Aragoste e altra umanità: la versione di David Foster Wallace

Considera l’aragosta, David Foster Wallace
(Einaudi, 2006)

considera

Sono incappato in David Foster Wallace senza alcun particolare motivo: certi pesci vengono attirati dalla luce, e finiscono in bocca al predatore. Considera l’aragosta (Einaudi, 2006) si presentava come un libro tutto sommato innocuo e strafottente al punto giusto da attirare l’attenzione: ho fatto la fine del pesce.

Non che non fosse strafottente; anzi, anche solo uno elenco dei saggi che compongono Considera l’aragosta può bastare a dimostrarlo: Il figlio grosso e rosso, cinquanta pagine di analisi dell’industria del porno statunitense; Autorità e uso della lingua, settanta pagine avvincenti (sembra uno scherzo ma è così) di linguistica; Forza, Simba, cento pagine sulle primarie repubblicane del candidato John McCain (contro George Bush, nel 2000); Commentatore, settanta pagine sulla talk-radio; e poi, in misure più brevi e taglienti, Kafka, l’11 settembre, il tennis, le aragoste del Maine, Dostoevskij.

Il punto è che, oltre a essere strafottente al punto giusto, è anche vertiginosamente complesso e divertente. Complessità e capacità di divertire sono due elementi difficili da amalgamare, eppure David Foster Wallace ci riesce in modo sorprendente. Il saggio sulla pornografia è in questo senso un ottimo esempio: anzitutto, è un saggio di quelli con le note. E sono note che da una parte svolgono il loro onesto lavoro di fornire i dati e le fonti, per esempio, della «più grande ammucchiata del mondo» citata a testo (credo che l’ironia della situazione sia autoesplicativa); dall’altro diventano testo esse stesse, raccontano storie parallele talvolta incassandosi una nell’altra  fino al terzo grado (una nota nella nota nella nota). Un caso memorabile di nota poco ortodossa si offre quando l’autore fornisce un glossario dei termini essenziali del gergo pornografico e, non contento, propone anche un esercizio di composizione con relativa soluzione: «ESERCIZIO: Usare almeno otto (8) dei suddetti termini dell’industria del porno in una frase di senso compiuto».*

Ma se tutto ciò potesse sembrare solo un divertissement letterario, si deve considerare che, si tratti di industria pornografica, letteratura, linguistica, tecnica radiofonica, malizie mass-mediatiche, Wallace mostra una erudizione impressionante e quasi mai pretenziosa: insomma, tutti quei dati (“hard facts”?) non mettono a disagio il lettore, lo invitano a capire.

Ciò che accomuna saggi così disparati è anche la propensione dell’autore a osservare le cose da un punto di vista insolito. Quello dell’aragosta per il festival del Maine; quello di un reporter in uno studio radiofonico o alla “serata dei premi Oscar del porno”; quello di un lettore americano contemporaneo a confronto con Dostoevskij o Kafka; quello di un’anziana signora del Midwest di fronte all’11 settembre. Questa tecnica comporta sempre uno straniamento e una versione dei fatti che obbliga a riflettere; il resoconto delle primarie di McCain, condotto da un giornalista scelto proprio perché non politico (un altro outsider), spinge al limite del paradosso il rapporto fra osservazione e realtà:

John McCain non sarà altro che questo: un’unica faccia esterna, scomposta e diffratta da così tante lenti che alla fine di uomini da vedere ce n’è più di uno. […] il fatto che lui sia davvero “reale” dipende meno da ciò che c’è nel suo cuore che da ciò che c’è nel vostro.**

David Foster Wallace è stato scrittore e accademico statunitense, morto suicida nel 2008: aveva poco più di quarant’anni. La quarta di copertina di Considera l’aragosta riporta un giudizio di Zadie Smith che, oltre a suggellare una lettura, invita a molte altre: «Wallace ha semplicemente il genere di cervello che viene voglia di frequentare. Fidatevi.»

Adriano Cecconi


* David Foster Wallace, Considera l’aragosta, Torino, Einaudi, 2006, p. 25, n. 18.
**Ivi, p. 262.

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