Lo strano canone italiano: una lotta di classe tra critici e lettori

Perché è così difficile individuare dei “giganti” tra gli scrittori italiani viventi?
La letteratura italiana contemporanea è davvero inferiore a quella del passato?

Di recente sono capitato a parlare con una studentessa argentina che si trova in Italia per approfondire la conoscenza della nostra letteratura. Mi ha raccontato che a Buenos Aires aveva studiato i grandi del Novecento, ma l’arcipelago della letteratura italiana presente le era del tutto ignoto, e dunque mi ha chiesto dei consigli di lettura.
Quali autori potevo suggerire a una ragazza straniera che non avesse idea dello stato attuale della letteratura italiana? Ci volevano pochi nomi autorevoli che potessero essere veramente rappresentativi; delle opere che fossero ritenute dei classici contemporanei. Avevo una responsabilità e mi sono scoperto spiazzato: risponderle svelava una difficoltà inaspettata.  Continua a leggere

“Dire quasi la stessa cosa” di Umberto Eco, ovvero cosa significa tradurre

Dire quasi la stessa cosa – Umberto Eco
(Bompiani)

61dp1ykl1tlPare che non sia facile definire la traduzione. Sul Vocabolario della lingua italiana edito da Treccani trovo ‘l’azione, l’operazione o l’attività di tradurre da una lingua a un’altra un testo scritto o anche orale’, definizione alquanto tutologica che non si rivela più perspicua se passo al lemma tradurre: ‘volgere in un’altra lingua, diversa da quella originaria, un testo scritto o orale’”.

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Umberto Eco racconta una “Storia delle terre e dei luoghi leggendari”

Storia delle terre e dei luoghi leggendari – Umberto Eco
(Bompiani)

9788845273926_0_0_702_75Tanti sono i viaggi possibili intorno al mondo e forse ancora più numerosi quelli che si compiono mentre si legge, al punto che innumerevoli sono i posti inventati (o modificati radicalmente) all’interno di miti, leggende e romanzi di ogni epoca.

Storie delle terre e dei luoghi leggendari, uscito per Bompiani nel 2013 e firmato Umberto Eco, è uno dei tentativi più interessanti nel panorama internazionale dedicato ai luoghi letterari prettamente inventati, ovvero a quelli apparsi da qualche parte nero su bianco, che fosse nel Vecchio Testamento o nei manoscritti medievali.

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Guida dell’aspirante scrittore: tutti i segreti e retroscena dell’editoria per l’esordio

Tutto quello che c’è da sapere se volete esordire nel panorama letterario.
Intervista a Vanni Santoni, scrittore, editor di Tunué ed esperto di
esordi.

Poniamo il caso che siate degli aspiranti scrittori. Magari avete già scritto il vostro primo romanzo o lo state attualmente scrivendo. Innanzitutto sappiate che il sottoscritto è nella vostra stessa situazione e può ben capirvi: ambite a una pubblicazione con una casa editrice seria e possibilmente affermata; sognate di far parte del mondo della letteratura, di essere letti e apprezzati. Probabilmente avrete già fatto qualche tentativo, contattando alcune case editrici, ma non siete stati fortunati.
Bene, l’obiettivo di questo articolo è proprio quello di svelare tutto ciò che c’è da sapere sulla situazione dell’editoria in riferimento agli esordi, così che possiate avere tutti gli strumenti utili per poter perseguire consapevolmente la vostra ambizione: dall’invio di manoscritti alle scuole di scrittura, dai concorsi alle agenzie letterarie, fino al ruolo delle riviste culturali e dei blog.

Per farlo ci siamo rivolti a un grande esperto: Vanni Santoni, scrittore (Mondadori, Laterza, Feltrinelli, Voland, nonché tra i 12 finalisti al Premio Strega nel 2017), dal 2014 dirige la collana di narrativa di Tunué, che si è rivelata, nel plauso generale, una fucina di talenti. Continua a leggere

I 100 migliori libri italiani degli ultimi 200 anni

L’obiettivo di questa lista non è costituire un canone avere una pretesa che non sia semplicemente quella di dare consigli di lettura e invitare a conoscere la letteratura italiana in profondità, al di là dei soliti grandi nomi. Se è vero che Pirandello, Svevo o Leopardi hanno reso gloriosa la nostra letteratura, vero anche che un simile contributo è da attribuire a Manganelli come a Landolfi, alle opere di Bufalino come a quelle di Malaparte, ecc.

Vogliamo qui far scoprire a chi ancora non le conosce quelle grandi opere che eppure sono meno conosciute, rinomate e lette dai più, e che, come vedrete, si alternano ai capolavori senza tempo che noi tutti conosciamo. Infatti la presenza di alcuni titoli desterà probabilmente sorpresa in qualcuno. Alcune di esse hanno avuto un ruolo molto importante nel panorama letterario in cui sono apparse, ma oggi sono in gran parte dimenticate (si pensi a Il mulino del Po di Bacchelli, romanzo cardine di un autore stimatissimo nel primo Novecento, tanto da essere stato candidato più volte al Premio Nobel). 

Come criteri abbiamo cercato di coniugare: il giudizio della critica, l’importanza che l’opera ha avuto all’interno del clima culturale e sociale in cui è apparsa, la sua innovazione letteraria, il giudizio medio dei lettori, il prestigio di chi l’ha scritta, ecc. Sono stati inclusi solo prose narrative. Poesia, testi teatrali e saggi meriterebbero un discorso a parte.

L’ordine è rigorosamente cronologico e non di valutazione, sia per l’impossibilità (e la mancanza da parte nostra di volontà) di un ordinamento cardinale sia per dar un’idea del contesto e della successione in cui queste opere sono apparse.

 

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Opere fuori lista degne di menzione (in ordine cronologico) (anch’essa parziale)

  • A ciascuno il suo, Leonardo Sciascia 1966
  • Altri Libertini, Pier Vittorio Tondelli 1980
  • Atlante occidentale, Giovanni del Giudice 1985
  • Casa d’altri, Silvio D’Arzo 1952
  • Cinque storie ferraresi, Giorgio Bassani 1956
  • Giù la piazza non c’è nessuno, Dolores Prato 1980
  • Il bell’Antonio, Vitaliano Brancati 1949
  • Il clandestino, Mario Tobino 1962
  • Il disertore, Giuseppe Dessì 1961
  • Il fratello italiano, Giovanni Arpino 1980
  • Il garofano rosso, Elio Vittorini 1948
  • Il ponte della Ghisolfa, Giovanni Testori, 1956
  • Il re di Girgenti, Andrea Camilleri 2001
  • Io venìa pien d’angoscia a rimirarti, Michele Mari 1990
  • L’esclusa, Luigi Pirandello
  • L’innocente, Gabriele D’Annunzio 1892
  • L’ora di tutti, Maria Corti 1962
  • La grande sera, Giuseppe Pontiggia 1989
  • La lunga vita di Marianna Ucrìa, Dacia Maraini 1990
  • La penombra che abbiamo attraversato, Lalla Romano 1964
  • Le cosmicomiche, Italo Calvino 1965
  • Le quattro ragazze Wieselberger, Fausta Cialente 1976
  • Le stelle fredde, Guido Piovene 1970
  • Lettere da Capri, Mario Soldati 1954
  • Materada, Fulvio Tomizza 1960
  • Menzogna e sortilegio, Elsa Morante  1948
  • Metello, Vasco Pratolini 1955
  • Narrate, uomini, la vostra storia, Alberto Savinio 1942
  • Narratori delle pianure, Gianni Celati 1985
  • Nascita e morte della massaia, Paola Masino 1945
  • Pane e vino, Ignazio Silone 1955
  • Rubé, Giuseppe Antonio Borgese 1921
  • Stella mattutina, Ada Negri 1921
  • Trionfo della morte, Gabriele D’Annunzio 1894
  • Troppi paradisi, Walter Siti 2006
  • Un anno sull’altipiano, Emilio Lussu 1938
  • Un uomo finito, Giovanni Papini 1913
  • Una vita, Italo Svevo 1892
  • Vita nei campi, Giovanni Verga 1897
  • Zebio Còtal, Guido Cavani 1961

Ultima intervista a Umberto Eco. Cosa pensa della sua morte?

Quando il professor Eco mi appare in lontananza, diretto verso di noi, la prima cosa che mi salta all’occhio di lui è il borsalino nero di feltro che da sempre ha portato con stile. Se lo tocca in segno di saluto quando ormai mi è di fronte. Gli stringo la mano, con l’emozione che vi sarà chiara, e lo osservo appoggiare sulla poltrona i libri che teneva sottobraccio, per potersi levare il soprabito. Tra le labbra se ne stava spento un sigaro, tenuto con evidente indifferenza, quasi che in realtà non ci fosse. Aggancia il cappotto all’appendiabiti e finalmente si accomoda. In piedi in sua attesa, lo seguo e mi siedo anch’io.

Per un attimo dimentico tutto quello che avevo da dire e resto a fissare il suo gilet cardato color mogano, da cui spunta una cravatta regimental intorno al collo d’una camicia azzurra, e a completare, una giacca kaki in lana resca.

È chiaro che intuisce il mio impaccio, mi sorride, prende il sigaro tra le dita e allora parla lui, per primo. Continua a leggere

Come inizia, come finisce: Addio a Umberto Eco

La notizia della morte di Umberto Eco, ieri 19 febbraio 2016, è stata profondamente sconvolgente. Non solo per la perdita di una voce acuta e quasi onnisciente sui fatti del mondo, non solo per il rimpianto di non poter leggere altre sue parole, di non poter vantare tra i talenti italiani viventi il suo illustre nome, ma soprattutto perché il suo occhio sempre aperto e critico sul mondo, il suo aspetto composto e attento nonostante gli ottantaquattro anni di età fornivano l’illusione che l’Arte e la Cultura fossero, in un certo qual modo, immortali.  Continua a leggere