Alla ricerca del tempo per leggere

Non ho più il tempo per leggere.  Per l’ennesima volta nell’arco di pochi mesi ne sono estremamente sicura e, per l’ennesima volta nell’arco di pochi mesi, mi sbaglio. È naturale che io abbia il tempo per leggere, o, più probabilmente, non l’ho mai avuto.

Sono sempre stata una lettrice accanita ma quando la gente mi chiede dove io trovi il tempo per tutti i libri che mi porto dietro in continuazione non so mai cosa rispondere: li leggo e basta, non ho mai pensato all’effettivamente enorme quantità di ore che io impiego nella lettura. Le pagine scivolano via l’una dopo l’altra e ci sono momenti in cui è naturale per me tirare fuori un libro, non c’è neanche bisogno di pensarci.

Il tempo per leggere mi appare davanti, maestoso e ingombrante, solo quando non lo trovo più e sono certa che non riuscirò a ripristinare la mia simbiosi con le pagine scritte com’era fino a poco tempo prima.

A volte, poi, mi sembra che parlare di questo tempo per la lettura sia una forzatura pretenziosa: d’altra parte leggere è un modo come un altro per scappare dalla realtà e immergersi nella storia di qualcun altro; se fossi un’appassionata di cinema o di sport sarei disperata se non trovassi il tempo di vedere film o di andare in palestra.

In fondo, però, non ci credo neanche io: la differenza tra il tempo per leggere e quello per qualsiasi altra attività è che il tempo per la lettura può essere rubato, nascosto, spizzicato e ritagliato molto più facilmente che in tutti gli altri casi.

La maggior parte dei mattoni da più di 500 pagine della mia carriera di lettrice sono stati divorati tra una pausa dallo studio e l’altra, con la promessa che, per ogni dieci pagine studiate, avrei letto un capitolo. Ho letto alcune pagine su treni affollatissimi, faticando per creare uno spazio per me e per il mio libro, e ho perso il conto delle ore di sonno perse perché una storia era semplicemente troppo avvincente e non potevo andare a dormire prima di averne letto un altro pezzetto.

La lettura non ha bisogno di ore di tempo libero o di una accurata preparazione e per questo, per me, avere il tempo di leggere vuol dire un po’ avere il tempo di respirare. Quando ho tempo di leggere, sono abbastanza tranquilla da poter rubare istanti a tutto il resto, non mi importa di arrivar tardi a lezione o di svegliarmi con le occhiaie.

Avere il tempo per leggere vuol dire avere il tempo di distrarmi, di stupirmi, di essere in ritardo: non potrei essere più d’accordo con Pennac quando afferma che il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.

Ecco perché l’idea di aver perso il tempo per leggere mi fa disperare: ho bisogno di ritrovarlo per assicurarmi che la mia vita abbia il giusto ritmo, che ci siano nei punti giusti degli spiragli verso mondi inesplorati e avventure non programmate.

Devo ritrovare il tempo per leggere perché la vita ha bisogno di arieggiare e io non conosco altro modo per farlo che aprire un libro e dimenticarmi del mondo.

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