I nemici della scrittura civile

carofigliobuono

Dopo La manomissione delle parole, il secondo tempo della riflessione linguistica di Gianrico Carofiglio: Con parole precise: breviario di scrittura civile. Un testo saggistico agile e piacevole edito da Laterza (2015) che mette a fuoco problematiche di grande impatto nella società contemporanea sommersa di informazioni più o meno attendibili: il peso delle parole e la responsabilità che ognuno al riguardo si assume, o dovrebbe assumersi.

Il deteriorarsi del complesso nell’oscuro e del lineare nel banale, così come la complicazione della semplice e la banalizzazione del difficile, sono i principali nemici di una scrittura civile: imprecisione e verbosità sono i loro profeti.

La scrittura è comunicazione e la comunicazione è elemento fondante della vita comunitaria. Il rapporto che stringe il primo e l’ultimo elemento di questo sistema è dunque molto stretto e dovrebbe essere riassunto con “responsabilità” e “onestà intellettuale”: «Le società vengono costruite […] su una premessa linguistica: sul fatto, cioè, che formulare un’affermazione comporti un impegno di verità e di correttezza nei confronti dei destinatari. Non osservare questo impegno mette in pericolo il primario contratto sociale di una comunità, cioè la fiducia in un linguaggio condiviso».

Queste argomentazioni, non originali di per sé, assumono valore per lo sforzo dell’autore nel percorrere la strada, tortuosa e affollata da figure di spicco quali Aristotele, Searle, Calvino, della linguistica con uno stile chiaro e preciso. Quella precisione che rende intuitivi concetti complessi senza banalizzarli, alla quale spesso il lettore reagisce con: «Questo lo sapevo già, mi mancavano solo le parole per dirlo». Un’affermazione che probabilmente vi ronzerà spesso nella testa se leggerete questo testo.

Le riflessioni teoriche vengono chiarite da un’ampia casistica di funambolismi linguistici, tratta dall’esperienza di magistrato e di senatore di Carofiglio, che segna il libro anche di note ironiche. Alle quali si aggiunge una sensazione vagamente dolceamara portata dall’analisi del linguaggio di alcuni attuali leader politici, analoga a quella che si prova quando ci viene spiegato il gioco di magia di un prestigiatore.

Le intenzioni dell’autore mirano a formare un pubblico meno ingenuo e più capace di leggere (o ascoltare) “fra le righe”. L’oscurità del linguaggio spesso può significare un senso di superiorità di chi emette il messaggio nei confronti di chi lo riceve; o peggio, la volontà precisa di non far capire. Ha in realtà lo stesso obbiettivo anche una narrazione che, volendo essere comprensibile ed avere larga audience, invece che semplice è semplificatoria.

In fin dei conti Con parole precise è un libro molto attuale e molto leggibile: in una società appesantita dal tentacolare linguaggio burocratico o spesso imbonita da quello politico, Carofiglio conduce un ragionamento di lingua e di stile in cui sembra risuonare una celebre battuta del Nanni Moretti di Palombella rossa: «Chi parla male, pensa male e vive male».

 

(Adriano Cecconi)

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