“All’ombra di Julius” – essere donna negli anni ’60

All’ombra di Julius, Elizabeth Jane Howard
(Fazi Editore, 2018 –  Trad. M. Francescon)

 

Una famiglia apparentemente rispettabile e solida, cinque personaggi che nascondono universi interi di sentimenti e sfaccettature caratteriali sotto una superficie esterna piatta e di facile interpretazione, una dimora in campagna dove riunirsi per mettere alla prova le proprie corazze in un’occasione di finto relax. Si tratta di una selezione di pochi elementi narrativi, utili a delineare i contorni più ampi della trama di All’ombra di Julius, ma non solo: ciascuno di questi elementi richiama alla mente una saga letteraria di recente successo, destinata a diventare presto anche un telefilm. Mi riferisco alla Saga dei Cazalet, dedicata alle vicende di una famiglia borghese nell’Inghilterra degli anni ’30-‘40, scritta e pubblicata dalla stessa autrice, Elizabeth Jane Howard.

La sua letteratura ha un’impronta chiara e personale, perfettamente definibile nelle tematiche ricorrenti, nello stile sempre fluido e accattivante, e nella struttura narrativa che tende a privilegiare un costante alternarsi di introspezioni e colpi di scena. Sicuramente il panorama delle fiction – letterarie, certo, ma anche televisive – ha visto emergere numerosi altri esempi di saghe familiari dai connotati più o meno simili, ma la Howard riesce comunque a brillare.

41s-D-pS0bLAll’ombra di Julius è stato pubblicato originariamente nel 1965, con ben 23 anni di anticipo sull’uscita in Inghilterra del primo volume della Saga dei Cazalet. In Italia si tratta invece di una lettura recente, tradotta per Fazi Editore da Manuela Francescon – a cui dobbiamo le versioni italiane anche di tutti gli altri libri della Howard – e pubblicata solo nell’aprile del 2018. Si torna quindi indietro nel tempo in un romanzo che racconta la sua contemporaneità in un epoca per noi ormai lontana: i fulgidi anni ’60 nella vivace Inghilterra, narrata attraverso la prospettiva di una donna la cui mentalità oscilla con incertezza tra un conservatorismo involontario e un progressismo ammirevole.

Al centro della vicenda emergono con forza tre figure femminili, sole, autonome e fiere. Alla veneranda età di 27 anni, Emma non solo non ha mai avuto una relazione con un uomo, ma non è intenzionata a cercarsi un partito, nonostante la fantasia del matrimonio rappresenti comunque un’ideale positivo. Lavora nella casa editrice un tempo appartenuta al padre e vive con sua sorella Cressy, dieci anni più grande di lei. Cressy, diminutivo di Cressida, ha sposato un soldato caduto in battaglia appena un anno dopo il matrimonio, e da quel momento ha cercato l’amore in un’infinità di uomini, per lo più sposati. La sua vita si compone essenzialmente di musica, cuori spezzati e sesso. E poi c’è Esme, la loro madre, 58 anni, donna appassionata e orgogliosa. La sua vita amorosa e sessuale si è interrotta con la morte del marito, che ha segnato anche la fine della relazione extraconiugale con Felix, l’unico uomo che abbia mai davvero amato.

Dietro queste tre donne si cela però l’ombra di un uomo, Julius: marito di Esme e padre di Cressy ed Emma, morto in guerra in un’impresa volontaria semi-suicida che lo rende al tempo stesso un eroe per la patria e un traditore per la famiglia, abbandonata al suo destino. La sua assenza costituisce contemporaneamente il punto di partenza da cui si dipana l’intreccio narrativo e la sua degna conclusione.

Julius non è comunque l’unica figura maschile a ricoprire un ruolo importante nel romanzo: la sua presenza metaforica è quasi offuscata dai personaggi di Felix e Dan, l’ex-amante di Esme e un estraneo bizzarro e invasivo, invitati a trascorrere un poco sereno week-end nella tenuta di campagna delle protagoniste. In tre soli giorni questi due personaggi sono in grado di rivoluzionare le vite di Esme, Cressy ed Emma, con una naturalezza quasi disinvolta.

Quel che traspare dall’articolata vicenda di tre donne sole e indipendenti è infatti un’ambigua e discutibile certezza: per mettere in ordine la propria vita, ciascuna di loro ha assoluto bisogno di un uomo. Al di là delle prospettive spesso disilluse sul matrimonio e nonostante le vite sessuali sregolate o assenti, le protagoniste aspirano comunque all’amore, e l’amore dovrebbe essere consacrato ufficialmente – per il bene sociale delle donne, non per un’illusoria associazione bilaterale amore-matrimonio. Un sentimento complesso e sfaccettato in nome del quale Esme, Cressy ed Emma si riducono ad accettare forse troppi compromessi e a concedere il perdono anche nelle situazioni più difficili.

Quello che potrebbe sembrare un limite, costituisce invece un vero e proprio pregio del romanzo, in nome della sua rispettabile coerenza. La Howard ha raccontato il mondo alto-borghese in cui è cresciuta, con gli occhi di una donna degli anni ’60 (40 anni, sposata, ricca), in un ritratto storico genuino e intrigante per la sua involontaria ambiguità.

Dalla stessa prospettiva bisogna interpretare anche le riflessioni dell’autrice sulla guerra e sui suoi eroi. Uno dei temi più intensi del romanzo è rappresentato dal rapporto che intercorre tra il bene dell’umanità e il bene dei singoli uomini. L’esempio più emblematico è rappresentato da Julius, eroe di guerra che ha sacrificato il bene suo e della sua famiglia per aiutare l’umanità in un gesto glorioso e folle. Ha ottenuto poco e perso molto, ma sarebbe forse stato meglio rinunciare, limitandosi a vivere nel proprio piccolo mondo, al di là della storia e dei suoi tormenti?

I drammi storici e i drammi personali diventano in quest’opera due realtà distinte ma costantemente intrecciate, dove i singoli personaggi decidono sulla base della propria personale biografia a quale sfera tenere di più, quale universo merita maggiore attenzione. E’ meglio lavorare nel sociale o dedicarsi alla musica? Salvare vite in Corea o costruirsi una famiglia in Inghilterra? Lottare per la patria o per rimettere in piedi un rapporto coniugale? Il lettore ha il diritto di scegliere la risposta che più gli aggrada, come si sono ritrovati a fare tutti i vari personaggi che animano il romanzo, accettandone però le inevitabili implicazioni.

Dietro una narrativa d’intrattenimento apparentemente circoscritta alle vicende sentimentali di una manciata di personaggi, l’opera della Howard cela tematiche e sfumature intriganti, intense e affascinanti. Lo stile è fluido e godibile, le svolte della trama sono spesso inaspettate e i personaggi complessi, ben delineati e interessanti. In altre parole, una lettura consigliata.

(di Anja Boato)

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