“Mary Lavelle”, il romanzo che nel ’36 scandalizzò due nazioni

Mary Lavelle, Kate O’Brien
(Fazi Editore)

Nel 1936 Kate O’ Brien, scrittrice già celebrate nel ‘31 grazie alla sua opera prima Without my cloak, dava alle stampe Mary Lavelle, l’appassionata avventura di unamarylavelle-obrien giovane governante irlandese nella Spagna del 1922.
Il romanzo, destinato ad essere censurato nel giro di pochi mesi sia in Spagna che in Irlanda, è stato recentemente riedito da Fazi Editore ed è al momento una delle poche opere dell’autrice facilmente reperibili in italiano.

Le prime cento pagine dell’opera rendono difficile comprendere il perché di una censura tanto severa: Mary Lavelle, ventunenne irlandese straordinariamente bella, parte per lavorare un anno come istitutrice in Spagna, nei Paesi Baschi, per scoprire il mondo e cercare se stessa prima di sposare il suo dolce e fin troppo premuroso fidanzato.
Gli occhi sprovveduti ma attenti di Mary guidano il lettore alla scoperta della cittadina in cui risiede, dei caratteri volubili e affettuosi delle ragazze che le sono affidate e dell’animo appassionato e insondabile della Spagna.
Kate O’ Brien stessa ha lavorato come istitutrice in Spagna negli anni ’20 e la sua esperienza personale emerge tra le righe nelle descrizioni estasiate e tormentate che riproducono nei dettagli le abitudini, i profumi e i rumori del Paese. La fragile, cattolica Mary finisce persino per essere irresistibilmente attratta dalla corrida, a scapito di ogni ragionevole previsione.

La prima parte dell’opera guida quindi il lettore nel mondo misterioso e pieno di contraddizioni di una istitutrice irlandese in terra di Spagna: negli anni Venti la professione è ormai in declino, destinata a scomparire ben presto, e la vita di Mary e delle sue compagne è ben lontana da quella di Jane Eyre e Agnes Grey. Le miss vengono descritte come creature spesso meschine, litigiose, pettegole, brutte e tremendamente sole: il loro è un mestiere di grande responsabilità ma che non garantisce loro nessuna autorità, né una rispettabile posizione sociale.

La modesta tragedia di queste donne, partite dall’Irlanda per insegnare l’inglese alle giovani spagnole, sfiora solo di passaggio l’avventura della protagonista, che non ha bisogno di lavorare per sostentarsi e vive il suo impiego come l’ultima possibilità di vedere il mondo prima di essere per sempre legata al suo fidanzato, ben pronto a rinchiuderlo in una gabbia dorata.

Mary Lavelle ha ventuno anni, non ha una cultura superiore né degli spiccati interessi politici o artistici, eppure appare decisa sulla pagina come un personaggio profondamente coraggioso, sia negli atti che nei sentimenti e nella prontezza a guardarsi dentro, studiarsi e accettarsi. Un modo di vivere nuovo e insolito per le giovani dell’epoca che porterà la protagonista a compiere delle scelte ardite.

È quando sulla scena compare Juanito, l’unico figlio maschio della famiglia per cui Mary lavora, che iniziano a diventare chiare le ragioni della censura subita dall’opera, che passa con fluida scioltezza da toni ottocenteschi e pudichi a una prosa febbrile e verbosa nel descrivere la passione che subito si innesca tra i due giovani.

Un po’ romanzo di formazione, un po’ rosa d’appendice, un po’ autobiografia, Mary Lavelle è soprattutto il manifesto di un mondo che cambia, sia dal punto di vista politico – diverse pagine sono dedicate al conflitto tra le idee politiche apertamente anarchiche di Juanito e la sua educazione cattolica e filomonarchica – che dal punto di vista sociale: tra le pagine più scandalose ci sono quelle che racchiudono una dichiarazione d’amore omosessuale.

Probabilmente la carica rivoluzionaria più scandalosa del personaggio di Mary è il fatto che non viene mai descritta come una ragazza priva di morale e sguaiata: il romanzo di Kate O’ Brien ha mostrato a due nazioni che nel mondo che iniziava a forgiarsi nella prima metà del Novecento una ragazza di buona famiglia e ottima educazione aveva gli strumenti per gestire la sua vita e valutare le proprie scelte senza l’ausilio di un uomo, dei costumi o delle consuetudini. Per questo è stato censurato, e per questo ha ancora oggi tanto da raccontarci.

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