La possibilità di un’epica contemporanea in Roberto Bolaño

Il titolo di questo articolo è già di per sé alquanto comunicativo: perché Bolaño è il rappresentante di quella che io potrei definire un’epica contemporanea? In questo articolo cercherò di spiegarmi al meglio, seppur l’argomento mi porterebbe a parlare per giorni interi e qualcuno, alla fine, dovrebbe prendere un fucile e abbattermi. Per iniziare direi che è capitato, qualche settimana fa, che io mi sia imbattuta su youtube in una lezione, tenutasi nel 2016, di Nicola Lagioia per la Scuola Holden, inaugurando la serie di lezioni “Holden Classics” (questa è fortunatamente gratuita: la trovate qui). Questa lezione mi ha portato a cercare più materiale di ricerca, fino a quando mi sono imbattuta in un testo, a mio dire eccezionale, di Stefano Ercolino: “Il romanzo massimalista”, edito da Bompiani nel 2015. Queste due fonti principali mi hanno aiutata molto nello sviluppare una mia, piccola e personale, teoria su questo autore meraviglioso. La mia teoria è che Bolaño è riuscito a costruire un’epica contemporanea: un nuovo modo di concepire il romanzo e l’epica stessa. Vado a spiegarmi, che è meglio.

Chi ha letto anche poco di Bolaño avrà certamente notato la sua tendenza all’enciclopedismo, alla introduzione di una grande quantità di argomenti, la sua tendenza alla divagazione. Ed è proprio qui uno dei punti nodali della mia teoria: l’enciclopedismo nel romanzo moderno è l’espediente narrativo utilizzato per poter raccontare quante più sfaccettature possibili della realtà che ci circonda. Anche Pastorale Americana, giusto per fare un esempio estremamente lontano dal mondo di Bolaño, ha in sé questa caratteristica. Roth introduce argomenti tecnici e apparentemente inessenziali per rendere chiaro e tangibile il mondo che sta descrivendo: l’America, la società americana nella sua totalità. È una caratteristica dei grandi romanzi della nostra era: il tentativo di creare un affresco quanto più comprensivo possibile della nostra epoca. Ciò che rende Bolaño assolutamente unico è la sua abilità nel creare affreschi completi anche attraverso la frammentazione dello stesso affresco. Basti considerare Detective selvaggi per accorgersi di quanto frammentata la storia sia, pur mantenendo una grande unità, sostenuta proprio dal protagonista. Il frammento diventa il nodo unitario della storia, ogni monologo scritto all’interno del romanzo parla della stessa persona, ma aggiungendo una pennellata in più all’affresco, grazie alla visione privilegiata di ogni personaggio che parla dello stesso protagonista. La frammentarietà è il modo migliore che Bolaño ci ha donato per imitare la frammentarietà della vita umana, che in sé è una ma contiene cortocircuiti, interpretazioni, non si risolve mai con un solo sguardo.

Altro tassello fondamentale da tenere in considerazione quando si legge Bolaño è la digressione, inserita come perno narrativo attorno al quale i personaggi ruotano e fanno spesso ritorno. È come se Bolaño, attraverso la digressione nelle singole storie, avesse creato un numero tendente ad infinito di incipit di romanzi e storie, proprio come un vero e proprio universo dipinto. Se ci si pensa un attimo, l’epica introduce espedienti simili: non parlo semplicemente dell’ Iliade e l’ Odissea, ma basti pensare anche all’ Orlando Furioso e i Promessi Sposi. La quantità di digressioni e storie capillari è tale che, se per ognuna si volesse approfondire con una storia parallela, non si riuscirebbe a farlo in una vita intera.

Questo porta a dire che, se è vero che Bolaño ha creato un intero mondo entro il quale far vivere i suoi personaggi e farne nascere sempre di nuovi, è anche vero che i suoi romanzi sono governati dalla circolarità. Questo vale sia per 2666 che per Detective selvaggi, ma io punterei la luce soprattutto su quest’ultimo.

Auxilio Laucuture è una delle protagoniste dei monologhi della seconda parte di Detective selvaggi, che ha conosciuto il protagonista di questo romanzo, Arturo Belano (alter-ego quasi perfetto di Bolaño), quando lui era ancora giovanissimo. Ecco, questa stessa donna è la protagonista di uno dei romanzi brevi di Bolaño, Amuleto, forse uno dei più belli, pubblicato dopo l’uscita di Detective selvaggi. La circolarità è sovrana nella vita intellettuale di Roberto Bolaño. Nell’epica e nel mito la circolarità è una delle chiavi di lettura principali attraverso cui si giocano le storie: gli dei, gli eroi, i protagonisti sono più o meno sempre gli stessi, ma giocano ruoli sempre differenti, amano persone diverse, tradiscono amori differenti e così via. Così in Bolaño la rete che si viene a formare tra i personaggi sembra più che evidente. La differenza però è una, ed è fondamentale, forse quella che segna il vero spartiacque tra un’epica classica e quella che sto cercando di descrivere qui: nell’epica classica tutti i personaggi e le storie sono spesso legate ad un luogo specifico, un punto di andata che poi dovrà essere necessariamente un punto di ritorno. Il primo esempio che mi viene in mente, banalmente, è Ulisse. In Bolaño questo non accade: la rete è “cerebrale”, la formano la persone e sono sempre loro a creare i luoghi entro i quali mettere in scena le loro storie. Non è il luogo che crea i personaggi, ma l’inverso. Auxilio Laucuture, sia in Detective selvaggi che in Amuleto, fa diventare il bagno della facoltà di Lettere e Filosofia il perno centrale della sua storia e delle sue divagazioni narrative, ma quel bagno avrebbe potuto essere qualsiasi altro luogo. A far sì che quel luogo fosse così importante è stata Auxilio e nessun altro, non l’inverso.

In conclusione, vorrei riprendere un passaggio di Nicola Lagioia: nella sua lezione del 2016 ha detto una cosa a mio dire estremamente significativa ed esplicativa, che qui tento di parafrasare: “Sembra sempre che i romanzi di Bolaño siano stati scritti post-mortem, con una distanza intellettuale e storica abissale, tale che sembra quasi che a scrivere questi libri sia stato un fantasma”. Questo perché Bolaño, pur sviscerando spesso la sua storia personale all’interno dei suoi romanzi (il protagonista di Detective selvaggi è il suo alter-ego Arturo Belano e l’ater-ego del suo migliore amico: Ulises Lima), riesce comunque a raccontare qualcosa di più alto di una semplice serie di eventi personali. Attraverso di sé, Bolaño è riuscito a parlare della Storia, in maniera molto più assoluta di tanti altri autori.

Bolaño ha costruito una sua storia sudamericana con le proprie mitologie personali: grandi quantità di persone e storie che si intersecano e si ritrovano, sono interconnesse e costituiscono un mondo affrescato in continua espansione. Bolaño ha creato la sua epica quasi come fosse stata un’esigenza, come se tutte le storie che portava con sé non bastassero ad un solo romanzo, ma potessero contenere mille e più storie. Ho cercato di sviscerare in queste poche parole questa epica esigenza, ma ho la sensazione che non ci riuscirò mai fino in fondo, così come a Bolaño non è bastata una vita intera per finire il suo magnifico affresco sociale.

Clelia Attanasio

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