua a portare avanti il suo prezioso lavoro di recupero di scrittori e scrittrici dimenticati.
A questo proposito, c’è da chiedersi se Milena Milani non sia stata obliata e ignorata più di altre donne che hanno scritto durante la sua epoca, e magari anche più ingiustamente, considerando la modernità della prosa, dei personaggi e dei temi trattati. Hanno provato a rispondere le studiose Daniela Tani e Alessandra Trevisan nel corso della seconda giornata di Testo Firenze 2026 in un incontro dedicato proprio all’autrice savonese: forse perché è stata iscritta ai Gruppi Fascisti Universitari, anche se poi se n’è distaccata e ha occupato la sede di un quotidiano fascista, tanto da essere costretta a lasciare Roma a seguito di quell’episodio; forse perché non è mai stata una militante, nonostante nel 1968 si sia iscritta al Partito Radicale Italiano; forse perché non è stata una femminista; forse perché non frequentava scrittrici, ma artiste e artisti del calibro di Lucio Fontana. Forse non c’è un perché, o forse sì: il suo essere donna e nell’averlo rivendicato in ogni suo scritto, articolo e intervista. In ogni caso, l’importante è che sia stata ripescata e che oggi siamo qui a leggerla.
«Cercherò di raccontare quello che fui, quello che seppi di me, creatura misteriosa, nata, vivente ancora, prima che sia troppo tardi. Perché io voglia questo non so, ma sento che non mi piace passare inosservata, trascorrere i giorni come tanti fanno, accontentandosi di cose passeggere.
Io che studiai il cielo, che lo sentii dentro di me.
Io che amai il sole, il mare, questi uomini fatti anche di carne.»
Una delle particolarità di Storia di Anna Drei è che siamo di fronte a un romanzo nel romanzo: da un lato c’è la narratrice «incongrua e inattendibile», come la definisce Rosella Postorino nella postfazione, una donna di cui non si sa nulla, neanche il nome; dall’altro c’è il manoscritto di Anna Drei, che la narratrice legge su richiesta di Anna, ma anche per curiosità propria. Cosa sia vero e cosa no delle parole di Anna non è chiaro: Anna rivendica solo alcuni degli episodi raccontati nelle pagine da lei riempite, per esempio il suicidio di un suo vecchio fidanzato di nome Paolo, mentre per il resto nega che si tratti di fatti reali.
I lettori e le lettrici conoscono dunque Anna Drei attraverso il racconto della narratrice e il racconto che Anna fa di se stessa. Ne emerge il ritratto di una donna infelice, inquieta. «Anna Drei è un essere umanissimo che, come tutti noi, non smette di cercare una (irraggiungibile) verità», scrive sempre Rosella Postorino nella postfazione, mettendo l’accento anche su un altro aspetto fondamentale: il doppio, presente in tutto il testo, fin dalle prime battute. Le due giovani si incontrano al cinema, luogo di proiezione, poi ci sono due donne, due uomini, due case, due città, due voci narranti e due Anna.
«L’Altra Anna dice che gli uomini sono degli dei di questo assurdo dono della vita.
L’Altra Anna dice che la perfidia è l’unica verità sulla Terra.»
Al centro c’è il legame tra la narratrice e Anna Drei, un rapporto metafisico, che però lascia spazio a interpretazioni di altro tipo. Vincenzo Cardarelli definì Anna Drei «una Saffo moderna», e in effetti la sensazione è di trovarsi di fronte a due donne che, se fossero vissute oggi, forse avrebbero avuto una relazione amorosa, e forse si sarebbero dette attratte da altre donne.
Non che all’interno dell’opera dicano di essere interessate al genere maschile, anzi, lo considerano quasi un intralcio, però inevitabilmente ci cascano e ci tornano, come se fossero attirate da una forza invisibile. La società di allora? È difficile, hanno sottolineato Daniela Tani e Alessandra Trevisan, estrapolare Milena Milani e i suoi personaggi dal contesto in cui si sono mossi, però i lettori e le lettrici contemporanei non possono non notare alcuni elementi che definiremmo queer (Milena Milani è autrice anche di un romanzo intitolato La ragazza di nome Giulio, che non affronta la questione dell’identità di genere, non apertamente almeno, ma che le costò un processo per oltraggio al pudore a metà degli anni Sessanta).
«Così dissi a Mario che mi trasferivo da Anna Drei. Dissi anche l’indirizzo, piazza Mignanelli 6, all’ultimo piano.
Mario rise, era gettato sul letto, coperto col cappotto: “Anna Drei” disse “sarà un’artista che vive sotto i tetti e tu sei una povera illusa che le corri dietro”.»
Al di là della natura del rapporto tra Anna Drei e la narratrice, saltano all’occhio gli ingredienti surreali che arricchiscono il romanzo: l’incontro fuori dal cinema, il film lasciato a metà per rintanarsi a casa di Anna, la narratrice che nel giro di pochi giorni lascia l’abitazione che divide con il violento Mario per trasferirsi da Anna, l’ambiguità che serpeggia in ogni interazione tra le due donne.
Si tratta di espedienti al servizio del doppio, nella tradizione folcloristica e letteraria messaggero di morte, ricorda Rosella Postorino, una morte agognata non solo da Anna Drei (lo dichiara lei stessa nelle prime pagine), ma anche dalla narratrice, che di Anna è il doppelgänger.
Del resto la morte e la sparizione spesso sono gli unici mezzi che le donne hanno avuto e hanno a disposizione per conquistare la libertà e sfuggire al maschile opprimente e alle gabbie socioculturali. Ce l’hanno insegnato Lila de L’amica geniale, citata da Rosella Postorino; Hedda Gabler; Nora, protagonista di Casa di bambola; Anna Karenina.
Scrive Nadia Fusini nel saggio Chi ha ucciso Anna Karenina? Inchiesta sugli omicidi bianchi nei romanzi dell’Ottocento, edito da minimum fax: «Anna si suicida perché scopre che non c’è alternativa possibile; a mo’ di boomerang, il suo atto – l’adulterio – le presenta di nuovo la stessa prigione, anche se in altra forma. Le due possibilità, matrimonio o adulterio, che in quanto donna ha a disposizione per realizzare la propria felicità, sono entrambe impraticabili.»
Quando si parla di donne, c’è un sottile filo rosso che le accomuna tutte, a prescindere dal tempo e dal luogo: ognuna cerca la felicità, ognuna lotta e resiste a modo suo, con i mezzi che ha a disposizione. Ecco perché è importante leggerle e riscoprirle. Ed ecco perché Milena Milani non dovrebbe mai più essere dimenticata.
«Dalla lontana città sopra il mare fuggii quel mattino, altre città conobbi più tardi, invecchiando me stessa, e sempre l’Altra ebbe il sopravvento, poiché la vera Anna era morta.
L’Altra aspetta di morire.
Ma avendo inconsueta vitalità, la sua vita sarà lunga, i giorni seguiranno ai giorni, gli uomini agli uomini.»
Marta Grima
(immagine in evidenza di Emre Can Acer da Pexels)
