Scoprirsi padri e figli con Orhan Pamuk

La donna dai capelli rossi, Orhan Pamuk

Einaudi, 2017

Un pozzo ed una donna dai capelli rossi, queste le immagini che riaffiorano costantemente agli occhi di Cem: gli eventi correlati segneranno un punto di non ritorno per l’aspirante scrittore che la vita ha reso geologo e costruttore edile.Nel breve corso di un’estate la sua adolescenza subisce un  brusco scarto verso la La-donna-dai-capelli-rossi-covermaturità, colta al fianco di un mastro cavapozzi che gli fa scoprire sia la dolcezza di una figura paterna sia il sentimento di insofferenza e il desiderio di emancipazione che la accompagnano; ed assaporata nell’incontro con un’attrice del teatro del paese che schiude al protagonista la libertà e la responsabilità dell’età adulta.

Due avvenimenti il cui significato oscuro si insinua nella vita di Cem, scavando sordamente nella coscienza il pozzo del rimorso. La loro decifrazione diventa una costante, un’ossessione ed un’abitudine dell’ormai affermato costruttore edile in una Turchia che, in un percorso di crescita analogo a quello del personaggio, nell’incontro fra tradizione e modernità sembra aver perso i suoi punti di riferimento.

La narrazione del romanzo, dapprima lineare, va complicandosi in una molteplicità di punti di vista e di contraffazioni della voce narrante che pongono il problema del rapporto fra realtà e finzione: il legame molto intimo e personale che Cem instaura con alcuni libri nel tentativo di comprendere il senso del proprio agire innesca un meccanismo in cui la vita rischia pericolosamente di imitare l’arte; esso spinge il protagonista verso il proprio destino. In questa storia che imita i motivi ora della tragedia greca ora della leggenda popolare la finzione letteraria sconfina nel campo della realtà, incidendovi ferite profonde ma restituendo anche dignità e senso ad esistenze smarrite.

Il racconto di Pamuk segue le vicende dei suoi personaggi in un intersecarsi di strade dai percorsi paralleli, contrari, speculari che tuttavia convergono tutti verso un unico punto di incontro: l’enigmatica donna dai capelli rossi. A lei è affidato il monologo finale che stende il velo consolatorio dell’arte sul dolore degli uomini: se per diventare liberi individui è necessario uccidere, metaforicamente o no, il proprio padre, questa figura femminile sembra offrire se stessa, ed il romanzo che porta il suo nome, a lenimento del senso di colpa del narratore e, probabilmente, del lettore. Ma questa è un’altra storia.

(Adriano Cecconi)

 

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