L’Arabia autentica e poetica dei romanzi di Abodehman

La cintura, Ahmed Abodehman
ovvero breve riflessione su quanto c’è da imparare da autori ‘lontani’

La lettura di questo libro è capitata per caso. Vagavo per il dedalo di scaffali della mia biblioteca di fiducia e per caso il nome dell’autore sul dorso del piccolo volume, sul ripiano di fronte ai miei occhi, ha attirato la mia attenzione: Ahmed Abodehman.

Il nome, per così dire esotico, lasciava ben sperare la mia insaziabile curiosità di sempre 41jJUfEfARL._BO1,204,203,200_nuovi orizzonti letterari e la mia caccia permanente di autori di nazionalità poco o mai prese in considerazione: paesi mediorientali, africani, caraibici, asiatici, così da scoprire nuove culture lontano dalla nostra occidentale, visitare posti lontani e insoliti attraverso la lettura. Sembra retorica spicciola, ma ora che racconto cosa in questo piccolo libro ho trovato saprete capire.

L’autore si è rivelato provenire dall’Arabia Saudita, ottimo! ho pensato. Ma ancor più interessante è stato scoprire che egli appartiene a una tribù qahtani, nato e cresciuto in un povero, isolato e rurale villaggio nel remoto sud del deserto saudita. Proprio della sua tribù, delle sue origini e del suo villaggio parlava il romanzo, “La cintura”.

Ed ecco che dalle prime pagine mi ritrovo catapultato in una atmosfera fuori dal tempo, che l’autore recupera dai ricordi della sua infanzia. La vita del giovane protagonista – probabilmente l’autore stesso – viene descritta in tutti i suoi dettagli quotidiani quasi con occhio antropologico ed etnologico: le credenze, le superstizioni, l’educazione religiosa, la miseria della vita nei campi, la generosità di povera gente che non ha nulla ma è pronta a condividere il suo nulla con chi è in difficoltà.

Si sarà forse intuito, non c’è una trama elaborata né un vero e proprio intreccio; bensì è un racconto breve (poco più di cento pagine) ma lento e ricco di passione, sull’identità, sul ricordo, sul legame familiare, sulla crescita e sulla separazione, tutti aspetti osservati e indagati dall’autore con occhio poetico attraverso episodi della sua infanzia (come il momento solenne della circoncisione, solo per fare un esempio).

Dalla prospettiva del protagonista-narratore osserviamo in prima persona, quasi interiorizziamo, un modo di concepire la famiglia e il rapporto con gli altri, un sguardo da cui osservare il mondo, in generale un sistema simbolico e valoriale fortemente insoliti rispetto a quanto la nostra cultura ci ha abituati. Osservare e vivere in un microcosmo nel quale le norme sociali, i valori culturali, le virtù, le categorie mentali e quant’altro si mostrano inedite e peculiari ci offre una prospettiva nuova da cui osservare e interpretare la realtà; ci ricorda che, nella cultura e nella sfera sociale, e quindi nel mondo in sé, tutto è relativo e contingente. È scoperta, è arricchimento. E mai come in questo periodo storico c’è il bisogno di imparare a vedere il mondo da altre prospettive, dagli occhi e attraverso le esperienze altrui. La letteratura è maestra in questo.

Inoltre, aspetto che più di tutti colpisce è la visione poetica alla base del romanzo.
Come agli albori della cultura europea, come avveniva nella Grecia arcaica o nelle nostre realtà rurali non tanto lontane, il canto, la cultura orale sono il modo unico e prediletto di veicolare le informazioni, i ricordi, le storie, le legende e le tradizioni. Dalla narrazione percepiamo come la poesia sia ovunque, come in una sorta di panteismo laico e poetico. La poesia è importante, così come lo è il canto, che è parte fondamentale dell’identità e della vita quotidiana in famiglia e nel villaggio.

“E poiché il nostro è sicuramente il villaggio più vicino al cielo, le parole poetiche trovano qui il luogo ideale per rivelarsi e illuminare la terra. ‘Tutti noi siamo poesie,’ diceva mia madre, ‘gli alberi, le piante, i fiori, le rocce, l’acqua… Se ascolti bene le cose, puoi sentirle cantare’.
È così dacché i nostri antenati hanno arato il primo campo. Le loro voci si sono mescolate alla terra come un concime, e sono sicuro che tutte le ricchezze naturali sono il frutto di questa unione. I bambini nascono permeati di canti, che ne impregnano la pelle e restano incisi nei loro cuori. E coloro che seppelliamo si trasformano in canzoni.” (p. 38)

“Mia madre colmava tutto il mio essere di fuoco e di poesia.” (p. 53)

Un piccolo romanzo intenso e interessantissimo, che consiglio a chi come me cerca sempre nuovi mondi letterari, a chi vuole vivere sotto nuovo culture (la letteratura lo permette). E a costoro consiglio anche di cercare il catalogo della piccola casa editrice che ha pubblicato il romanzo, Epoché, una realtà bellissima e preziosa nel panorama editoriale italiano, che pubblicava in Italia opere inedite di autori mediorientali, caraibici, africani. Purtroppo, come ogni cosa bella, Epoché ha dovuto chiudere nel 2013. Tristissimo. Ma i suoi libri si possono ancora trovare nei remainders, nelle piattaforme di e-commerce online e nelle migliori biblioteche.

– Giuseppe Rizzi –

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