Ignorantocrazia: rivalutando la cultura pop

Ignorantocrazia, Gianni Canova
(Bompiani, 2019)

Gianni Canova è un intellettuale che io ho sempre apprezzato: lo ascolto volentieri, mi piace ciò che dice e come lo dice, in un momento storico nel quale alla forma non viene mai dato il giusto valore e spazio. La forma è bella, anzi: la forma è bellezza.

Ignorantocrazia è l’ultimo saggio di Canova uscito per Bompiani. Fatta eccezione per l’accorta e accorata introduzione sullo stato pietoso dell’analfabetismo funzionale (definizione molto in voga ultimamente) in cui versa il nostro Paese, il testo è una raccolta di saggi – molto accademici – su quattro arti: il fumetto, il romanzo, la televisione e il cinema. Ognuna di queste quattro arti viene analizzata attraverso l’esempio di un’opera ai tempi considerata “pop”. Tex, i noir di Giorgio Scerbanenco, la serie La Piovra e i film di Ettore Scola (il quale non ho mai considerato realmente pop, ma tant’è). Continua a leggere

Il silenzio che distrae di Stefano Dal Bianco

Distratti dal silenzio, Stefano Dal Bianco
(2019, Quodlibet)

 

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Il dibattito che si svolge attorno alla poesia contemporanea spesso non conduce ad una radice quadrata della materia, ma è piuttosto un ribattere ampliando i punti, toccando gli stessi nodi, che ritornano sempre e restano inconclusi: ad esempio il valore della poesia, la necessità di aderire ad una forma, cosa sia la lirica oggi.

Stefano Dal Bianco, con Distratti dal silenzio – diario di poesia contemporanea, offre qualcosa di raro, cioè uno spaccato lungo più di trent’anni di militanza poetica e di interrogazioni non solo sulla valenza della poesia oggi – tema che viene solo circumnavigato – quanto, anche, sul cosa sia la poesia stessa, di cosa si compone, di quali tradizioni, e, specialmente, cosa sia lo stile, che è l’argomento cruciale che ritorna costantemente in quasi tutti gli interventi raccolti. Continua a leggere

Aragoste e altra umanità: la versione di David Foster Wallace

Considera l’aragosta, David Foster Wallace
(Einaudi, 2006)

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Sono incappato in David Foster Wallace senza alcun particolare motivo: certi pesci vengono attirati dalla luce, e finiscono in bocca al predatore. Considera l’aragosta (Einaudi, 2006) si presentava come un libro tutto sommato innocuo e strafottente al punto giusto da attirare l’attenzione: ho fatto la fine del pesce.

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Perché ci ostiniamo: una chiacchierata col traduttore Fulvio Ferrari

Fulvio Ferrari è un germanista e scandinavista attualmente in carica come docente di Filologia Germanica presso l’Università di Trento. Parallelamente all’insegnamento, esercita il mestiere di traduttore dal 1982, volgendo in italiano testi di lingua norvegese, svedese, tedesca e nederlandese. Ha tradotto numerose opere per varie case editrici: Mondadori, Lindau, ma soprattutto Iperborea. L’abbiamo contattato per chiedergli di parlarci della sua più recente uscita Iperborea, vale a dire Perché ci ostiniamo dell’autore svedese contemporaneo Fredrik Sjöberg (luglio 2018).

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“111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo” e che conoscono in pochissimi

111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo – Romolo Giovanni Capuano
(Stampa Alternativa)

traduzione-220x300In linea generale, siamo abituati a pensare che i libri siano una fonte di informazioni ufficiale e affidabile, da considerare come un punto di riferimento incrollabile e senza data di scadenza. Questo succede soprattutto con i saggi, con i manuali, con i libri di testo, con i testi sacri e con tutte le tipologie letterarie connesse. Tuttavia, spesso sottovalutiamo un dettaglio che, in verità, non dovrebbe mai essere trascurato: in che lingua è stato scritto per la prima volta il discorso che abbiamo fra le mani?

In tutti i casi in cui arriva fino a noi attraverso una traduzione più o meno affermata, infatti, va tenuto presente che la nostra lettura è in gran parte debitrice anche a chi si è occupato di capirlo al nostro posto in originale e, poi, di comunicarlo a propria volta al pubblico di un’altra lingua.

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