Vinpeel degli orizzonti: un’utopia moderna sul diritto di sognare

Vinpeel degli orizzonti, Peppe Millanta
(NEO, dicembre 2017)

sssLa prima cosa che mi ha colpito di questo libro è stata la sua copertina: le mongolfiere in un cielo verde promettevano un’esperienza oltre la realtà, verso orizzonti dove l’impossibile diventa possibile, dove si può essere liberi di volare tra le nuvole, come in un sogno, leggeri, lontani finalmente dalle pressioni della vita.
La seconda cosa che mi ha colpito è stato il titolo, che ribadiva le stesse promesse della copertina. Vinpeel, poi. Un nome così non può che lasciar presagire qualsiasi avventura.
Devo dire che nessuna di queste promesse è stata disattesa dalla lettura, una lettura piacevolissima, che tiene incollati alla pagina.

Vinpeel è un ragazzino con un’età imprecisata, che svolge la sua esistenza nel piccolo villaggio di Dinterbil, dove la gente vive senza pretese e si pratica il lancio del nano. Lavora alla bislacca Locanba Biton, serve zuppe a domicilio, e confessa i suoi peccati a Padre Earl anche tre volte al giorno, per paura dell’Apocalisse. Per amico ha Doan, che alcuni vedono e altri no, e che gli adulti intimano a Vinpeel di non frequentare. Con Doan, Vinpeel cerca le nuvole, anzi, una nuvola in particolare, e per capire quale sia, ne cercano la forma tra le parole di un vocabolario. Insieme sono affascinati dall’Altrovea dispetto di quanto tutti gli adulti ripetono: Non c’è nulla oltre Dinterbil. Ma Vinpeel non ci crede, ha visto delle luci oltre il mare, le luci di un altro mondo. E se un altro mondo c’è, bisogna raggiungerlo.

Anche Ned Bundy, il padre di Vinpeel, guarda il mare. Lo contempla e si chiude nel suo mistero, quasi non esistesse altro per lui al mondo. Al mare affida ogni sera un messaggio, chiuso in una bottiglia. Vinpeel non riesce a parlare con lui, e quella mancanza di rapporto gli dà molto a soffrire. E allora, quando Ned lascia la spiaggia nottetempo, lui ci resta ancora un po’ e confessa alle conchiglie tutto ciò che vorrebbe confessare a suo padre, consapevole che un giorno le sue parole arriveranno a lui.

La vita di Vinpeel e dell’intera Dinterbil viene scossa dall’arrivo Mune, una bambina che giunge all’improvviso non si sa da dove, forse piovuta dal cielo. Non parla, non sorride, resta chiusa nella stanza della famiglia che l’accudisce, senza voler avere contatti con nessuno. Fino a quando Vinpeel riesce a farla parlare, e le promette di insegnarle il significato delle emozioni e il modo corretto per distinguerle. Per riuscirci, scrive per lei delle definizioni, come in un vocabolario.

“Nostalgia”
è quando sei sicuro di avere una cosa a cui tieni
dentro una tasca,
ma quando ci infili una mano non la trovi più.

“Gioia”
è quella cosa che non c’è tempo di spiegare,
perché non ne va sprecato un solo istante.

Presto a Vinpeel, Doan e Mune si unisce anche Krisheb, un ragazzino che tutta Dinterbil definisce strano e pericoloso, e da cui gli adulti invitano i ragazzi a stare alla larga. Krisheb ha perso la prima gamba, quella vera, in un tentativo di fuggire da Dinterbil con una macchina di sua invenzione; la seconda gamba, quella di legno, è stata presa dal mare, e anche lui lo ammira ogni giorno, in attesa che gliela restituisse. Insieme i quattro ragazzi decidono di andare alla ricerca dei loro sogni, lontano da Dinterbil, dove sognare non è ammesso.

Vinpeel degli orizzonti è insieme romanzo d’avventura e di formazione, utopia moderna, fiaba per adulti, originalissimo anche nella struttura – a intervallare le parti ci sono degli intermezzi in cui seguiamo le stravaganti avventure della gamba di legno di Krisheb in giro per il mondo.
Una storia calda, avvincente, genuina, che, come un apologo, è lo specchio fantastico della nostra realtà, in cui tutte le speranze sono svanite, e senza di esse non c’è felicità, solo rinuncia. Questo, infatti, capita agli abitanti di Dinterbil, che hanno ormai rinunciato a cercare il proprio altrove, che non riescono più a sorridere, che hanno dismesso i loro sogni.

Ma i più giovani, invece, non si arrendono al disfattismo dei più grandi e rivendicano il proprio diritto a sognare; contrappongono alla loro cecità la propria fantasia visionaria. Capiscono che Diterbil non è il mondo intero, ma solo una sua minima parte, come la caverna platoniana da cui uscire per ammirare la vastità dell’esistente. Sono consapevoli altresì della difficoltà, della dolorosità di lasciare la propria casa, il proprio paese, ma devono farlo anche se tutto e tutti oppongono resistenza, perché un Altrove esiste.

Peppe Millanta ha scritto un storia che dà speranza, dolce, fantastica, poetica insieme, sul diritto e sul bisogno di ognuno di noi, grande o piccolo, di continuare a sognare.

– Giuseppe Rizzi –

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