Dio nella macchina: La fabbrica dell’Assoluto di Karel Čapek

La fabbrica dell’Assoluto, Karel Čapek
(Voland, 2020 – a cura di Giuseppe Dierna)


assolutoA buona ragione, lo scrittore, giornalista e drammaturgo Karel Čapek viene tutt’oggi considerato uno degli autori cechi più importanti della prima metà del Novecento. Dopo l’opera teatrale R.U.R. (1920-21), in cui compare per la prima volta il fortunato termine robot (dal ceco robota, che significa ‘lavoro forzato’), Čapek torna a trattare la fantascienza con La fabbrica dell’Assoluto (Voland, 2020), uscito prima a puntate su rivista e poi in volume nel 1922 col sottotitolo di Romanzo-feuilleton.

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La distopia siamo noi

Il passato e il presente delle distopie, tra realtà e letteratura

Quando alcuni scrittori, sin dal primo Novecento, iniziarono a concepire il luogo cattivo della letteratura, quale esito della depravazione e corruzione a cui l’umanità sembrava condannata, il futuro appariva indubbiamente una promessa enigmatica quanto drammatica. Quel futuro è già oggi, è il nostro presente se non il nostro passato – lontano è ormai il 1984 – e a ben guardarci intorno, con attenzione, possiamo notare ciò che a primo acchito non ci appare: che il luogo cattivo si annida ovunque intorno a noi, in ogni angolo, in ogni speranza, nascosto in agguato da qualunque direzione.
Viviamo nella “società del rischio”[1], siamo la generazione che, parafrasando Bauman, più di tutte fa esperienza di un eccessivo – quanto immotivato – senso di insicurezza ogni giorno[2]. E vien facile capire quant’è naturale che la distopia proliferi così tanto nella produzione artistica: dalla letteratura al cinema e alla televisione, dall’illustrazione ai videogiochi. Perché tutto oggi è distopia. La distopia siamo noi. Continua a leggere

Vinpeel degli orizzonti: un’utopia moderna sul diritto di sognare

Vinpeel degli orizzonti, Peppe Millanta
(NEO, dicembre 2017)

sssLa prima cosa che mi ha colpito di questo libro è stata la sua copertina: le mongolfiere in un cielo verde promettevano un’esperienza oltre la realtà, verso orizzonti dove l’impossibile diventa possibile, dove si può essere liberi di volare tra le nuvole, come in un sogno, leggeri, lontani finalmente dalle pressioni della vita.
La seconda cosa che mi ha colpito è stato il titolo, che ribadiva le stesse promesse della copertina. Vinpeel, poi. Un nome così non può che lasciar presagire qualsiasi avventura.
Devo dire che nessuna di queste promesse è stata disattesa dalla lettura, una lettura piacevolissima, che tiene incollati alla pagina. Continua a leggere