I peggiori incubi ortografici ripercorsi in tre racconti più una nota di lettura

Il punto esclamativo e altri incubi ortografici – Čechov, Tarchetti, De Marchi
(EDB)

cechov

Sarebbe impossibile annoverare tutte le sviste ortografiche di cui ci si rende responsabili nel corso della propria esistenza, così come diventerebbe quasi infinita la lista di scrittori che hanno dedicato parte della loro produzione a storie ispirate ad errori grammaticali.

Il saggio Il punto esclamativo e altri incubi ortografici, edito nel settembre 2017 da EDB, tenta in ogni caso una cernita esemplificativa e intelligente di come certi segni di interpunzione, certe lettere dell’alfabeto e certe regole prescrittive abbiano delle conseguenze concrete sulla vita di personaggi fittizi e di individui in carne e ossa. Per riuscirci, vengono proposte in successione tre storie brevi di tre celebri letterati: Anton Čechov, Iginio Ugo Tarchetti e Emilio De Marchi.

cechov_def_defIl primo racconto è Il punto esclamativo e ha per protagonista Perekladin, uno scrivano che la notte di Natale si ritrova a rimuginare nel proprio letto su una sgradevole conversazione avuta al lavoro il giorno prima. Un giovanotto lo ha infatti quasi accusato di non meritare la sua posizione, dal momento che non aveva studiato a sufficienza da utilizzare la punteggiatura in maniera consapevole: si limitava a inserire virgole e punti in modo meccanico, ma senza raziocinio, quando il Paese avrebbe avuto bisogno di impiegati meglio istruiti. Come in tutte le vicende narrate da Čechov, una conversazione quasi banale e provocatoria come questa porta a un dramma interiore dall’epilogo sorprendente.

Il secondo racconto, invece, s’intitola La lettera U ed è la biografia di un uomo ossessionato dalla vista e dal suono di questa vocale, al punto da detestare il proprio nome, quello del maestro elementare e quello delle due donne che ama nella vita. Il suo odio lo porta a confrontarsi con numerose sventure impreviste, fra le quali l’interdizione a continuare gli studi, un quasi-matrimonio con una donna i cui quattro nomi di battesimo contengono tutti una “u” e l’internamento in manicomio.

emilio_de_marchiIl terzo, infine, è Regi impiegati, che viene costruito attraverso uno scambio di corrispondenze fra il Regio Ufficio Postale di Castagnazzo e la Direzione Provinciale delle Regie Poste: oggetto delle lettere è la richiesta di autorizzare dei gatti a sbarazzarsi dei topi che mangiucchiano nell’ufficio lettere, buste, cartoline e quant’altro. Per una serie di incomprensioni e di errori fra maiuscole e minuscole, Gatti e Ratti diventano dei cognomi e la soluzione al problema si fa quasi impossibile da trovare, una volta che la matassa s’imbroglia sempre di più.

Attraverso tali avventure, volutamente ai limiti dell’inverosimile e caratterizzate da un umorismo quasi pirandelliano, il curatore Roberto Alessandrini suggerisce una riflessione interessante sulla natura dell’errore e sui suoi effetti, sottolineando che, se da un lato porta in maniera inevitabile a fastidi e malintesi, è pur vero che diventa anche una sorta di “marca di riconoscimento” fra gruppi sociali o addirittura linguistici e uno spunto originale in letteratura per la costruzione di storie satiriche e assurde, che il più delle volte fungono da importante strumento di denuncia – o quantomeno di sensibilizzazione.

tarchettiFine ultimo della nota di lettura proposta nel volume è, comunque, non tanto quella di notare tout court gli errori del quotidiano e gli errori a cui si rifanno certi intellettuali, quanto piuttosto quella di proporre un ammonimento: se è indispensabile “fare buon uso dei nostri errori e correggerli con scrupolo”, è altrettanto importante “evitare di trasformare il linguaggio e le sue regole in frontiere invalicabili ed escludenti”. Un messaggio-chiave per la contemporaneità.

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